Quest’anno ad aprire la ventottesima edizione del Far East Film Festival di Udine vi è il nuovo lavoro di Anthony Chen, We are all strangers.
Il film ha vinto la menzione speciale come migliore sceneggiatura.
Si tratta di un film che parla di famiglia non tradizionale, la famiglia che ci costruiamo nel corso della vita. Troviamo un padre e un figlio, entrambi si trovano una compagna e si sposano; da quel momento dovranno quindi trovarsi a cambiare equilibri e modo di vivere la loro quotidianità assieme.
A fare da cornice a questa duplice storia vi è la città di Singapore; con una sapiente regia, quella di Anthony Chen. Un intreccio di vite e di emozioni.
L’intervista con:
Anthony Chen (regista)
Yeo Yann Yann (interprete di Bee Hwa)
- Da dove è partita l’idea di questo progetto?
Anthony Chen: Ho avuto le prime idee di questo progetto quando stavo lavorando al mio secondo film “Wet season”, l’ho pensato come un continuato di quel progetto. Yann Yann era presente anche in quell’opera e ci eravamo trovati bene a lavorare assieme già all’epoca. Volevo continuare un lavoro di crescita, il protagonista del primo lavoro aveva undici anni, poi quello successivo 17, questo ne ha 21 … volevo creare quindi questa sorta di percorso che accompagnasse il percorso della crescita, quindi una persona da teenager a giovane adulto.
- Il personaggio di Bee Hwa è molto particolare, è una donna che fa diversi errori nella sua vita ma sempre in buona fede. Com’è stato interpretare questo personaggio? Quali aspetti ti hanno toccata maggiormente?
Yeo Yann Yann: penso sia la forza. La forza e la luce che riesce a portare dentro e a trasmettere agli altri. La sua forza d’animo è qualcosa che mi ha toccata molto attraverso le vicende che vive.
- Trovo molto interessante il cambio di prospettiva di Bee Hwa, quando si sposa all’inizio dorme separata dal marito invece quando lui si trova in fin di vita trova la forza per dormire abbracciata a lui in mezzo ai cavi nel letto d’ospedale. Com’è stato lavorare assieme ad Andi Lim?
Yeo Yann Yann: Abbiamo passato molto tempo assieme soprattutto al di fuori del set e dopo i momenti di prova collettiva del copione per conoscerci meglio. Abbiamo cenato molto assieme e parlato delle nostre vite, per creare un legame che fosse autentico al di là del lavoro sul film. Abbiamo quindi girato e poi, io non sapevo questo finchè non abbiamo presentato il film in anteprima a Berlino in occasione della Berlinale ho scoperto che quando è circondato da confusione etc entrà in panico allora cercavo di tranquillizzarlo e ogni tanto gli dicevo “I love you” per metterlo calmo e lo facevo sorridere un attimo. (ride) Ci siamo aiutati in molte circostanze durante questo progetto e penso che sia fondamentale quando fai questo tipo di lavoro, che ci si debba sostenere ed aiutare gli uni con gli altri.
Anthony Chen: Per lui, Andi Lim era un primo film, era abituato alla televisione ma non al mondo del cinema. Ha fatto più di vent’anni di televisione ma sempre con ruoli secondari. Questo è il suo primo ruolo da co protagonista. Mi ricordo il primo giorno di riprese è venuto da me e mi ha detto “Anthony sono così nervoso, ieri non ho dormito tutta la notte. Sono agitato di lavorare con tutti voi”. È stato molto bello.
- La chiusa del film è molto bella, vediamo questo vetro della sala colloqui della prigione che viene toccato con la manina dal bambino mentre Bee Hwa tocca dall’altro lato con la sua mano.
Anthony Chen: C’è da dire che durante le riprese i bambini sono stati diversi perché il film si articola in un arco temporale di tre anni … Il bambino finale, che svolge una scena cardine aveva 22 mesi ed è stato difficile fare quella scena. È stato quasi un incubo per Yann Yann perché ci sono volute più di 10 ore per realizzare lo shot finale. Oltre due giorni di riprese perché il bambino andava a distrarsi di continuo. (ride) Ma alla fine ce l’abbiamo fatta.
- Sono curiosa di capire la scelta delle musiche. In un altro momento chiave di sottofondo c’è la popolare canzone Dynamite dei BTS, l’ha inserita perché gli piaceva particolarmente?
Anthony Chen: Allora non sono particolarmente un fan, volevo soprattutto un film che parlasse di contemporaneità. Volevo creare un gap che fosse visibile anche nel sonoro tra la giovane coppia e la coppia più matura. Un momento di contrasto e di rottura tra la tradizione e la modernità che vediamo a più riprese durante il film. Anche lo stile delle riprese, ho preso inquadrature classiche ma anche degli split-screen. Volevo proprio questa storia di coming of age.
- Ho avuto l’impressione che sia un film che ci racconta anche la costruzione di una famiglia. Di come questi personaggi inizialmente siano ognuno incentrato su sé stesso e poi man mano diventino un’unità, una famiglia.
Anthony Chen: si è proprio così. La famiglia non è sempre quella dove tu vi nasci all’interno ma quella che ti trovi e ti costruisci durante la vita. Ci sono genitori che divorziano, che si sposano nuovamente. Diversi pezzi che arrivano e si vanno ad integrare. Non solo l’idea della famiglia tradizionale ma anche un gruppo di “strangers” che diventano poi una famiglia unita.
- Un ultima domanda, com’è stato aprire il Far East Film Festival?
Anthony Chen: non è la mia prima volta a Udine. Ero venuto come produttore e mi era piaciuto molto come festival. C’era un ottimo e c’è un ottimo pubblico, ho sentito tutti veramente appassionati e questo mi ha fatto molto molto piacere.
Yeo Yann Yann: Mi è piaciuto tantissimo. Ieri è stata la mia prima volta nella vita ad Udine e ho veramente apprezzato. La cosa che mi ha colpito di più è stato un momento durante la proiezione quando verso la fine del film ho visto un signore seduto vicino a me che si stava asciugando gli occhi con un fazzoletto mentre vedeva il finale del film. È stato un momento che mi è rimasto nel cuore e che mi porterò a casa come ricordo di quest’esperienza meravigliosa.
Messua Mazzetto


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