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Se Marco Ferrara, famoso per il suo canale YouTube conosciuto con il nome di Seoul Mafia, è finito a vivere in Corea del Sud è tutta colpa del K-Pop.

Ma partiamo dal principio.

Per quanti non lo sapessero, il K-Pop altro non è che la musica, per l’appunto pop, coreana. Quella K anteposta è infatti un richiamo alla “Korea” tanto quanto la J lo è per il “Japan”. Tutto quindi parte dalla moderna musica orientale, composta per lo più da band di ragazzi e ragazze che ottengono grande successo nazionale, ma anche internazionale, attraverso le loro canzoni e grazie alle rispettive coreografie studiate a tavolino. Essere parte di un gruppo di K-Pop significa infatti non solo cantare, ma anche ballare. Dietro a questi collettivi musicali ci sono sempre grandi società di intrattenimento che investono tantissimi soldi creando gruppi composti da artisti che si trovano improvvisamente costretti a vivere insieme, a studiare ogni giorno canto e danza per ore e ore, affrontando lezioni di tutte quelle materie che serviranno loro, con orari talvolta proibitivi, in maniera da essere perfetti quando sarà il momento del debutto. Un debutto che non sempre però si concretizza.

Marco Ferrara questo percorso lo ha vissuto sulla sua pelle. Il suo arrivo in Corea del Sud è infatti dipeso dalla sua gigantesca passione per il K-Pop, che lo ha fatto innamorare sin da giovanissimo spingendolo anche a partecipare ad appositi provini in giro per il Vecchio Continente fino a venire notato e invitato a uno spettacolo a Seoul. Da lì poi ha iniziato la sua nuova vita in un paese che ama e che è ormai la sua casa. Ora tra tanti impegni lavorativi, soprattutto nel campo dell’arte, Seoul Mafia ha dato vita a un amatissimo canale YouTube che racconta mille curiosità sulla cultura coreana, sul loro modo di vivere, sul loro cibo, sui loro locali, su questioni etiche, ludiche o semplici facezie, affrontando video di solito compresi tra i dieci e i quindici minuti dove da solo o in compagnia di qualche amico, che siano volti noti della musica e della televisione coreana o che siano altri italiani o immigrati come lui, racconta mille aneddoti sulla Corea.

La sua esperienza si è trasformata anche in un libro, edito dalla DeAgostini: Tutta colpa del K-Pop. Tra le pagine del volume, Marco Ferrara si apre al lettore con una sincerità disarmante, diventandone amico, trasformandolo in un confidente a cui si racconta senza paura e con un immenso coraggio: la propria esperienza, i propri sogni, le proprie sconfitte, le proprie paure. Racconta di sé e della sua vita sviluppata in una società completamente diversa da quella occidentale.

Dopotutto la Corea del Sud è uno stato davvero diverso da quelli europei. Il fatto che si sia modernizzato da pochi decenni e in tempi davvero rapidi, trasformando la capitale in una megalopoli sorta in una manciata di decadi su un’area vastissima, può far intuire come spesso la mentalità sia ancora conservatrice e protezionistica. Difficile vedere in televisione situazioni a cui noi siamo invece abituati: violenza, tatuaggi, fumo non sono mai mostrati ma al massimo accennati. Dopotutto la pornografia è illegale, così come non ci sono diritti per gli omosessuali. I canoni estetici sono completamente diversi dai nostri, i comportamenti in pubblico o nel privato dettati da regole a noi completamente estranee.

Ma Marco Ferrara ci aiuta a conoscere meglio lui, la Corea del Sud e quel strano rapporto che li lega. Per una lettura frizzante e giovane che non può far altro che coinvolgere il lettore in una immersione improvvisa da cui difficilmente se ne uscirà prima della fine.

Titolo: Tutta colpa del K-Pop

Autore: Marco Ferrara (Seoul Mafia)

Editore: DeAgostini

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