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di Stefano Bassi – Il diritto ha bisogno di certezza. In tempi attuali capita sovente che la giustizia venga percepita come una nave dalla rotta incerta, dove le sentenze sono frutto talvolta di eccessiva discrezionalità e contraddittorietà interpretativa tra varie norme. Occorre quindi fissare dei criteri certi che possano essere d’ausilio metodologico a chi è chiamato ad applicare le leggi.

Luigi Viola, professore, avvocato e giurista tra i precursori in Italia della cosiddetta “giustizia predittiva”, mette per iscritto i frutti dei suoi intensi studi sulla materia nel brillante volume “Interpretazione della legge con modelli matematici“, edita dal Centro Studi Diritto Avanzato.

Per comprendere lo spirito guida del testo, Viola cita Liebniz: “Si dovrebbe introdurre, cioè, nelle scienza umane, la certezza di quelle matematiche“. In sostanza, lo studio parte con la puntuale e ampia analisi dell’art.12 delle Preleggi sui criteri interpretativi delle leggi e sulle priorità che i vari modelli hanno uno nei confronti degli altri, dall’interpretazione letterale in poi, per poi individuare spazi d’azione (vengono escluse situazioni giuridiche dove entrano in gioco aspetti valoriali che determinano ampia discrezionalità) in cui servirsi di modelli matematici (algoritmi) da applicare ai contesti per ottenere risultati certi.

In questo modo la macchina giudiziaria potrebbe addirittura, qui la sfida della giustizia predittiva, prevedere l’esito dei processi. Sempre citando Liebniz: “Le parti, un giorno, di fronte ad una disputa, potranno sedersi e procedere ad un calcolo”. Ci troveremmo quindi di fronte ad un sistema giudiziario dove la prevedibilità del giudizio diventi un valore per la società, accrescendo la domanda di giustizia virtuosa e diminuendo quella pretestuosa.

L’utilizzo del modello matematico nei processi rende peraltro un buon servizio anche ai sistemi alternativi di risoluzione delle controversie quali mediazione, negoziazione, arbitrato. Infatti la possibilità di prevedere l’esito di una sentenza migliorerebbe e incrementerebbe l’utilizzo delle ADR.

L’applicazione dei modelli matematici, così come elaborati ed esposti da Viola, rivestono anche una funzione non secondaria di maggiore responsabilizzazione degli operatori giuridici i quali sarebbero chiamati a spiegare con rigore eventuali cambi di interpretazione e applicazione normativa.

Nonostante la tecnicità degli argomenti trattati, il testo coinvolge per chiarezza espositiva e viene impreziosito da fondamentali esperienze pratiche in cui si è già potuto fare ricorso, ad esempio nella giurisdizione americana, alla giustizia predittiva.

Con questo volume Luigi Viola posa una pietra significativa al processo di costruzione di un sistema giuridico basato sulla certezza, offrendo uno strumento teorico, ma soprattutto pratico, che possa già essere d’aiuto a magistrati, avvocati e a giuristi. Kelsen, il padre della “logica del diritto”, sarebbe fiero di lui.

Stefano Bassi

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