divorziobreveULTIME RIFORME RELATIVE A SEPARAZIONE DEI CONIUGI, DIVORZIO E MODIFICHE ALLE CONDIZIONI DI SEPARAZIONE E DIVORZIO. NEGOZIAZIONE ASSISTITA,  IL PROCEDIMENTO DAVANTI ALL’UFFICIALE DI STATO CIVILE E DIVORZIO BREVE”. (di Enrico Sirotti Gaudenzi, avvocato in Cesena).

Il d.l. n. 132/2014, convertito in l. n. 162/2014, ha introdotto nel nostro ordinamento l’istituto della negoziazione assistita, offrendo, come previsto dall’art. 6, la possibilità di applicare tale procedura anche nei casi di separazione personale dei coniugi, della cessazione degli effetti civili del matrimonio, dello scioglimento del matrimonio nei casi indicati dall’art. 3, comma I, n. 2, lett.b della l. n. 898 del 1970 e delle modifiche delle condizioni di separazione e divorzio.

Nel caso in cui non vi siano figli minori, maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave (ai sensi dell’art. 3, comma III, l. n. 104/1992) o non economicamente autosufficienti, l’accordo raggiunto a mezzo di tale procedura deve essere trasmesso al procuratore della Repubblica presso il tribunale competente il quale, nel caso non ravvisi alcuna irregolarità, comunica agli avvocati il nullaosta.

Al contrario, nel caso vi sia la presenza di figli minori, di figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti, l’accordo raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita deve essere trasmesso entro il termine di dieci giorni al procuratore della Repubblica presso il tribunale competente; lo stesso Procuratore della Repubblica, quando ritiene che l’accordo risponda all’interesse dei figli, lo autorizza; al contrario, lo trasmette entro cinque giorni al presidente del tribunale, che fissa entro i successivi trenta giorni la comparizione delle parti, provvedendovi senza alcun ritardo.

I legali delle parti interessate (dal testo originario del d.l. n. 132/2014 appariva sufficiente la presenza anche di un solo legale che rappresentasse entrambi i coniugi) devono trasmettere copia autenticata dell’accordo all’ufficiale dello stato civile entro dieci giorni dalla data dell’accordo e in merito a questo è previsto, come ribadito peraltro del contenuto della sentenza della Corte di Cassazione n. 11458/2005, che l’esenzione dall’imposta di bollo, di registro e da ogni ulteriore ed eventuale tassazione si estenda a tutti gli atti, i documenti, i provvedimenti relativi al procedimento di separazione personale dei coniugi.

La procedura inizia mediante l’invito effettuato da uno dei coniugi, tramite il proprio avvocato, volto alla definizione di una convenzione, che detti i parametri per procedere alla eventuale separazione, divorzio o modifica delle condizioni già stabilite in altra sede.

Le parti e gli avvocati si impegnano così a collaborare con buona fede e lealtà, al fine di raggiungere un “accordo di composizione amichevole della controveria” e sono tenuti all’obbligo di riservatezza previsto dall’art. 9 del d.l. n.132/2014.

L’accordo ex art. 6, comma III, “produce gli effetti e tiene luogo dei provvedimenti giudiziali che definiscono i procedimenti di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio, di scioglimento del matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio”; nell’accordo stesso deve essere espressamente contenuta l’indicazione che “gli avvocati hanno tentato di conciliare le parti e le hanno informate della possibilità di esperire la mediazione familiare” e che “hanno informato le parti dell’importanza per il minore di trascorrere tempi adeguati con ciascuno dei genitori”.

L’accordo, autenticato, deve essere trasmesso in copia, con le certificazioni di cui all’articolo 5 (autografia delle sottoscrizioni delle parti e della conformità dell’accordo alle norme imperative ed all’ordine pubblico), entro e non oltre giorni dieci, all’ufficiale dello stato civile del Comune ove fu iscritto il matrimonio.

La mancanza di tale comunicazione (disciplinata dal terzo periodo del comma III, art. 6) comporta, ex art. 6, comma IV, la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 2.000,00 ad euro 10.000,00; la competenza ad irrogare tale sanzione spetta al Comune ove debbano essere eseguite le annotazioni ai sensi dell’art. 69 d. P.R. n. 396/2000.

La novità di tale norma consiste nell’ampliamento della autonomia privata nell’ambito delle modifiche dello status di coniuge che, in precedenza, erano di competenza esclusiva dell’autorità giudiziaria od erano comunque sottoposte alla obbligatoria omologazione da parte di quest’ultima; sono state poi mosse critiche relative alla previsione sui figli: infatti il d.l. n. 132/2014, nella sua originaria stesura, non menzionava tali casi, poi contemplati dalla legge di riforma; sarebbe forse stato opportuno, per tali casi, mantenere un controllo da parte del tribunale a mezzo del provvedimento di omologazione.

Tale nuovo intervento normativo ha inserito diverse modifiche al d.P.R. n. 396 del 3 novembre 2000 in materia di ordinamento: infatti è stato disposto che negli atti di nascita vengano annotati anche “gli accordi raggiunti a seguito di convenzione di negoziazione assistita da un avvocato conclusi tra coniugi al fine di raggiungere una soluzione consensuale di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio, di scioglimento del matrimonio”; negli  archivi di cui all’art. 10 del d.P.R. n, 396 del 2000 (archivio informatico ove sono registrati e conservati tutti gli atti formati nel comune o comunque relativi a soggetti ivi residenti, riguardanti la cittadinanza, la nascita, i matrimoni e la morte) l’ufficiale dello stato civile iscrive anche “gli accordi raggiunti a seguito di convenzione di negoziazione assistita da un avvocato conclusi tra coniugi al fine di raggiungere una soluzione consensuale di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio, di scioglimento del matrimonio, nonché di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio”; negli atti di matrimonio si fa annotazione anche degli “accordi raggiunti a seguito di convenzione di negoziazione assistita da un avvocato conclusi tra coniugi, al fine di raggiungere una soluzione consensuale di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio, di scioglimento del matrimonio”.

In materia di separazione e divorzio il d.l. n. 132/2014, all’art. 12 del capo III detta ulteriori disposizioni per semplificare tali procedimenti, al di fuori della procedura di negoziazione assistita.

Viene disciplinata, infatti, la separazione consensuale, la richiesta congiunta di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, nonché le modifiche delle condizioni di separazioni o divorzio innanzi all’ufficiale di stato civile nel solo caso in cui non vi siano presenti figli minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ai sensi dell’articolo 3, comma III, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, oppure economicamente non autosufficienti.

Secondo tale norma, i coniugi hanno la facoltà di recarsi davanti al sindaco del comune di residenza di uno di loro o del comune presso cui è iscritto o trascritto l’atto di matrimonio, quale ufficiale di stato civile, con la possibilità di farsi assistere da un avvocato, per siglare un accordo di separazione personale o per sciogliere o cessare gli effetti civili del matrimonio o modificare le condizioni di separazione e divorzio.

In questo caso, l’ufficiale di stato civile riceve la dichiarazione da ciascuna delle parti della volontà personale di separarsi o di far cessare gli effetti civili del matrimonio o di ottenere lo scioglimento, secondo condizioni concordate dai coniugi.

L’ufficiale di stato civile procede allo stesso modo nel caso in cui le parti vogliano modificare le condizioni precedentemente stabilite per la separazione o per il divorzio.

L’assistenza di un avvocato è, in tal caso, facoltativa.

Anche in questo caso, l’accordo, compilato e sottoscritto immediatamente dopo il ricevimento delle dichiarazioni, tiene luogo dei provvedimenti giudiziali che definiscono i procedimenti di separazione personale, di cessazione o degli effetti civili del matrimonio o di scioglimento del matrimonio, secondo le condizioni concordate.

È poi previsto, per i soli casi di separazione personale o di cessazione degli effetti civili del matrimonio o di scioglimento del matrimonio, che l’ufficiale di stato civile, quando riceve le dichiarazioni dei coniugi, li inviti a comparire di fronte a sé non prima di trenta giorni dal giorno della ricezione della dichiarazione, al fine di confermare l’accordo; in caso di mancata comparizione delle parti l’accordo si riterrà non confermato.

Il 18 marzo è stato approvato da parte del Senato un disegno di legge (d.d.l. n. 1504), già votato con esito favorevole alla Camera dei deputati, in ambito di disposizioni sullo scioglimento o sulla cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché sulla comunione tra i coniugi.

Tale norma, composta da soli tre articoli, è stata definita legge sul “divorzio breve” e va a modificare principalmente il termine, previsto dalla l. n. 898/1970, di decorrenza dalla separazione dei coniugi al fine di richiedere il divorzio, modificando fondalmentalmente la lettera b) del numero 2) dell’art. 3, l. n. 898/1970.

Infatti, in caso di separazione giudiziale, il periodo di separazione ininterrotta dei coniugi, affinchè possano presentare la domanda di divorzio, si riduce da tre anni a dodici mesi decorrenti dall’avvenuta comparizione dei coniugi davanti al presidente del tribunale; al contrario, in caso di separazione consensuale, tale periodo è ulteriormente ridotto a mesi sei. Quest’ultimo periodo breve (sei mesi) è applicabile anche nel caso in cui da una separazione iniziata in via giudiziale si raggiunga, poi, una separazione consensuale. Tali nuove disposizione sono applicabili, come previsto dal testo normativo, anche ai procedimenti attualmente in corso.

Un’altra novità apportata da tale disposizione è inerente al momento in cui si verifica lo scioglimento della comunione dei beni tra i coniugi; questo, infatti, non si attua più dal passaggio in giudicato della sentenza di separazione ma dal “momento in cui il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati, ovvero dalla data di sottoscrizione del processo verbale di separazione consensuale dei coniugi dinanzi al presidente, purchè omologato”. L’ordinanza con la quale i coniugi sono autorizzati a vivere separati viene comunicata, infine, all’ufficiale di stato civile affinchè si provveda all’annotazione nei registri di stato civile dello scioglimento della comunione.

Avv. Enrico Sirotti Gaudenzi

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