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Risen – La fine dei giorni è un film di fantascienza che si basa su un’ottima idea, una di quelle che il grande cinema dovrebbe sviluppare più spesso ma che raramente trova il coraggio di fare, specie di fronte alla necessità di imponenti budget finanziari. E allora a farlo ci pensa Eddie Arya con una produzione che non conta su grosse risorse economiche e per questo decide di puntare maggiormente sulla storia e sui dialoghi invece che sugli effetti speciali.

Un meteorite cade nelle campagne della Pennsylvania. L’impatto provoca morte e distruzione nella piccola comunità locale mietendo oltre mille vittime e non lasciando nessun sopravvissuto anche per colpa delle esalazioni tossiche che sono state liberate nell’atmosfera. Di queste vittime quasi una cinquantina tornano però in vita, completamente apatiche, senza il cuore che pulsa, senza la respirazione e non reagendo ad alcuno stimolo esterno apparente. Per cercare di comprendere qualcosa su quanto stia accadendo vengono chiamati due scienziati esperti di vita extraterrestre.

Lauren è una donna che ha sempre nutrito un grande appetito scientifico e una curiosità che la spingeva a studiare e sperimentare. Poi nel corso degli anni qualcosa la ha emotivamente spenta, donandole un costante sguardo triste e vacuo, quello di chi non si aspetta più nulla dalla vita e che cerca solo di arrivare al giorno dopo senza alcuna aspettativa. Un perenne sentirsi fuori posto portandosi appresso un peso intrasportabile. Lauren cela però anche un profondo segreto, una verità che neanche lei ricorda.

Risen – La fine dei giorni è una pellicola che si ispira alla fantascienza ricca di invasioni aliene ma non mette in campo astronavi come accaduto in titoli come Indipendence day o Skyline, anche se fa in effetti vedere ad un tratto uno scudo protettivo che ricorda una delle più classiche scene del film di Emmerich, regista omaggiato con un personaggio che porta il suo stesso cognome, bensì forme di vita vegetali. C’è un maggior richiamo alla natura che potrebbe riportare alla memoria in parte Monster ma soprattutto una visione ribaltata di La guerra dei mondi.

La nuova forma di vita arrivata sulla Terra ha necessità di modificare l’ambiente secondo le proprie esigenze, che sono però tossiche per l’uomo. Lo fa senza empatia, non per essere cattiva, per voler uccidere o far del male. Lo fa perché è parte del ciclo naturale stesso: una legge della sopravvivenza che vede il più forte imporsi sul più debole e che serve per preparare l’arrivo di un nuovo ecosistema.

Risen – La fine dei giorni sembra voler confermare l’ipotesi della foresta nera. Se nell’universo è matematicamente probabile che esistano diverse civiltà intelligenti, perché nessuna di queste ha ancora risposto alle comunicazioni inviate dalla Terra? Una possibilità è che tutte quante preferiscano il silenzio per timore di essere scoperte e invase, nel terrore di estinguersi sotto l’aggressione di un popolo ostile che ne determinerebbe la distruzione. Proprio come all’interno di una foresta oscura dove tra le ombre si aggirano cacciatori armati.

Se l’idea di fondo della pellicola è molto interessante, così come difficilmente prevedibile il colpo di scena finale, il ritmo di Risen – La fine dei giorni non è molto accattivante, lasciando spazio a momenti a volte troppo lenti e a situazioni che nell’insieme stonano lasciando qualche dubbio sulle scelte fatte dalla regia di Eddie Arya.

Titolo: Risen – La fine dei giorni

Distributore: Blue Swan Entertainment

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