Nell’ultima puntata de “Un professore 2“, fiction campione di ascolti, andata in onda il 21 dicembre su Raiuno, il protagonista Dante Balestra, professore di filosofia interpretato da Alessandro Gassmann, ha tenuto una lezione sulla felicità riprendendo gli insegnamenti contenuti nella “Lettera sulla Felicità” del filosofo greco Epicuro.
In seguito alla puntata si è registrato un vero e proprio boom di vendite del libro di Epicuro, che da sempre comunque rappresenta un classico intramontabile e amatissimo sul tema di come essere felici. La fiction di Gassmann dimostra come la buona fiction televisiva può avere un ruolo fondamentale nella diffusione di cultura e conoscenza, anche di una materia apparentemente ostica come la filosofia, rendendola alla portata di tutti.
La filosofia antica ci ha regalato inestimabili tesori di saggezza, e tra le gemme più preziose si trova proprio la “Lettera sulla Felicità” di Epicuro. Questo antico testo, scritto dal filosofo greco Epicuro nel III secolo a.C. e dedicato all’amico Meneceo, continua a essere una fonte di ispirazione per coloro che cercano la felicità e il significato della vita.
Per Epicuro, la felicità era il fine ultimo della vita umana. Tuttavia, la sua concezione di felicità si discostava notevolmente da molte delle idee prevalenti nella società contemporanea. Contrariamente alla ricerca di piaceri superficiali e materiali, Epicuro sottolineava l’importanza di una forma più profonda e duratura di felicità.
Il filosofo considerava fondamentale liberarsi dalla paura della morte e dal rincorrere a tutti i costi piaceri sfrenati che sono fonte di dolore. Sosteneva che il piacere vero e duraturo derivasse dalla moderazione, dalla semplicità e dalla soddisfazione dei bisogni essenziali. Questo concetto di felicità, distante dalla ricerca incontrollata del piacere, era focalizzato sulla realizzazione interiore e sulla pace dell’animo.
Epicuro enfatizzava quindi la semplicità di vita come mezzo per raggiungere la felicità duratura. Lontano dalla corsa frenetica per accumulare ricchezze materiali, il filosofo proponeva uno stile di vita modesto, focalizzato sulle necessità essenziali. Rifiutare l’avidità e l’eccesso avrebbe portato, secondo Epicuro, a una maggiore soddisfazione e gioia interiore.
Epicuro attribuiva, inoltre, un ruolo centrale all’amicizia nel perseguire la felicità. Nel testo, si sottolinea come le relazioni sincere e profonde siano essenziali per il benessere dell’individuo. L’amicizia, secondo Epicuro, offre sostegno emotivo, conforto e gioia, creando un ambiente in cui la felicità può prosperare. Questo concetto è senza dubbio rilevante anche ai giorni nostri, poiché le relazioni umane continuano a essere un aspetto cruciale della vita felice.
Un altro tema ricorrente nella “Lettera sulla Felicità” è la gestione della paura della morte. Epicuro sosteneva che comprendere e accettare la natura effimera della vita avrebbe eliminato molte ansie e paure irrazionali, tra le quali la paura della morte. La morte non può far paura perché non è dolorosa in sé. A far paura è l’angoscia dell’ignoto, ma se non ci preoccupavamo del nulla che eravamo prima di nascere, perché preoccuparci del nulla che saremo dopo la nostra esistenza? La consapevolezza della finitezza della vita dovrebbe, piuttosto, spingere le persone a concentrarsi sul presente e ad apprezzare ogni momento, anziché perdere tempo con preoccupazioni inutili.
La “Lettera sulla Felicità” di Epicuro rappresenta, quindi, un’importante guida per coloro che cercano una vita appagante e soddisfacente. I suoi insegnamenti, basati sulla moderazione, sull’amicizia e sulla semplicità, sono ancor oggi attuali. Applicare tali principi nella nostra vita quotidiana può offrirci un’opportunità di esplorare una forma più autentica e profonda di felicità, contribuendo così a un benessere duraturo e significativo.
Stefano Bassi


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