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logo_main_usbL’USB contesta il jobs-act firmato Renzi e in una nota spiega che  “il Consiglio dei Ministri trasforma in norme di legge i primi provvedimenti contenuti nel jobs act, togliendo ogni vincolo alle imprese sia in materia di assunzioni, con il contratto cosiddetto a tutele crescenti, che in materia di licenziamenti, con l’abolizione totale dell’art.18 già fortemente ridimensionato dalla Fornero d’infausta memoria”

Emidia Papi, dell’Esecutivo nazionale USB, aggiunge: “i nuovi assunti vengono consegnati mani e piedi legati ai loro padroni, mentre con il demansionamento, che con linguaggio orwelliano il governo definisce ‘rimansionamento’, si aboliscono anche i diritti minimi dei lavoratori, dando poteri unilaterali all’azienda, che vanno anche oltre quanto disposto dalla legge delega”.

“Si vorrebbe far passare l’idea che sono stati i troppi vincoli a favore di chi produce a mandare l’Italia in declino – analizza la sindacalista – come se non fosse arcinoto che da quando è cominciato l’attacco ai contratti nazionali, allo Statuto dei lavoratori, a tutta la legislazione in materia di lavoro, l’occupazione è drasticamente diminuita, l’insicurezza sui posti di lavoro ha continuato a mietere vittime, la povertà ha investito anche i ceti medi. Solo i profitti sono aumentati, non certo gli investimenti”.

“Renzi, che oggi esulta, dovrebbe ricordare una delle sue tante esternazioni, quella con cui sbandierava l’obiettivo di ridurre drasticamente le tipologie dei contratti precari. Infatti – evidenzia Papi – da 47 sono diventate ben 45! Abolita solo l’associazione in partecipazione e il job sharing, con meno di 300 contratti attivati in questi anni. Sai che sollievo per i precari!”, ironizza la dirigente USB.

Papi poi conclude, attaccando, anche i tipi di contratti previsti per i lavoratori dell’EXPO di Milano: “lo chiamano ‘volontariato’ a tanto giunge l’ipocrisia di Confindustria , di Renzi e Poletti e di quanti speculano sulla fame di lavoro e di reddito dei giovani; salvo poi esportare capitali in Svizzera o in qualcuno dei tanti paradisi off shore”.

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