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Il Clitofonte è uno di quei testi che sembrano piccoli soltanto in apparenza. Poche pagine, un numero ridottissimo di personaggi, un andamento quasi “monologico” – eppure un problema che, una volta posto, non smette più di lavorare nella storia della filosofia: che cosa significa davvero insegnare la virtù, e in particolare la giustizia? È possibile indicare la via, oltre l’esortazione? O l’esortazione è già tutto ciò che la filosofia può onestamente dare? In questa faglia, sottilissima e insieme profondissima, si inserisce Il Clitofonte di Platone spiegato capitolo per capitolo, di Salvatore Primiceri, volume che sceglie una strada tanto semplice quanto rara: restituire al lettore un dialogo breve, problematico, spesso trascurato, e farlo diventare un’esperienza di lettura piena, guidata e insieme non addomesticata.

Il cuore del Clitofonte è l’accusa – formulata con rispetto, e proprio per questo più tagliente – che un giovane interlocutore rivolge a Socrate. Clitofonte si dichiara amico e ammiratore del filosofo, affascinato dalla potenza delle sue esortazioni: quelle invettive “teatrali” contro chi accumula ricchezza e trascura l’anima, contro una città che si educa alle lettere, alla musica, alla ginnastica, ma resta moralmente disordinata e politicamente violenta. Socrate appare come un maestro del risveglio: scuote, mette a nudo, sposta l’asse dei valori, costringe a vedere che il problema non è avere, ma essere. Tuttavia, proprio quando l’esortazione ha fatto il suo effetto, emerge la domanda decisiva: e poi? Che cosa segue? Se davvero la giustizia è ciò di cui bisogna prendersi cura, quale “arte” la insegna? Qual è l’opera propria della giustizia, come la salute lo è della medicina e la casa lo è della costruzione? Se non si sa rispondere, l’esortazione rischia di diventare un giro a vuoto, un perpetuo richiamo che non conduce mai al compimento.

Il fascino e lo scandalo del dialogo stanno nel fatto che Socrate, qui, non risponde. O meglio: non risponde come ci aspetteremmo da un dialogo platonico “canonico”. Ascolta, lascia parlare, e la pagina si chiude in un sospeso che ha alimentato per secoli dubbi di autenticità, ipotesi di incompiutezza, letture polemiche. È proprio questa natura anomala a rendere il Clitofonte un testo strategico: sembra una soglia posta davanti alla Repubblica, quasi un’anticamera in cui il problema della giustizia viene formulato nella sua urgenza più bruciante, prima che Platone ne costruisca la risposta sistematica. E infatti il volume sfrutta in modo intelligente questo potenziale: non trasforma il Clitofonte in un semplice “pretesto” per parlare d’altro, ma lo usa come una lente per osservare il passaggio cruciale tra protrettica socratica e architettura platonica del sapere etico-politico.

Il pregio principale dell’opera è la chiarezza con cui accompagna il lettore senza impoverire il testo. La promessa del titolo – “spiegato capitolo per capitolo” – è mantenuta con disciplina: ogni segmento del dialogo viene illuminato con un commento discorsivo, pensato per non spezzare la lettura e per evitare il doppio rischio che spesso minaccia i commenti filosofici: o diventare una parafrasi scolastica, o trasformarsi in un saggio autonomo che schiaccia l’originale. Qui, invece, la spiegazione chiarisce snodi, motivi ricorrenti, allusioni culturali, implicazioni dottrinali, mantenendo il ritmo e l’urgenza delle domande di Clitofonte. Questo è particolarmente importante perché la difficoltà del dialogo non è terminologica, ma strutturale: ciò che disorienta non è “capire le parole”, ma capire perché il discorso sembra non arrivare mai a una definizione definitiva, e che cosa significhi filosoficamente questa mancanza.

Accanto al commento, l’impianto editoriale offre un percorso introduttivo insolitamente ricco e ben congegnato. Non ci si limita a una presentazione generale: si aggiungono saggi tematici che affrontano, con equilibrio tra ricostruzione storico-dottrinale e interpretazione, i nuclei concettuali che il Clitofonte mette in gioco. La giustizia viene letta nel triangolo Clitofonte–Trasimaco–Repubblica, mostrando come l’impazienza di Clitofonte per una risposta “positiva” si intrecci con la provocazione di Trasimaco e con la necessità platonica di fondare la giustizia non come norma esterna, ma come ordine dell’anima e della città. Il tema della cura dell’anima viene messo in dialogo con l’Alcibiade: là la conversione dell’interlocutore verso il “conosci te stesso”, qui la richiesta di una via praticabile oltre il risveglio. Infine, un’ulteriore introduzione sul tema dell’amicizia mostra come il Clitofonte tocchi un punto spesso sottovalutato: l’idea che la giustizia, se davvero è virtù politica, deve produrre legami, concordia, una forma non sentimentale ma razionale di comunità; e che proprio questo rende inevitabile chiedersi se l’amicizia sia opinione condivisa o scienza del bene.

C’è poi un aspetto che merita attenzione perché riguarda non solo la lettura, ma il modo di presentare oggi i classici: la lingua. Il volume si fonda sulla traduzione di Emidio Martini, aggiornata e resa più moderna senza alterarne il contenuto. È una scelta che, quando viene fatta bene, permette di ottenere un risultato spesso migliore di certe “attualizzazioni” frettolose: si conserva la disciplina filologica e insieme si restituisce scorrevolezza. In un dialogo dove la forza retorica delle esortazioni e la precisione delle obiezioni contano moltissimo, una resa italiana agile e coerente è un vero valore aggiunto. Anche le note, comprese quelle del preambolo di Martini, vengono modernizzate: un dettaglio solo in apparenza secondario, perché l’unità stilistica tra testo, apparati e introduzioni crea quella continuità di lettura che distingue un volume pensato da una semplice giustapposizione di materiali.

Ma qual è, in definitiva, la posta filosofica del Clitofonte – e perché ha senso dedicarvi un libro intero? Perché mette a nudo una tensione che attraversa non solo Socrate e Platone, ma qualunque progetto educativo: la differenza tra motivare e insegnare. Si può essere maestri di risveglio, capaci di indicare il bene con potenza, e tuttavia non saper dire come lo si pratica; oppure si può offrire dottrine e tecniche, e tuttavia non riuscire a generare quella conversione interiore che rende il bene desiderabile. Il Clitofonte chiede una sintesi difficile: un sapere che non sia puro discorso edificante e un’esortazione che non sia retorica vuota. Non stupisce che, a un certo punto, Clitofonte minacci di rivolgersi a Trasimaco: quando la domanda brucia, la promessa di una risposta netta – anche se crudele o riduttiva – diventa seducente. E non stupisce nemmeno che Platone, altrove, costruisca la risposta in forma ampia e faticosa: se la giustizia è ordine dell’anima, non la si consegna in una formula.

In questo senso il volume funziona bene anche come “articolo lungo” sui temi del dialogo: non si limita a recensire un libro, ma sfrutta il libro per restituire al Clitofonte la sua funzione di testo-soglia, di punto in cui la filosofia è costretta a interrogare se stessa. Il lettore esce con una comprensione più nitida non solo del dialogo, ma del problema che lo rende vivo: come passare dall’invito a essere giusti alla scienza della giustizia, senza perdere il carattere trasformativo dell’esperienza filosofica.

Dati commerciali: Il Clitofonte di Platone spiegato capitolo per capitolo, collana Paradoxa Filosofia (Amazon), è acquistabile al prezzo di 11 euro; spedizione gratuita per i membri Prime. Link: https://amzn.to/4s4tyxL

Stefano Bassi

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