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quando-troia-era-solo-una-citta(di Giulio Perrotta“Quando Troia era solo una città” (Uno Editori, 2016) è l’ultimo libro di Mirella Santamato, scrittrice, poeta e giornalista. Prefazione di  Mauro Biglino.

Il libro di Mirella Santamato è un percorso, suddiviso in 24 capitoli, che, parafrasando i 24 capitoli dell’Iliade, assumono le connotazioni di un celato racconto di un passaggio epocale, quello messo in luce dal sottotitolo “Scopri come il passaggio da una società matrilineare di cooperazione ad una società patriarcale di dominio assoluto, cambiò le sorti dell’umanità.”

In questa intervista, l’autrice, prendendo spunto da un’altra intervista recentemente concessa alle giornaliste B. Davalli e M. Mazzalani, su La Macchina Sognante. ott-2016, ci racconterà i particolari di un libro sicuramente da leggere!

Buongiorno Mirella! Il titolo del libro è molto intrigante ed è, ovviamente, creato di proposito. Ma perché nel sottotitolo è evidenziata la parola “matrilineare” e non è usata, invece, la più comune dizione “ matriarcale” ?

Per essere precisi non è mai esistita una società “Matriarcale” vera e propria, in cui le donne “comandassero” come fanno gli uomini in quella Patriarcale. Semmai sono esistite molte società matrilineari, soprattutto nel lontano passato,  in cui le famiglie e i clan si riconoscevano solo per linea di sangue materno. Alcune sparute società di questo tipo vivono ancora oggi, ma nei posti più impervi e difficilmente raggiungibili del pianeta. Al di là che siano davvero poche, questo fatto testimonia che si può costruire una società diversa da quella gerarchica e piramidale che noi  consideriamo come unico modello esistente.

Moso

Quando ti è venuto in mente di rileggere proprio l’Iliade?

L’idea di scrivere un libro mi viene sempre di mattina presto: quando un’idea mi si fissa in mente con caparbietà, fino a  che non decido di scriverla. Così mi succede con le poesie, che scrivo di getto e che poi limo e limo di nuovo, ma, di base, l’idea rimane quella primigenia.  Lo stesso fenomeno avviene quando l’idea, come dico in questo testo, diventa così “lunga” ( e, aggiungo, insistente) da “obbligarmi”  a scrivere un intero libro. Scrivere un testo partendo dall’Iliade è stata una “folgorazione” . Il ragionamento è stato semplice: se quella di Troia è la prima guerra del mondo, evidentemente prima di allora non si era pensata l’idea della guerra. Ho riletto l’Iliade perché volevo vedere se c’era davvero la trascrizione del mondo di “prima” e ho trovato cose che voi umani…

Da quello che scrivi  sembra che la coppia  matrimoniale sia nata  come conseguenza della società patriarcale che prima poteva essere solo di re e regine. E’ così o quanto affermo è una forzatura?

No, all’inizio del tempo, gli umani hanno creato tanti tipi di società diverse, scegliendo strutture molto differenti l’una dall’altra. Di base tutte, all’origine, si focalizzavano intorno alla figura della Mater ovvero intorno ad una progenitrice che, con il suo stesso grembo, aveva creato quel nucleo famigliare. Poi le cose si sono arricchite di molte sfaccettature e di molte sovrapposizioni, fino a giungere al modello standard che oggi denominiamo “patriarcale”. Solo il modello patriarcale prevede “Re e Regine”, gli altri modelli sociali no.

L’iliade, di solito, viene ricordata come la prima guerra del mondo, vinta dai Greci e persa dai Troiani. Tu sembri parteggiare, però, per Ettore e non per Achille. Perché?

Spero che questo lavoro, che mi è costato più di un anno di ricerche e di riflessioni, possa aiutare il lettore a capire la differenza sostanziale che c’era tra la società matrilineare antica e quella patriarcale moderna (di cui gli Achei sono stati epitome). Bisogna fare attenzione che gli Achei, i vincitori, non sono ancora Greci. I Greci verranno alcuni secoli dopo, quando tutta l’Ellade si riunirà sotto una stessa lingua e sotto  gli stessi ideali.

Prima che arrivassero gli Achei ( che erano popolazioni che parlavano l’antica lingua indoeuropea)  esistevano popoli che parlavano lingue che noi non siamo riusciti a decodificare, purtroppo, e in modo molto superficiale e arrogante, abbiamo definito “ primitive”. Ma l’Iliade ci racconta tutta un’altra storia! Nelle antiche società non ancora toccate dagli Achei e dalle  bellicose popolazioni che venivano dal Nord, le donne erano libere come gli uomini e le famiglie e i clan si riconoscevano solo per linea di sangue materno. I nomi delle donne e delle Dee sono numerosissimi nel poema. Se L’Iliade fosse stata scritta in tempi più recenti, o addirittura ai giorni nostri, quei nomi non sarebbero più stati ricordati.

Non è la prima volta che qualcuno segue alla lettera i contenuti dell’Iliade per ricavarne indicazioni di verità storiche. Come tutti sanno, nel senso che questo viene detto anche a scuola, dobbiamo la scoperta stessa dei resti di Troia (Ilio, Troja, Troië) al fatto che Schliemann caparbiamente perseguisse l’idea che l’Iliade potesse essere un grande poema storico. Tu però né fai un indicatore di trasformazioni storiche che si sviluppano in migliaia di anni: la tua “ricostruzione dei fatti” risulta quindi un’ipotesi probatoria che potrebbe essere  confutabile. Qual è il tuo rapporto con i lettori? ti interessa di più stimolare curiosità, dubbi, pensieri critici, o che ti venga riconosciuto il ruolo di studiosa che riporta conclusioni “vere”?

Io rifuggo, per mia natura, da codificazioni già accettate. Sono sempre alla ricerca del “perché” delle cose e, come un piccolo Diogene, mi avventuro sempre su strade inesplorate, armata  della mia piccola lanterna interiore. Al fondo di ogni mia ricerca ci sono sempre le fatidiche domande” perché il mondo è così? Perché la gente pensa in questo modo e non in un altro? È sempre stato così o ci sono state epoche in cui questi concetti non esistevano proprio? “

I miei lettori sono, di solito, persone curiose come me e amano avventurarsi in campi inesplorati. Su quale sia la definizione più appropriata del mio libro, lascio ai lettori l’ardua sentenza, perché io non amo né le definizioni né le etichette.

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Proseguo nel confronto con Schliemann. Schliemann affonda il primo colpo di piccone nel luogo giusto, la collina di Hissarlik che domina la pianura della Troade fino alla costa dei Dardanelli, nell’aprile del 1870, senza licenza di scavo da parte del governo turco. Anche tu, Mirella, mi sembri “senza licenza”, avventurandoti coraggiosamente in ambiti dove altri e soprattutto altre, potrebbero vantare competenze riconosciute, titoli, vantaggi di posizione ottenuti da permanenze sul campo, ad esempio quello del femminismo. Tu sei un outsider, o sbaglio?

Sì, il mio pensiero è sempre stato, come viene definito oggigiorno dalla moderna fisica “ obliquo”, cioè un pensiero che sfugge i modelli standard, che vede e analizzala realtà da un punto di vista originale,  non omologato, non accademico. Sono convinta che i poeti e i sognatori siano molto più vicini alla verità di quanto lo siano i professori di Storia.

Infatti i poeti e i sognatori vedono oltre il visibile, in modo “obliquo” appunto. A mio parere c’è più verità in Dante o in Omero che in una formula matematica, almeno per quanto riguarda lo spirito umano, sempre teso verso la Conoscenza.

L’Accademia, per sua natura, ripete il già conosciuto, mentre il poeta e il sognatore esplorano mondi non ancora conosciuti e solo loro, improvvisamente, come fece Schliemann, trovano prove della propria visone. Io non mi arrogo il diritto di parlare di verità, come non dovrebbe fare nessuno (neanche i teologi o li storici ufficiali) ma mi arrogo il diritto di formulare una ipotesi molto “verosimile” e che trova riscontro nel poema omerico.  Poi giudicheranno i lettori che, alla fine, sono molto numerosi, visto che mi arrivano commenti da tutta Italia.

schliemann

Schliemann pubblica a sue spese i resoconti delle ricerche che vengono accolti con scetticismo e respinti dagli accademici per i metodi poco ortodossi usati negli scavi. Noti qualche parallelo, con te stessa?

Sì, ma alla fine aveva ragione lui. Sono onorata e soddisfatta di essere paragonata a lui. A volte le cose sono scritte e le possiamo leggere con i nostri occhi, ma non le “vediamo”. Spero, quindi,  che per i  lettori il mio  libro sia un bel viaggio tra antichità e presente. Ogni libro può rappresentare o una narrazione del mondo già nota o una narrazione del mondo nuova e sorprendente. Per cambiare il mondo dobbiamo cominciare a cambiare il modo con cui lo raccontiamo. Il viaggio meraviglioso continua…

 

Se tu dovessi, in poche righe, dire perché una persona deve comprare il tuo libro, che cosa diresti?

Direi che, se vogliamo capire il frutto, dobbiamo non solo guardare l’albero, ma le radici.  Senza capire il contenuto del seme cioè delle origini, non possiamo neanche capire l’albero e i frutti successivi. La nostra civiltà cosiddetta occidentale è stata formata (o sformata?) da tre grandi libri: la Bibbia, l’Iliade e l’Odissea. Tutto il resto che è venuto dopo, in qualche modo, deriva e trae spunto da queste tre grandi opere. Senza di esse, non ci sarebbe stata la nostra civiltà.

Non dimentichiamo, poi, che la cultura europea si è diffusa in tutto il mondo, a causa delle conquiste belliche dei nostri feroci antenati, i quali, impugnando fucili e spingarde, hanno colonizzato non solo i territori degli altri continenti, ma hanno “colonizzato” le menti delle popolazioni indigene di tutto il mondo.

Studiare le origini della cultura europea significa, quindi, studiare l’origine della cultura mondiale attuale, che ci piaccia o meno.

Ecco perché decodificare i libri che hanno creato le nostre radici culturali in modo corretto e scevro da pregiudizi è fondamentale per capire noi stessi e il mondo moderno che ci circonda. Ed è fondamentale per capire gli inganni millenari di cui siamo vittime.

Grazie Mirella per il tempo che ci hai dedicato! Il tuo libro sono sicuro avrà il successo meritato. Inoltre, si consigliamo  la visione del trailer: https://www.youtube.com/watch?v=o6FfkzwFa34

Grazie a te e un saluto a tutta la redazione e ai lettori dell’Altra Pagina.

foto mirella

 

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