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incubus2(di Giulio Perrotta) Siate sinceri: quanti di voi si sono svegliati nel cuore della notte, alle 3.00 o 3.15?

Pare che milioni di persone vivano questa esperienza, anche più volte nella propria esistenza. E la spiegazione non è ancora sicura. La scienza si è domandata spesso il motivo di tale fenomeno e le superstizioni si sono alimentate con le fantasie dei protagonisti.

Quattro sono le linee di pensiero più accreditate (o comunque più interessanti).

Prima tesi: Il fenomeno “paranormale”. Le ore 3 di notte rappresentano l’esatto opposto della data oraria di morte di Gesù Cristo, crocifisso e morto alle ore 15. Si dice, infatti, che svegliarsi all’improvviso sia il sintomo di una persecuzione demoniaca, perpetrata dai figli di Lucifero (o Satana per i cattolici), i c.d. demoni o angeli decaduti, ai danni dei figli di Dio, gli esseri umani. Una posizione alquanto discussa dalla comunità scientifica che non trova riscontri oggettivi e ripetibili, la presenza demoniaca non è dimostrata e il fenomeno religioso è lontanissimo dai canoni adoperati dagli uomini di scienza. Tuttavia, migliaia di persone rivelano sconcertanti episodi e incontri notturni con creature con gli occhi rossi ai piedi del letto, presenze spiritiche e strani fenomeni legati al mondo dell’invisibile e del paranormale. Credenze popolari o realtà sommersa? Eppure diverse coincidenze hanno portato ad alimentare ipotesi oltre il naturale. Qualunque studioso di simbolismo e numerologia è consapevole che il “3” è il numero associato alla Creazione: dall’unione di due creature ne nasce una terza attraverso la riproduzione. Ma non è tutto. La durata della vita di Gesù Cristo è indicativamente stimata in 33 anni e 33 sono i gradi della scala gerarchica massonica che a loro volta si rifanno a simbolismi cabalistici ebraici ed egiziani. Matematicamente, il “3” diviso “33” fa 0,09 periodico, ovvero ne esce quel nove che è dato da 3+3+3 e da 33 x 3 (99): il nove, come Dante Alighieri ci insegna, rappresenta la perfezione, l’evoluzione ultima a cui ogni essere vivente deve ambire. Ancora, 3³ fa 27 e guarda caso 2 + 7 fa proprio 9. Le 3 di notte, insomma, sembrano essere l’ora perfetta in cui il male riesce ad avere il suo massimo picco di forza, il portale energetico dal quale i demoni riescono ad attingere forza.

Seconda tesi: Il fenomeno “sociale”. Le ore 3 di notte rappresentano per molti l’ora centrale del sonno, il momento di maggiore quiete, dove poter riposare e ritrovare il meritato riposo. Fenomeni di stress e periodi intensi di tensione emotiva, possono incidere negativamente sul sonno, alterando i ritmi del sonno e favorendo i risvegli notturni e il cattivo riposo. Diversi studi sociologici hanno dimostrato l’incidenza di tali eventi con il risveglio notturno (e ripetuto) nella fascia oraria tra le 3 e le 5.

Terza tesi: Il fenomeno “culturale”. Avete mai sentito parlare di “ritmi circadiani”? Per comprendere meglio il funzionamento del nostro corpo rispetto all’attività del sonno è fondamentale introdurre il concetto di “ritmo circadiano”. Tutti gli esseri viventi hanno bioritmi che dipendono dalla combinazione di diversi fattori diversi: il più importante fra questi è l’alternarsi del giorno e della notte, della luce e del buio e del sonno con la veglia. In particolare, i ritmi circadiani (dal latino circa + diem, cioè circa un giorno) durano circa 24 ore, ma possono variare dalle 20 alle 28 ore, a seconda dell’individuo; poi vi sono i ritmi ultradiani, superiori alle 24 ore (es. ciclo mestruale) e i ritmi infradiani, inferiori alle 24 ore (es. le fasi del sonno). I bioritmi degli esseri viventi  presentano sempre un andamento ritmico che può essere illustrato con una curva sinusoidale, ovvero una doppia curva che cresce fino ad un apice (acrofase) per poi scendere fino ad un minimo e che varia intorno ad un valore mediano (mesor) per poi tornare a crescere fino all’apice e così discorrendo. Quasi tutte le funzioni del nostro corpo sono sottoposti ai questi ritmi, che prevedono quindi una fase di “riposo” necessario. Nell’organismo umano, l’orologio biologico per eccellenza è rappresentato dall’Ipotalamo. Secondo la medicina cinese tradizionale, il corpo di ogni essere vivente è percorso dai “meridiani”, quali canali energetici nei quali scorre l’energia vitale (Qi), collegati ognuno ad un organo e un viscere del nostro corpo. Il flusso di questa energia vitale non è costante nel corso della giornata ma raggiunge un picco in momenti diversi a seconda del canale e dell’organo. Vediamo nel dettaglio organo per organo i rispettivi momenti di massima e di minima attività:

Meridiano Ora   max. attività Ora   min. attività
Polmone 3-5 15-17
Grosso Intestino 5-7 17-19
Stomaco 7-9 19-21
Milza 9-11 21-23
Cuore 11-13 23-1
Piccolo Intestino 13-15 1-3
Vescica 15-17 3-5
Rene 17-19 5-7
Pericardio 19-21 7-9
Triplice Riscaldatore 21-23 9-11
Vescicola Biliare 23-1 11-13
Fegato 1-3 13-15

Conoscere il ciclo circadiano degli organi del nostro corpo è molto importante, in quanto ci permette di non sprecare energie e di conservare al meglio le nostre risorse. Ad esempio, alle ore 3 di notte, rifacendoci al ritmo circadiano, sappiamo che lo squilibrio è legato al fegato e, a questo organo, è associata l’emozione della rabbia: pertanto, svegliarci alle 3 di notte significa molto probabilmente un sovraccarico di rabbia inespressa che dentro il nostro organismo appesantisce il fegato. Svegliarci equivale al messaggio del nostro corpo per dirci che dobbiamo sfogare la rabbia repressa, esattamente come un sintomo fisico rappresenta un aspetto della patologia (es. la febbre nell’infezione o le transaminasi alte nelle patologie epatiche).

Quarta tesi: Il fenomeno “scientifico”. I ritmi circadiani non appartengono solo a fantasiose teorie culturali, sociali o paranormali. Nella medicina tradizionale rappresentano l’evoluzione del ritmo sonno-veglia di ogni essere umano. Il sonno, infatti, indispensabile per tutti gli esseri viventi, è scandito da cicli di circa 60-90 minuti in cui si alternano 3 fasi: nelle prime due, il sonno è man mano più profondo, la terza è la fase REM (rapid eye movements) in cui si sogna. Una volta completato il ciclo si ricomincia tutto, nello stesso modo, per circa 4-5 volte. Dalle 3 di notte in poi si allungano invece le fasi REM, dalle quali è più facile svegliarsi: sono quelle in cui si sogna e verso le 6 arrivano a durare anche 50 minuti. Per questo è più probabile ricordare i “lunghi” sogni del mattino che quelli fatti a notte fonda. Eppure, mentre il cervello dorme e sogna, neppure il corpo riposa: nelle prime ore del mattino nell’uomo inizia ad aumentare la produzione di testosterone, che ha poi un picco 3-4 ore dopo, al risveglio (e questo sembra essere connesso alla comparsa delle erezioni notturne, così come a un incremento del desiderio sessuale nelle prime ore del mattino). Anche il cortisolo viene prodotto a partire dalle ore 2-3 di notte e ha un picco intorno alle 8, con effetti immunosoppressivi (e questo spiega perché malattie come l’artrite reumatoide siano particolarmente fastidiose al risveglio). In prossimità del risveglio e in concomitanza con la fase REM si incrementa anche l’attività del sistema nervoso autonomo, aumentando la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca, il tono dei vasi aumenta e le arterie (soprattutto le coronarie) riducono il loro lume dal 4% all’8% a secondo se il soggetto è sano o meno. Inoltre, il fenomeno della “paralisi nel sonno” sarebbe la prova scientifica di quelle sensazioni notturne che ricordano molto l’impressione di percepire qualcuno nella stanza o di un’oppressione al petto (il resto del fenomeno fisico sarebbe frutto della suggestione, derivante dalle proprie credenze sociali, culturali e religiose). La paralisi nel sonno (c.d. paralisi ipnagogica) è un disturbo del sonno in cui nel momento prima di addormentarsi o, più comunemente, al risveglio ci si trova senza la possibilità di potersi muovere; solitamente dura molto poco (al massimo 2 minuti dal risveglio o pochi secondi prima di addormentarsi), talvolta qualcosa in più, ma mai per un tempo troppo lungo e consiste nel fatto che tutti i muscoli del corpo sono paralizzati, dove la persona è del tutto cosciente e riesce a controllare solamente pochissimo del suo corpo, in certi casi solo il movimento degli occhi, della lingua o alcuni lievissimi movimenti degli arti. Questo stato vegetativo, dove la respirazione non è compromessa in nessun caso se non nell’insorgere di un attacco di panico, è dovuto dalla persistenza dello stato di atonia che i muscoli presentano durante il sonno ed è causato da una discordanza tra la mente e il corpo: il cervello è attivo e cosciente e il soggetto riesce spesso a vedere e sentire chiaramente ciò che lo circonda ma il corpo continua a rimanere in stato di riposo. Piero Angela, noto volto scientifico della televisione italiana, sospetta che la paralisi in esame abbia la funzione di difendere l’individuo dai movimenti inconsulti provocati dal sogno. Di fatto, le illusioni o allucinazioni ipnagogiche sono esperienze intense e vivide che si verificano all’inizio di un periodo di sonno e avvengono spesso in aggiunta delle paralisi ipnagogiche.

Quale di queste teorie sia corretta, ancora la scienza non ha dato risposta: quel che resta è provare solo a fare sogni tranquilli …

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