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Deludente. Con questo aggettivo, Andrea Paparo, leader dell’opposizione al Comune di Piacenza, ha definito il bilancio del primo anno della Giunta guidata dal democratico Paolo Dosi che proprio Paparo aveva sfidato alle scorse elezioni comunali.

«Questa amministrazione è deludente non solo per chi non l’ha votata, ma anche per chi l’ha scelta – argomenta Paparo – E un cambio di marcia contro l’immobilismo è stato chiesto più dalla maggioranza che dalla minoranza» premette l’ex rivale, che vede una “forbice” in questo primo anno fra le cose promesse e quelle fatte. «Capisco le difficoltà e il momento di incertezza in cui operano gli enti locali, capisco l’Imu e speriamo anche che Roma capisca che non si possono ammazzare gli enti locali, ma premiare i virtuosi, capisco il rodaggio ma qui la “luna di miele” non è mai neppure iniziata». Luna di miele? «Sì quel rapporto di entusiasmo con la città nel primo anno di governo, io non lo vedo, a partire dello spettacolo di come è stata formata la giunta. Dopo divisioni politiche per le primarie, questo esecutivo ancora non lavora insieme».

E poi volendo aggredire singoli temi, un anno fa non si viveva un’età dell’oro, ma furono promesse «strutture socio-assistenziali – elenca Paparo – il raddoppio dei parchi, la famosa piscina, Eataly alla Cavallerizza». Invece, nulla. Paparo scelse di tenere allora «un profilo più basso» dice di sé, più aderente alle strettoie della crisi, oggi con sarcasmo venato d’amarezza commenta: «Ci promettevano gli anni migliori davanti a noi, se dobbiamo guardare al primo anno, suona più come una minaccia». La forza divisiva che compromette l’azione della giunta, secondo Paparo era già ben visibile sia nelle primarie locali fra Dosi e Cacciatore, sia in quelle nazionali, sia nel rapporto oggi con le civiche che dà segni di difficoltà («manca motivazione»). Ma c’è una cosa buona, chiediamo? Paparo parla del Luna Park, il cambio di idea, par di capire, che però sottende una eccesso di difficoltà «a mettere giù delle semplici giostre». E poi gli Alpini,ma è «una formula rodata in tutte le città, non va venduto come risultato politico e c’è stata qualche pecca di abusivismo». E il risvolto buono? «E’ lo spirito di collaborazione fra istituzioni per la vicenda-Alpini, il lavorare per obiettivi comuni. Speriamo che duri».
Tornando su terreni concreti, poco si è mosso sulle aree militari che si legano al Psc, utile a porre Piacenza in funzione di competizione strategica con altri territori; c’è la Pertite («io non firmai tutti i punti del comitato, farlo, conoscendo le difficoltà, è stata una presa in giro»); c’è il centro storico irrisolto: «sarebbe opportuna una delega su commercio e viabilità insieme, se no i provvedimenti restano isolati: l’aumento di punto in bianco delle strisce blu, l’allargamento della Ztl, il bike-sharing che non decolla». E visto che siamo in stagione di larghe intese, su cosa collaborerebbe Paparo? «Sull’attrazione di imprese e di residenza, su un rapporto più stretto con Milano, su un passaporto del turista per le città padane che nella globalizzazione devono lavorare insieme».

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