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Teatro-alla-Scala(di Giuseppe La Rosa) Dopo più di 20 anni ecco alla Scala il Rigoletto di Giuseppe Verdi, rappresentato per sette volte, dal 13 gennaio al 6 febbraio. L’allestimento dell’opera verdiana è di Gilbert Deflo e risale al 1994, la scenografia è di Ezio Frigerio e i costumi sono di Franca Squarciapino. L’opera è inclusa in un progetto che comprende Traviata e Trovatore, le altre due opere verdiane che fanno parte della cosiddetta trilogia popolare.

Nei panni di Rigoletto troviamo il sempreverde 74enne Leo Nucci, il baritono che nella sua carriera ha interpretato il gobbo protagonista oltre 500 volte. Nei panni del Duca di Mantova il tenore Vittorio Grigolo, già acclamato alla Scala in Lucia di Lammermoor, ne La bohème e ne L’elisir d’amore.

Nuova è Gilda, impersonata da Nadine Sierra, soprano 27enne al debutto scaligero che è stata la rivelazione operistica dell’anno dopo il suo debutto al Metropolitan e il Concerto di Capodanno alla Fenice. Sparafucile è interpretato da Carlo Colombara, al suo debutto nel ruolo verdiano.

Nel corso della prima recita, il baritono Leo Nucci, ha ricevuto una vera e propria standing ovation che resterà nella storia. Al termine del secondo atto, dopo il duetto “Tutte le feste al tempio” fra Gilda e il padre Rigoletto, il pubblico ha chiesto con forza il bis. Raramente durante un’opera alla Scala è stato concesso un bis. Questa volta, però, è successo.

Si tratta di un episodio inusuale che dai tempi di Arturo Toscanini è diventato quasi tabù. Il primo a vietare i bis fu proprio il famoso direttore d’orchestra e da allora sono state pochissime le eccezioni come il bis del Và, pensiero nel Nabucco del 1986 e del 1996 o la cavatina Ah mes amis (Fille du Regiment)  cantata dal famoso tenore Juan Diego Florez, nel 2007.

Ma, alla sua 515/ma interpretazione di Rigoletto, Leo Nucci è stato applaudito talmente tanto dagli spettatori che non appena è calato il sipario ha dovuto concedere il bis del duetto finale insieme al soprano Nadine Sierra.

Nucci ha guardato verso Alexander Pereira, quasi per chiedere il permesso, e il sovrintendente applaudiva calorosamente, così i due interpreti hanno ricantato il duetto “Si, Vendetta” . Nucci ha poi abbracciato Pereira vicino al suo palco. Qualcuno non sembrava approvare la scelta e insieme agli scroscianti applausi si è sentito un “vergogna” appena udibile.

Al termine dell’opera Leo Nucci ha commentato: “è successo qualcosa di particolare, io sono abituato a fare bis, ma non alla Scala. Sono consapevole della tradizione ma era quasi impossibile non farlo. E’ stato un omaggio al pubblico, io canto per il pubblico e per il successo degli autori, non per Toscanini che non era il padre eterno e nell’opera ha imposto cose che non stanno né in cielo né in terra. L’opera è passione, il pubblico si è commosso: se me lo chiederanno sono pronto a farlo ancora”. Il celebre baritono a concluso dicendo che Verdi non era affatto contrario ai bis, al contrario. “Alla prima del Requiem a San Marco, a Venezia concesse tre bis. E in una lettera a Ricordi scrisse che alla prima di Macbeth fu bissato il coro del secondo atto”.

Alla fine della rappresentazione il pubblico ha suggellato il successo della prima di Rigoletto con applausi calorosi e scroscianti per tutti i cantanti e ,soprattutto,  per il protagonista della serata, Leo Nucci.

 

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