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Il vento dell’antipolitica e il fatto che la metà dei cittadini non sia andata a votare alle recenti elezioni amministrative non sembra interessare più di tanto quei politici che al potere si sentono alla fine ben saldi, nonostante le belle parole ed intenzioni della vigilia.

Guardiamo, ad esempio, quello che sta accadendo a Piacenza, città del segretario PD, Pierluigi Bersani.

Piacenza, come molte altre città, é andata al voto ma la sua civile rivoluzione l’ha compiuta in buona parte con l’astensionismo. Il risultato é stato che il candidato conservatore del PD, Paolo Dosi (nella foto), appoggiato dall’intero centrosinistra in stile “Unione”, ha vinto, pur votato da solo un terzo dei cittadini.

Nel momento della vittoria Dosi ha usato parole importanti e rassicuranti per garantire che saprà farsi interprete del malcontento di chi non é andato a votare e che avrebbe composto la giunta in cinque giorni.

Risultato? La giunta é in alto mare. Non solo non é stata composta ma sta aumentando il malcontento e la delusione fra la gente. Il quotidiano principale della città da due giorni pubblica lettere di cittadini divisi tra chi é deluso da questo atteggiamento poco decisionista del neo sindaco oppure che da chi cerca di incoraggiare Dosi a non farsi sopraffare dal volere dei partiti, confidando in uno scatto d’autorità.

I conflitti interni, infatti, che stanno facendo ritardare le lodevoli intenzioni di Dosi, appaiono come il solito e vecchio teatrino della più brutta politica: quella della spartizione delle poltrone.

La domanda sorge spontanea: cosa accadrebbe se si tornasse a votare domani a Piacenza? Forse salterebbe fuori un “Grillo” anche qui come nella cugina Parma? Inutile azzardare ipotesi su cui non sapremo mai le risposte.

Deciso anche il commento di Andrea Paparo, ex sfidante di Dosi al ballottaggio: «Sembra stia andando in onda un vecchio film dove il neo-sindaco non pare neppure essere troppo il protagonista principale: speriamo, per la città, che il prosieguo sia migliore».

Quel che é certo é che questa falsa partenza della coalizione di centro sinistra potrebbe indurci a pensare che una volta votati e vinto, certi politici e certi partiti si comportano e si comporteranno sempre allo stesso modo, aldilà del tentativo di apparire nuovi e sensibili alle esigenze dei cittadini.

Stefano Bassi

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