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“Bene il ‘Manifesto contro l’ergastolo’ lanciato oggi da Umberto Veronesi. E’ arrivato il momento di discutere concretamente di come elevare il livello di giustizia e di democrazia del nostro Paese, affrontando lo stato delle carceri e le condizioni dei detenuti e ridiscutendo la pena dell’ergastolo a partire da quello ostativo, che contrasta in maniera palese con il principio della riabilitazione previsto dalla Costituzione”. Lo dice il senatore del Pd Francesco Ferrante.

“L’ergastolo ostativo – continua Ferrante – è l’espressione più eclatante dell’annichilimento del percorso di recupero, ma occorre avere il coraggio di affrontare questioni impopolari quali l’ergastolo nella sua forma più diffusa. Sebbene molti lo ignorino, nelle nostre carceri si infligge e si sconta questa ‘pena di morte viva’, secondo la definizione del condannato Carmelo Musumeci, di chi, sebbene la sua condizione non gli conceda alcuna speranza di poter tornare in futuro alla vita ‘fuori’, ha portato avanti un percorso personale di recupero che lo Stato sembra adesso voler ostacolare ulteriormente con il trasferimento in un carcere sardo e l’inasprimento dell’isolamento dalla realtà al di là delle sbarre. Ma se il ravvedimento del condannato è il fine ultimo dello Stato, che si assume l’onere di punire il colpevole, occorre che chi passa anche dei decenni nella propria cella possa sapere di poterlo poi dimostrare alla società. Se lo Stato sceglie solo di aspettare di certificare la morte di un detenuto compie un atto disumano e fa decadere il principio costituzionale della pena giusta, che per essere tale deve avere un inizio e una fine”.

Francesco Ferrante (PD)

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