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Valter Mainetti è stato un allievo dello statista Aldo Moro, dal quale ha ricevuto degli insegnamenti profondi e toccanti. In seno a questa esperienza, ha voluto lanciare insieme ad altri allievi un messaggio per la cultura e la politica con un’opera edita da il Foglio Edizioni. Il libro è stato messo in vendita in allegato al ‘Foglio quotidiano’ il 16 dicembre.

All’interno del saggio sono raccolte con sagacia e profondo rispetto le memorie e i ricordi degli assistenti e degli studenti più vicini al grande statista, barbaramente ucciso dalle Brigate Rosse il 9 maggio 1978, dopo 55 giorni dal rapimento avvenuto il 16 marzo del 1978. Il corpo venne rinvenuto all’interno del bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Michelangelo Caetani, nel centro di Roma e, in particolare, nei pressi delle sedi nazionali della DC e del PCI.

Assieme allo statista morirono i due carabinieri, Oreste Leonardi e Domenico Ricci, e i tre poliziotti Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi che affiancavano l’auto di Moro, viaggiando nell’auto di scorta. Al momento dello scontro con i brigatisti, quattro agenti morirono sul colpo, mentre Francesco Zizzi spirò più tardi al Policlinico Gemelli. La stessa fine sarebbe toccata al politico della DC quasi tre mesi dopo.

Giorgio Caravale cura e introduce il libro ‘A lezione da Aldo Moro’

Lo storico Giorgio Caravale illumina il lato di Aldo Moro meno in evidenza, ossia in qualità di educatore e docente e, nondimeno, sottolinea la passione e l’energia che contraddistinse uno dei politici più autorevoli della Prima Repubblica italiana. Secondo Caravale l’università attuale ha perso il guizzo dialogico tra la società e la politica, lasciando posto a un luogo in cui prevale la burocrazia e una logica interna autoreferenziale. 

Per questo motivo sostiene che “Cultura e politica possono e devono ritrovare oggi un modo per incontrarsi di nuovo”. Il suggerimento arriva dagli insegnamenti dello statista italiano, il quale vedevo le università non come dei semplici luoghi di aggregazione e di studio, bensì delle comunità rifugio per i giovani da lasciare in eredità, laddove ognuno possa venire accolto e compreso. Una sorta di didattica umanitaria, così come soleva dire Moro nella sua espressione familiare, volta a diventare perlopiù un progetto educativo. 

Infatti, a chi fra gli studiosi dimostrava interesse per la carriera politica, o una certa sfrontatezza nell’ottenere una posizione autorevole, lo statista Aldo Moro suggeriva di creare prima una posizione professionale ben consolidata e, successivamente, di dedicarsi a inseguire le proprie ambizioni politiche. Il consiglio può suonare strano, eppure secondo Moro solo chi aveva un solido ancoraggio nella realtà lavorativa del paese poteva ambire a un punto di vista privilegiato, grazie al quale sondare in profondità le problematiche sociali. Nondimeno, un salvagente a cui affidarsi come forma di sostentamento.

Il sottotesto del messaggio non evidenzia l’assenza nella politica di uno statuto autonomo, poiché si tratta di un mestiere carico di un proprio linguaggio e di regole riconoscibili, vieppiù rappresenta un’attività che richiede una dose generosa di perseveranza e di fatica intellettuale e fisica per essere esercitata, in virtù di una propria dignità e sapienza.

Un libro attuale da acquistare per sé stessi e da regalare

Il libro “A lezione da Aldo Moro, ricordi e memorie dalle aule universitarie” edito da “Foglio Edizioni” e distribuito con “Il Foglio quotidiano” il 16  dicembre scorso è impreziosito dai contributi lasciati da chi ha conosciuto personalmente Aldo Moro. Pertanto, all’interno si possono leggere degli excursus evocati da Giorgio Balzoni, Giovanni Castelvecchio, Francesco Saverio Fortuna, Fortunato Nino Lazzaro, Valter Mainetti e Franco Tritto. 

Le parole raccolte nel volume e curate da Giorgio Caravale sono speculari all’attualità, in quanto l’esempio di collaborazione tra politica e università messa in rilievo da Aldo Moro, è segno ancora oggi e per sempre di uno strumento capace di far evolvere la società e di ampliare le capacità governative, laddove la politica trova terreno fertile per germogliare nelle comunità, entità costituite dalla popolazione. 

Inoltre, i contributi tracciano un tassello ulteriore alla storia biografica del politico della Democrazia Cristiana, così da rispondere a un interesse crescente negli ultimi decenni sulla storia della Prima Repubblica e il sequestro di Aldo Moro, in particolare.

Ricordando gli anni vissuti nella facoltà di Scienze Politiche dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, affiancati dallo statista sotto le vesti del docente, Valter Mainetti e gli altri studiosi restituiscono al pubblico una dimensione privata del politico, la quale si accavalla alla figura più mediatica e conosciuta del ‘Professore’.

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