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 Usa 1( di Giuseppe La Rosa )   Negli ultimi giorni sono stati diffusi i dati sull’economia statunitense. Secondo i risultati relativi al terzo trimestre il Prodotto Interno Lordo americano è cresciuto ben oltre le attese,   al 2,9%.

Dalle previsioni emergeva un aumento del 2,5%, e non sarebbe stata poco realistica una crescita più contenuta, tenendo conto che in questi anni la ripresa è stata lenta con il Pil che nei precedenti tre trimestri si è mantenuto al di sotto dell’1,5%.

Inoltre, malgrado la crescita del Pil, tra gli operatori altri indici creano qualche dubbio. In particolare il rallentamento dei consumi, la componente più  grande dell’economia statunitense stimata attorno al 70%.

I dati del Dipartimento del Commercio, infatti, mettono in luce un aumento della domanda interna più lento rispetto al trimestre precedente  (+2,1% contro il + 4,3%).

Risultati migliori, invece, per la bilancia commerciale che ha registrato un’accelerazione sia dell’esportazioni (+10%) sia delle importazioni, dati incoraggianti per il sostegno alla crescita globale. Anche se molti analisti rimangono perplessi al riguardo, in quanto il rafforzamento del dollaro di ottobre potrebbe rendere vano il recupero dell’ultimo trimestre dell’anno.

Secondo quanto dichiarato dall’economista di Wells Fargo Securities, Sam Bullard, “l’espansione dell’economia americana continua con solidità, ma senza fuochi d’artificio”. Intanto, gli analisti puntano su una crescita del 2,1% del Pil nell’ultimo trimestre del 2016.

Nonostante le incertezze da parte di molti osservatori, si tratta comunque dell’incremento maggiore dell’economia americana negli ultimi due anni e il dato emerge proprio in concomitanza con l’importante scadenza elettorale, a meno di una settimana dal voto per le presidenziali.

Se da un lato, quindi, troviamo l’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti (martedì 8 novembre), dall’altro molte sono le attese in merito ai provvedimenti della Federal Reserve, l’1 e il 2 novembre, per quanto riguarda il probabile aumento dei tassi. Rialzo che potrebbe arrivare subito o nell’ultimo summit dell’anno previsto per dicembre.

I dati contribuiscono a rafforzare l’idea di un futuro rialzo dei tassi da parte della Fed, con la probabilità di misure restrittive a dicembre salita ben oltre l’80%, secondo quanto diffuso dai Fed Funds Futures.

Restano, quindi, timori sul tempismo della prossima stretta monetaria, la seconda a quasi dieci anni dall’inizio della crisi dopo quella effettuata nel dicembre 2015.

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