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LISBONA – Erano oltre 3000 portoghesi che hanno sfilato, ieri, a Lisbona contro le misure di austerità attuate dal governo. “Cambiare rotta, nuova politica”, “Fuori il governo”, gli slogan più gettonati sugli striscioni dei manifestanti, giunti da tutto il Paese. Secondo il settimanale “Expresso”, il Portogallo perde oltre centomila posti di lavoro all’anno e tra cinque anni l’economia portoghese avrà perso un numero di lavoratori pari agli abitanti della capitale Lisbona.

Anche le stime della Banca di Portogallo sull’occupazione sono allarmanti: alla fine del 2013 si prevedono 626mila lavoratori in meno rispetto al 2008, primo anno della crisi finanziaria. Secondo i dati pubblicati il 13 febbraio dall’Istituto nazionale di statistica, la disoccupazione in Portogallo ha raggiunto il 16,9 per cento nell’ultimo trimestre del 2012. La preoccupazione maggiore riguarda le oltre cinquecentomila persone che non hanno un lavoro e non ricevono alcun sussidio. Su ordine dei creditori, il governo sta privatizzando le aziende chiave del paese per ridurre il debito pubblico. Ma oltre a distruggere l’occupazione, questa politica rischia di compromettere l’indipendenza stessa del Paese. Nell’aprile 2011, il Portogallo aveva ricevuto un prestito di 78 miliardi di euro dalla troïka (Ue, Bce e Fmi) per scongiurare la bancarotta, impegnandosi a privatizzare; ma sotto la guida di Pedro Passos Coelho, la svendita del patrimonio nazionale si è accelerata con l’unico scopo di ridurre il deficit pubblico (ora sceso al 5,6 per cento del suo Pil, contro il 6,7 per cento precedente). L’obiettivo è arrivare entro la fine del 2014 al 3 per cento. Analogamente, sono stati messi in vendita i cantieri navali di Viana do Castelo, il numero uno del settore navale nazionale. Dal 2007 i cantieri vivono un lento declino e in questi ultimi mesi l’attività si è pressoché arrestata. Alla fine, il gruppo russo Rsi lo rileverà per dieci milioni di euro, ma lo stato dovrà farsi carico dei conti in sospeso di 280 milioni di euro. Un triste destino per questi cantieri navali che negli anni novanta potevano contare su 2.800 dipendenti. Il governo conservatore di Passos Coelho ha abolito i prepensionamenti e ha portato l’età pensionabile a 65 anni. L’ondata di privatizzazioni è fonte di grande preoccupazione perché si teme possa implicare la perdita della sovranità. “Privandoci di aziende pubbliche così importanti a beneficio di società straniere – spiega il sindaco socialista José Maria Costa – perdiamo per sempre la possibilità di essere padroni del nostro destino. Temo che questo possa condizionare la nostra libertà e la nostra democrazia”. Anche perché le alternative in realtà non mancano. “Invece di liquidare i nostri cantieri navali – prosegue Costa – lo stato dovrebbe mantenerne il controllo e fare accordi con armatori stranieri. In paesi come Brasile, Messico o Cile c’è molta richiesta di navi, e potremmo creare oltre tremila posti di lavoro”. Anche i sindacati nazionali sono dello stesso parere: “Lo stato dovrebbe mantenere almeno il 35 per cento delle azioni. I russi hanno promesso che non taglieranno il personale, ma tra cinque anni potrebbero benissimo andarsene e abbandonare i 526 operai al loro destino. Noi del sindacato a chi ci rivolgeremo per protestare? Lo stato potrà lavarsene le mani”.

Damiano Corò

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