Molto spesso sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) e ovaio multifollicolare, anche conosciuto come ovaio policistico (PCO), vengono utilizzati come sinonimi, ma non sono la stessa cosa.

Nonostante il nome piuttosto simile, si tratta di due condizioni molto diverse, sia sotto l’aspetto delle manifestazioni che della gestione.

Le differenze tra PCO e PCOS

La PCO è una condizione molto comune, tanto che è presente in almeno 1 donna su 4 e principalmente fino a 30-35 anni di età. Le ovaie multifollicolare sono caratterizzate dalla presenza di piccoli follicoli in diversi stadi di maturità, senza altre condizioni patologiche.

La PCOS, invece, è una vera e propria patologia endocrina che può colpire fino al 10% delle donne in età fertile. È definita anche una sindrome multifattoriale perché si manifesta con segni e sintomi molto diversi da donna a donna, anche se tra i più comuni abbiamo: obesità, aumento della circonferenza addominale anche nelle donne normopeso, difficoltà a dimagrire, disturbi del ciclo mestruale che causano infertilità, irsutismo, pelle grassa e acneica.

La PCOS può avere ripercussioni anche sull’aspetto psicologico. Infertilità, acne, irsutismo e problemi relativi alla fertilità sono connessi a problematiche meno evidenti di natura emotiva e riconducibili al senso di inadeguatezza.

Come avvengono le diagnosi

In genere la PCO non presenta alcun tipo di sintomo e la sua diagnosi può essere effettuata sottoponendosi a una semplice ecografia (transvaginale o pelvica) attraverso cui è possibile constatare la presenza nell’ovaio di cisti (4-10mm di diametro).

La diagnosi di PCOS è invece molto più complessa. Vista l’eterogeneità con cui la sindrome si presenta, nel 2003 sono stati definiti i Criteri di Rotterdam che stabiliscono che si può affermare la presenza di PCOS nelle donne che manifestano almeno due dei seguenti segni e sintomi:

  • oligo o anovulazione;
  • segni clinici e biochimici di iperandrogenismo;
  • ovaio policistico.

Questo dimostra che avere l’ovaio multifollicolare non significa ricevere diagnosi di PCOS. Al contrario, si può soffrire di PCOS senza avere un ovaio multifollicolare.

Per una diagnosi di PCOS è quindi necessario effettuare un’ecografia ovarica, ma soprattutto i livelli degli ormoni maschili, il rapporto FSH/LH e controllare i parametri metabolici (glicemia e insulina).

Quale approccio in caso di PCO e PCOS?

In caso di PCO non è richiesto nessun intervento terapeutico, a meno che nella donna non si presentino cicli anovulatori con conseguente riduzione della fertilità. In tal caso, il punto di riferimento per la donna resta lo specialista ginecologo che indicherà il miglior percorso terapeutico.

Diversamente, in caso di PCOS, bisognerà intervenire tempestivamente per alleviare segni e sintomi nel breve periodo, ma anche prevenire possibili rischi di lungo termine della patologia a carico dell’apparato cardio-metabolico. Le donne con PCOS avranno bisogno di più punti di riferimento: è bene ricordare che il disturbo riguarda in primo luogo l’apparato endocrino e l’equilibrio ormonale. Pertanto, sarà necessario consultare un endocrinologo oltre al ginecologo e, nel caso di necessità di perdere peso, un dietologo o nutrizionista per delineare un piano alimentare specifico.

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