12La vice responsabile per la Puglia dell’Italia dei diritti:L’Amministrazione della Giustizia da sola non può affrontare un problema, così, complesso che, parte dalla formazione e arriva alla repressione che, peraltro, è solo l’atto finale e consente l’intervento solo quando c’è la denuncia”

In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2015, il presidente della Corte d’appello di Lecce, Marcello Dell’Anna, ha denunciato un preoccupante aumento dei reati di violenza sessuale sui minori nel distretto giudiziario di Lecce, comprendente anche Brindisi e Taranto. Il trend negativo ha, così, portato la Procura della Repubblica per i minorenni del capoluogo ionico a lamentare la carenza di una politica proficua degli enti locali, in grado di segnalare la condizione dei minori a rischio, nonché di offrire assistenza e sostegno a quelli sottoposti a procedimenti penali e formulare dei progetti di messa alla prova.

Sulla questione è intervenuta Patrizia Lusi, vice responsabile per la Puglia dell’Italia dei diritti: “Il dato denunciato dal presidente della Corte d’appello di Lecce circa l’increscioso aumento della violenza sui minori nel corso dell’anno 2014, che poi può essere, ulteriormente, allargato alla violenza sulle donne e a quella sugli anziani, ovvero coloro che la società continua a definire “categorie deboli”, non meraviglia, in quanto, di fatto, mancano strumenti adeguati a reprimere simili atti di violenza. Si segnala, infatti, tanto l’assenza di dispositivi finalizzati a formare una classe di persone consapevole della necessità di denunciare, e non perpetrare, atti di violenza di nessun genere, quanto una carenza di strumenti volti a intervenire, in maniera tempestiva, nella fase della repressione.

Affinché ciò accada, è necessario, da un lato, agire preventivamente, dall’altro è doverosa una partecipazione attiva dello Stato, ahimè, autore di numerosi tagli ai fondi destinati all’erogazione di servizi pubblici fondamentali, si pensi ai continui tagli alle risorse destinate alle scuole pubbliche. Le scuole sono i primi luoghi su cui si dovrebbe intervenire preventivamente, al fine di migliorare le competenze di chi lavora con e per i bambini. Gli Stati dovrebbero investire, e non tagliare, in programmi per l’educazione e la formazione sistematica di professionisti e non, che lavorano a stretto contatto con i bambini. Sul piano della repressione – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – , i tagli dell’organizzazione pubblica vanno a colpire, altresì, gli enti locali, danneggiando l’effettiva operatività degli stessi. Infatti, il primo ramo ad essere colpito nel caso di tagli alle amministrazioni locali, è quello relativo alla cura e all’assistenza delle persone, sicché diminuisce il numero degli assistenti sociali, viene meno il supporto gratuito alle famiglie e/o alle vittime di violenza, e via discorrendo.

L’Amministrazione della Giustizia, dunque, da sola non può affrontare un problema, così, complesso che, parte dalla formazione e arriva alla repressione che, peraltro, è solo l’atto finale e consente l’intervento solo quando c’è la denuncia. Spesso e volentieri, però, ciò non accade. I casi di violenza sui minori sono, infatti, i più difficili da conoscere, proprio perché  difficilmente il minore li denuncia e quando ciò avviene è spesso opera di un vicino di casa, di un genitore, oppure di un docente. È per questo motivo che, gli insegnanti dovrebbero essere formati, e costantemente aggiornati, a riconoscere i reati di violenza domestica, ma, ancora una volta, siamo davanti a un problema di risorse”.

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