Grecia: Juncker, conseguenze devastanti da Grexit(di Giulio Perrotta) Il Presidente uscente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem è stato rieletto per un nuovo mandato di 2 anni e mezzo, probabilmente come premio per aver strappato l’intesa con il Premier Tzipras e mentre infiamma la situazione internazionale, in Grecia, il Ministero delle Finanze conferma che le banche del Paese resteranno chiuse fino a mercoledì 15 luglio compreso, mentre il Ministro della Difesa Panos Kammenos ha annunciato che il suo partito Anel, alleato di Syriza, non sosterrà in Parlamento l’accordo sulla Grecia raggiunto a Bruxelles.

Insomma, se in Europa c’è un cauto ottimismo, i più arguti coglieranno che le condizioni sono talmente “vessatorie” da risultare improponibili visto che Tzipras sta perdendo molti consensi e in terra ellenica l’accordo stipulato non piace affatto.

Sulla situazione greca si è pronunciato anche Vincenzo Visco, l’ex Ministro delle Finanze, dichiarando senza mezze misure: “Poste le basi materiali e politiche della fine della moneta unica. La verità è che con questo accordo sono state poste le basi materiali e politiche, a meno che non vi sia un cambiamento radicale di rotta, della fine della moneta unica. In poco meno di 24 ore siamo passati dall’ultimatum di Sarajevo (scoppio della prima guerra mondiale) alla pace di Versailles (punizione della Germania al di là di ogni ragionevolezza dopo la fine della prima guerra mondiale). Questo è in fondo il significato dell’accordo imposto alla Grecia dall’Unione europea. L’accordo non è realizzabile. La violenza e la prevaricazione utilizzate hanno superato il limite. Come negli anni Trenta in Germania montò il risentimento e il desiderio di rivalsa di un popolo nei confronti dei Paesi che avevano imposto quegli accordi, così ora accadrà nei confronti della prepotenza della Germania”.

Anche il Movimento 5 Stelle si pronuncia, per bocca di Grillo, dichiarando che questa che porta avanti l’Europa, contrariamente a quello che sembrava inizialmente è una strategia del terrore, un vero e proprio colpo di Stato: colpiscono 1 per educarne 19.

A quanto pare però la Germania non vuole solo strozzare il popolo ellenico: vuole di più! Vuole la testa di Tzipras, vuole la testa di colui che ha permesso, tramite un referendum, di arrivare ad una situazione di rivolta popolare. Le condizioni poste dall’Europa mettono infatti il Premier greco all’angolo: al suo posto, si vuole un esecutivo tecnico a guida di Theodorakis (giornalista televisivo noto) e un gruppo di tecnocratici tra cui Lukas Papademos (uomo Goldman Sachs). Insomma, un Governo fantoccio, lunga manus della politica monetaria comunitaria e tedesca. Un Renzie ellenico con meno ironia, anche perché c’è veramente poco da ridere!

Ieri sera, il capo del Potami, Theodorakis, ha invocato un governo di unità nazionale dopo aver incontrato Juncker nei giorni scorsi: è il candidato numero uno, con appoggi francesi e l’ex editore Bobolas. Ha interessi nell’edilizia, nell’energia, nell’editoria, ha fondato il quotidiano Ethnos, la Pegasus Publishing, possiede la piattaforma satellitare Nova e soprattutto il canale televisivo Mega Channel. Insomma, ipotesi di conflitto di interesse non mancano di certo. Tsipras, invece, venne eletto per cambiare il Governo dei socialisti e conservatori: peccato, il poco coraggio.

E in Italia? E’ almeno un biennio che si associa la situazione economica della Grecia a quella dell’Italia, Spagna e Portogallo. L’una vale l’altra, circa … tanto i debiti pubblici viaggiano tutti sulla lunghezza d’onda della disperazione. Da Aprile 2015 ad oggi, in poco meno di un trimestre, il debito pubblico italiano è cresciuto di 24 miliardi e non è strano pensare che i prossimi potremmo essere noi!

Renzi promette e lancia slogan, il Movimento 5 Stelle è imbrigliato nella sua minoranza e l’unica uscita sembra quella di usare la lingua per lustrare le scarpe alla Germania e alla Francia. E’ un sacrificio che qualcuno deve fare e, in fondo, si sa che l’italiano è più bravo a belare che ruggire. Come poi sottolinea Paolo Panerai su Milano Finanza, il mercato finanziario non agevola l’uscita dalla crisi: ciò che è accaduto in Borsa alle banche italiane nei due lunedì che hanno preceduto la giornata di ieri ha visto (a causa della crisi ellenica) la perdita fino al 7% della loro capitalizzazione, un vero e proprio crollo verticale, che ha colpito anche Intesa Sanpaolo, considerata la banca più solida con oltre 15 miliardi di eccesso di capitale.

Quanto accaduto ad Atene, in sostanza, deve essere necessariamente interpretato come un monito, per l’Italia, un segnale forte da ascoltare, se non si vuol cadere nel baratro debitorio. E, sicuramente, la Grecia insegna che il tempo sta per scadere per tutti.

 

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