156 Views

download(di Giuseppe La Rosa) Dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre scorso, i rischi legati al terrorismo potrebbero influenzare in modo netto l’andamento del Pil nel nostro Paese. Le stime di crescita previste dal Ministero dell’Economia per il 2015, infatti,  potrebbero essere riviste al ribasso.

E’ proprio il ministro dell’economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, a ribadire come non ci siano rischi significativi per rivedere la cifra fissata a un + 0,9%, ma, le incertezze legate al terrorismo internazionale  mettono comunque a repentaglio la fiducia e le previsioni.

Secondo Padoan  in Italia si sta avviando un processo di crescita che porterà ad un’uscita definitiva dalla crisi. Anche secondo gli ultimi dati dell’Istat, a proposito della fiducia di famiglie imprese che risultano fondamentali per lo sviluppo, la ripresa comincia a vedersi.

 Tuttavia, è possibile che le stime siano caratterizzate da un’ampia volatilità e, pertanto, un ribasso resta un’ipotesi valida, anche a causa del clima di tensione nei mercati.

Durante una recente intervista, il ministro Padoan ha affermato: “Al momento non abbiamo elementi concreti che ci inducano a rivedere quella cifra. Gli italiani hanno la corretta percezione che stiamo uscendo dalla crisi. E questo conta molto, sia per la fiducia sia per l’economia. E’ molto importante, come ci ha appena detto l’Istat, che questo dato sia in crescita. Non è un obiettivo, è una previsione”.

Poi, riguardo al clima di incertezza internazionale, ha aggiunto: ”Non dimentichiamoci che influisce anche un rallentamento delle economie di altri Paesi, cominciato ben prima degli attentati. Bisogna tener conto anche delle misure di reazione decise dal governo, con i 2 miliardi sugli interventi per la sicurezza e la cultura”.

Anche il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha rilasciato un commento su quanto accaduto lo scorso mese: “Un avvenimento come quello di Parigi è una doccia gelata per tutti, non c’è dubbio. Parigi è come se fosse una nostra città e il fatto che avvenimenti come questi possano fermare la fiducia, è un elemento che esiste. Speriamo di no, evitiamo quello che i terroristi vogliono”.

Sul debito pubblico, Padoan ha ripetuto quanto già detto in precedenza, e cioè che la discesa ci sarà dal 2016 e che un inflazione un po’ più alta aiuterebbe a raggiungere l’obiettivo. Infatti, la Banca Centrale Europea sta portando avanti il piano di Quantitative Easing (QE), cioè la massiccia immissione di liquidità nel sistema, che resta una necessità proprio per ottenere il fatidico 2% di inflazione, molto importante per la ripresa.

Riguardo gli investimenti, Pier Carlo Padoan sottolinea che non ci saranno altre richieste da parte del nostro Paese oltre quelle già previste dalle regole sulla flessibilità concessa dall’Unione europea in merito a circostanze particolari, come l’immigrazione e il terrorismo. Quindi, nessun superamento del tetto del 3% sul rapporto deficit/Pil, ma soltanto un 2,2%. Attendiamo dunque l’uscita degli ultimi dati del 2015 per verificare se ci sia o meno un definitivo cambio di rotta.

Comments

comments