alexis_tsipras_greek_prime_minister_graffiti(di Giulio Perrotta) L’epilogo più triste, forse. Poteva finire nel sangue o in una rivoluzione sociale; la lotta all’indipendenza ellenica invece finisce con un accordo politico che tira le palle al Governo greco e frusta a sangue il popolo, già strozzato dal cappio bancario.

Tzipras pone fine alla lotta firmando un accordo preliminare, un’intesa insomma nel quale il Premier si impegna ad accettare le clausole dei negoziati dell’Eurosummit di Bruxelles.

Le condizioni sono però peregrine e hai limiti dell’impossibilità oggettiva: in cambio dell’erogazione di una somma tra gli 82 e gli 85 miliardi di euro, la Grecia dovrà approvare tutta una serie di riforme in pochissimi giorni, in tema di imposta sul valore aggiunto, giustizia e procedura civile, modifica all’istituto nazionale di statistica e approvazione del “Bail-In”, la direttiva comunitaria che prevede il nuovo sistema europeo di salvataggio delle banche in caso di fallimento, prelevando direttamente dai conti correnti dei propri correntisti, oltre un conferimento obbligatorio a titolo di garanzia di beni pubblici per un valore di mercato pari almeno ai 50 miliardi di euro (intestati ad un fondo controllato e supervisionato dai creditori europei) e il ritorno della Troika ad Atene, con la possibilità di dettare al Parlamento le direttive e le linee guida per le nuove proposte di legge.

Il Presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, afferma titubante che “da questo accordo non ci sono né vincitori né vinti. Abbiamo evitato la Grexit, obiettivo per il quale ci siamo sempre battuti”.

Tzipras, invece, ha dichiarato a caldo: “Abbiamo evitato il piano per uno strangolamento finanziario e per il collasso del sistema bancario (…), abbiamo ottenuto l’alleggerimento del debito e finanziamenti a medio termine (…) e “abbiamo evitato il trasferimento dei nostri beni all’estero”.

Piange il cuore aver assistito ad una dura battaglia, un lungo braccio di ferro, concluso poi con un accordo politico umiliante che favorisce le banche.

Le pesantissime condizioni che l’Europa aveva imposto alla Grecia per ricevere un nuovo piano di aiuti e rimanere nell’Euro-Zona, erano già in buona parte trapelate nella rete e lo stesso premio Nobel per l’Economia Paul Krugman aveva commentato che “(…) queste condizioni vanno aldilà di una vendetta pura, è la completa distruzione della sovranità nazionale e nessuna speranza di sollievo. (…) Si tratta di un tradimento grottesco di tutto ciò che il progetto europeo avrebbe dovuto rappresentare”.

Sul breve termine, in ogni caso, il percorso non è così roseo com’era stato prospettato da Tzipras: realizzare in 10 giorni riforme strutturali vuol dire demolire la certezza del diritto, senza contare delle opposizioni in Parlamento e delle dure critiche piovute contro il Premier che, probabilmente, ha preferito questa strada, valutando l’esagerata necessità di liquidità che le banche nazionali elleniche necessitavano.

Troppo facile criticare la decisione presa, senza prendere in considerazione che in gioco c’è un paese e milioni di cittadini senza denaro, servizi e prospettive. In questo, la Germania aveva costruito la vittoria perfetta, fatta di sfinimenti e pugni duri. La Merkel lo sapeva che prima o poi sarebbe ceduto il Premier ellenico alla vista di tanta povertà. Tzipras è stato magari poco coraggioso e ha operato in maniera più politica, pur non avendo una sua linea definita e “vivacchiando” gioco per gioco; la Merkel lo sapeva e aspettava il momento dolce della resa.

E se tutto questo fosse una tecnica di Tzipras? Sarebbe fantastico immaginarlo nel ruolo di stratega: tuttavia, fin qui, è stato tutto tranne che quello!

(continua…)

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