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Antoinette Jadaone è tornata al Far East Film Festival di Udine quest’anno con il suo nuovo film: Sunshine. Se qualche anno fa l’avevamo vista con “Fangirl”, un film crudo e a tratti di una violenza non indifferente ovvero quella di genere questa volta con “Sunshine” vediamo raccontata un’altra storia con protagonista sempre una ragazza ma con un’altra importante tematica sociale.

Sunshine (interpretata da Maris Racal, presente anche lei al Far East Film Festival assieme alla regista) è una giovane ginnasta che ha inanellato un successo dietro l’altro raggiungendo il massimo livello nel mondo asiatico e che ora si appresta a prepararsi per la prova più importante di tutte, quella delle Olimpiadi. Il tutto prende una piega differente quando Sunshine si accorge di essere rimasta inavvertitamente incinta.

La ragazza alla presa con una gravidanza indesiderata vorrebbe abortire ma nella società filippina e a Manila questo rappresenta un reato, qualcosa di illegale e mal visto.

Riuscirà Sunshine a portare avanti la sua scelta e avere libero arbitrio nella sua decisione nonostante i divieti e i giudizi che la società filippina le impongono?

Un film nel complesso, impegnato in due tematiche estremamente importanti, da una parte il racconto di Sunshine alla presa con una famiglia dove purtroppo mancano delle figure anziane e genitoriali per sostenerla (Sunshine vive con la sorella maggiore) durante la sua scelta e la sua battaglia, dall’altro gli incontri che Sunshine fa durante le sue giornate; soprattutto due sono fondamentali per denunciare altri aspetti dove la società filippina è ancora carente. Sunshine durante la sua ricerca di medicinali abortivi o di qualcuno che la aiuti a compiere il gesto incontrerà nelle periferie e nei sobborghi di Manila due figure chiave, anche loro minori come lei. Il primo è un bambino dichiaratamente omosessuale che cerca di abbattere i pregiudizi della società ritrovandosi reietto e abbandonato da tutti, viene messa così in rilievo la questione del gender dove l’omosessualità al pari del voler abortire risultano come dei tabù e chi osa portare questi argomenti allo scoperto viene emarginato. L’altro incontro fondamentale è quello con un’altra ragazzina alle prese con una gravidanza indesiderata, ma mentre quella di Sunshine è accidentale (ha un fidanzato di 16 anni suo coetaneo) l’altra ragazzina ha invece 13 anni e la sua gravidanza è frutto di uno stupro da parte dello zio.

Le questioni sociali ed etiche sono il cuore pulsante di questo film che non ha effetti speciali o immagini zuccherose, le immagini sono sporche e colme di calore, sature a volte di un’afa che arriviamo a percepire guardandole semplicemente dalle nostre poltroncine.

Veniamo letteralmente catapultati a Manila e siamo lì, accanto a lei, a seguire Sunshine in giro per la città alla disperata ricerca di un mezzo per riuscire nella sua impresa. Ci si ritrova in una situazione dove una scelta non viene messa in discussione perché tabù, dove è l’uomo che vuole ancora decidere per il destino della donna dalla quale ci si aspetta che lei semplicemente stia li a soccombere e a guardare.

Sunshine non è così, come il suo nome vuole brillare e non farsi oscurare dal destino e da una società che vuole già aver deciso per lei senza darle l’opportunità di una scelta.

Messua Mazzetto

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