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Con 1,5 miliardi di euro generati dal turismo, Rimini è il primo comune balneare d’Italia per valore aggiunto generato dall’industria dell’ospitalità. È quanto emerge dallo studio di Sociometrica “La ricchezza dei comuni turistici” pubblicato oggi dal Sole 24 Ore e che si basa sull’elaborazione dei dati Istat riferiti al 2022 delle presenze turistiche in Italia nei 3.625 comuni che producono valore aggiunto e ricchezza generata grazie al turismo.

Fra questi Rimini (dopo le quattro città d’arte Roma, Milano, Venezia e Firenze) risulta al quinto posto della classifica generale e prima destinazione balneare d’Italia, con circa 1,48 miliardi di euro che corrisponde all’1,56% della ricchezza generata dai primi 500 comuni turistici italiani. Al secondo posto dei comuni balneari Cavallino-Treporti, con 1,38 miliardi, al terzo Bibione (San Michele al Tagliamento) con 1,33 miliardi, Jesolo (1,17), completano la top 20 Caorle, Lignano Sabbiadoro, Lazise, Palermo, Cesenatico, Riccione e Cervia.

Da notare anche che il gruppo di comuni balneari romagnoli presenti fra i primi 20 posti della classifica (Rimini, Riccione, Cesenatico e Cervia) se aggregati supererebbero Milano così come anche le quattro località del Veneto (Jesolo, Caorle, Cavallino-Treporti e San Michele al Tagliamento) sommati porterebbero questa area a supere la seconda città in classifica di Milano.

Una delle principali novità rilevate dallo studio di Sociometrica appena pubblicato è quella relativa al fenomeno degli affitti brevi: alle presenze turistiche ufficiali Istat è infatti stata aggiunta anche una stima delle presenze turistiche non registrate ufficialmente, che sono attribuibili all’attività di offerta di affitti brevi attraverso le piattaforme digitali. Lo studio rileva come il fenomeno degli affitti brevi stia trasformando l’offerta turistica italiana, addirittura creando due “modelli”, uno trainato dagli alberghi e l’altro dagli affitti brevi. Dove il primo dimostra di avere un grande impatto economico, mentre il secondo – concentrato in particolare nelle località balneari del Sud – un impatto minore.

Lo studio ha considerato da un lato dieci fra le più note, solide e famose destinazioni turistiche, fra cui Rimini, Forte dei Marmi, Rapallo, Capri, Alassio, Jesolo, Cesenatico e altri e dall’altro destinazioni balneari, tutte le Mezzogiorno, dove c’è una notevole presenza di offerte di abitazioni in affitto breve. Secondo lo studio “se a Rimini, la principale e più nota destinazione balneare italiana le abitazioni in offerta sono 1.443, a Ostuni sono il doppio con 2.870; se a Cervia, che è tra le prime venti destinazioni turistiche italiane come capacità di creare ricchezza, sono presenti solo 288 abitazioni in affitto breve, a Olbia che non compare tra i primi venti comuni, sono offerte addirittura 3.241 abitazioni. Riccione è anch’esso tra i primi venti comuni che produce ricchezza dal turismo, ma ha solo 433 abitazioni in offerta, ma Gallipoli che non fa parte dei primi venti principali comuni, ne offre 2.109”.

“La fotografia scattata da questo studio – commenta il Sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad – conferma ancora una volta la leadership di Rimini nel panorama del turismo balneare nazionale per quanto riguarda la capacità di alimentare direttamente e indirettamente l’economia dell’ospitalità e, di conseguenza, l’economia locale in cui gli ospiti soggiornano. Un comparto fondamentale per il nostro territorio, che crea ricchezza e che si intreccia con altri comparti ‘satellite’ come quello dei trasporti, del commercio al dettaglio, servizi ospitali e culturali di vario tipo, servizi legati alle attrazioni, guide, ecc. Sempre stando alla fotografia scattata dallo studio, emerge anche l’impennata nazionale del fenomeno degli affitti brevi. Una crescita esponenziale che non rappresenta certo una novità: sono anni che assistiamo a questo fenomeno che ha assunto sempre più rilievo, tanto da far chiedere a molti comuni, Rimini incluso, con sempre più forza, una normativa che regolamenti questo mercato, oggi troppo sbilanciato a favore dei grandi player e con distorsioni che, in una città come Rimini, mettono in difficoltà chi è alla ricerca di un affitto per motivi non legati al turismo.

Da rilevare è però che i comuni, come Rimini, che apportano il maggior contributo alla ricchezza nazionale nel turismo sono anche quelli in cui a prevalere è la dimensione alberghiera piuttosto che quella delle case in affitto. Messe a confronto, le località balneari di consolidata attrattività producono un’offerta con effetti moltiplicati sull’economia di valore maggiore rispetto a quelle dove è prevalente il modello basato sulle case private in affitto breve. La considerazione che viene naturale fare è che le destinazioni di solida attrazione e che hanno saputo mettere a disposizione un’ampia gamma di offerte ed esperienze, dall’offerta culturale con i musei, agli eventi, lo sport, l’offerta fieristica e congressuale, i servizi balneari, proprio grazie a questa capacità di costruire intorno al soggiorno un’offerta con mille servizi e un territorio riqualificato in chiave culturale e con una qualità diffusa dello spazio pubblico, sono anche quelle che hanno maggiori possibilità di generare un valore aggiunto per tutti e di competere per restare incontrastati leader nel turismo nazionale per 365 giorni l’anno”.

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