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renzi6(di Salvatore Primiceri) – La partenza di Matteo Renzi a capo del governo italiano è stata piuttosto decisa. Il premier ha voluto subito far capire che non intende fare passi indietro sulle riforme, almeno su quelle che ha in mente. In particolare, Renzi sembra affascinato dai cambiamenti radicali, dall’abolizione del Senato a quella del CNEL.


In tema di abolizioni Renzi potrebbe quasi quasi compiere un passo storico, sempre che sia d’accordo.
Visto che la “ratio” dei suoi interventi è quella di rendere lo Stato più snello burocraticamente e quindi anche più economico, mi domando cosa aspetti il premier a compiere la rivoluzione epocale della liberalizzazione del diritto d’autore.
In poche parole: abolire la SIAE e consentire il mercato libero della proprietà intellettuale.
L’asuterity del governo Monti era riuscita clamorosamente ad inglobare un primo passo in questo senso, ovvero la liberalizzazione dei diritti connessi. In molti non avevano capito di cosa si trattasse e avevano esultato fraintendendo che il provvedimento riguardasse l’abolizione del monopolio della Siae sul diritto d’autore.
Invece, l’entusiasmo virale che si era scatenato, si dovette arrendere al fatto che la SIAE non era l’oggetto di quella liberalizzazione, bensì al massimo la SCF (la società consortile dei fonografici, che si occupava dei diritti connessi).
La SIAE da anni ha un bilancio disastroso in perdita. Nel 2010 fu commissariata dopo che alcune associazioni di categoria di autori e editori avevano dato l’allarme sul fatto che la perdita economica della SIAE sarebbe a breve diventata un nuovo caso Alitalia; una società che ha quindi mancato interventi di modernizzazione.
A fronte di un maggiore costo per gli autori e gli editori (per tutti, dai più grandi ai più piccoli), vantava la peggiore performance in termini di servizi e una maggiore lentezza nelle ripartizioni. SIAE registrava un debito verso gli associati autori e editori di circa 800 milioni di euro, una cifra   enorme se comparata con il debito che hanno le altre società europee.
Negli anni seguenti la situazione appare migliorata ma in realtà, come ben ci erudisce l’avvocato Guido Scorza, uno dei massimi esperti in materia, il bilancio viene “dopato” da alcuni introiti che non c’entrano a nulla col diritto d’autore.
La previsione di bilancio del 2014, ad esempio, prevede una perdita di 26 milioni di euro. Magicamente, però, la SIAE ripiana il debito grazie alle entrate degli interessi maturati dalla lentezza con cui redistribuisce i compensi da diritti d’autore verso gli stessi autori e editori associati.
Il bilancio di previsione SIAE 2014, scaricabile qui o dal sito ufficiale della società, testimonia quindi l’inefficienza di questo “carrozzone statale”, verso cui troppi governi hanno dimostrato finora indulgenza a tutela evidentemente di propri interessi.
Occorre coraggio nel riformare con serietà il campo del diritto d’autore, partendo dalla sua liberalizzazione.
La Corte di Giustizia Europea recentemente si era espressa in tema di monopolio delle società di gestione dei diritti d’autore sancendo che “il monopolio di una società che gestisce i diritti d’autore in uno stato membro diventa illegittimo se essa applica tariffe sensibilmente più elevate di quelle praticate negli altri Stati membri, purché il confronto dei livelli delle tariffe sia stato effettuato su base omogenea, o che pratichi prezzi eccessivi, privi di ogni ragionevole rapporto con il valore economico della prestazione fornita”.
Qualche segnale dall’Europa arriva ma l’Italia, si sa, è quasi sempre l’ultima a preoccuparsi della voce europea quando c’è da mettere in discussione uno status quo.
Potrebbe quindi Renzi, il quale spesso manifesta a parole sensibilità verso la cultura, la creatività e la rete, diventare il protagonista di una rivoluzione storica nel campo della proprietà intellettuale? La proposta è lanciata, vedremo se saprà raccoglierla.

Salvatore Primiceri

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