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ROMA – Quasi 3 milioni di disoccupati al gennaio 2013. A rilevarlo è l’Istat, precisando che con un aumento di 110 mila unita’ (+3,8%) su dicembre si è arrivati a 2 milioni 999 mila. Una crescita, su base annua, di oltre mezzo milione di disoccupati (+22,7%). La percentuale di disoccupazione a gennaio è così salita all’11,7%, il tasso più alto dall’inizio delle serie mensili (gennaio 2004) e dall’avvio di quelle trimestrali (quarto trimestre 1992).

Nel Sud Italia, il tasso raggiunge addirittura il 17,2%, con punte che superano il 50%, contro il 29,7% del Nord e il 39,3% del Centro. Nell’intero 2012, il numero di precari ha toccato i massimi di sempre, con 2 milioni e 375 mila contratti a termine e 433 mila collaboratori, per un totale di 2,8 milioni di lavoratori senza posto fisso. L’aumento riguarda quasi esclusivamente il part-time involontario, ossia i lavori accettati in mancanza di occasioni di impiego a tempo pieno. Non va meglio sul fronte della disoccupazione giovanile (15-24 anni), che a gennaio è salita al 38,7%, il massimo dall’inizio delle serie storiche dell’Istat. L’Italia è così il Paese più colpito del fenomeno in Europa dopo la Spagna, dove la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 55,5%. In Italia un anno fa (gennaio 2012) era a 32,3%, in Spagna al 50,2%. Sale, inoltre, a livelli record nella zona Euro la disoccupazione complessiva, che a gennaio è la piu’ alta dall’inizio delle rilevazioni Eurostat: nella Ue-17 si assesta a 11,9% e in Italia a 11,7%. Tra i Paesi membri, il tasso di disoccupazione più basso è stato registrato in Austria (4,9%), Germania e Lussemburgo (5,3%) e Olanda (6%), mentre quello più alto in Grecia (27%, il dato risale a novembre 2012), Spagna (26,2%) e Portogallo (17,6%).

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