NUMERO 1(di Jessica Sabatelli) Ognuno di noi si è procurato, da bambino e da adulto, più o meno frequentemente, delle ferite da caduta o da taglio che necessitavano del buon vecchio cerotto!

Ben più grave è la situazione di coloro che subiscono ferite gravi, specialmente quelle che sono facilmente esposte ad infezioni a causa dei batteri, presenti ovunque, dalla sporcizia alla nostra pelle.

I cerotti e i bendaggi vari hanno sempre ricoperto un ruolo importantissimo di “prima” protezione all’esposizione degli agenti patogeni ma, purtroppo, non possono scongiurare totalmente infezioni e complicanze peggiori.

Ultimamente, però, l’Università di Tecnologia di Swinburne, in Australia, dichiara di aver ideato un cerotto capace di “risucchiare” via i batteri da una ferita aperta. E’ interessante sapere che l’autrice dello studio è un’italiana, Martina Abrigo, scienziata laureata in ingegneria biomedica presso il Politecnico di Torino. Sicuramente la ricercatrice, a malincuore, conviene con il fatto che questo studio non è ancora arrivato all’ultimo step della ricerca, ovvero la sperimentazione del prodotto sull’essere umano.

Il bendaggio “aspira-tutto” è costituito da un tessuto di nanofibre della grandezza cento volte più piccola di un capello. Una volta prodotto, il cerotto è stato rivestito con allilammina, un composto in grado di attrarre, attraverso una tecnica chiamata elettrospin, un gran numero di specie batteriche. Fra gli agenti patogeni oggetto della ricerca, abbiamo i potenzialmente molto pericolosi Escherichia coli e Staphylococcus aureus, che possono causare infezioni gravi ai tessuti.

Il primo esperimento effettuato su un campione dello Staffilococco au., che si trova frequentemente sulla pelle, ha dimostrato che il batterio è stato attratto ed intrappolato nelle fibre del cerotto.

Anche l’Escherichia c., è stata risucchiata dal bendaggio “magnetico”, dimostrando anche che l’allilammina è l’unica a riuscire ad avere un tale potere attrattivo sui batteri.

Sicuramente, la tecnologia utilizzata nella composizione di questi cerotti sembra eccessivamente “avanzata” per essere applicata alla vita quotidiana o alla semplice cura di un graffio casalingo. Ma, come detto all’inizio dell’articolo, il bendaggio può avere una funzione rilevante in casi di particolare gravità e, oltre a ferite importanti, pensiamo ai malati di AIDS o di cancro, che hanno un sistema immunitario significativamente compromesso: anche un “cerotto” potrebbe, incredibilmente, salvargli la vita, scongiurando infezioni mortali.

A tal proposito la nostra italianissima coordinatrice Martina Abrigo afferma: “Alla maggior parte delle persone, la pelle si rimargina facilmente. Ma per alcuni, il processo di riparazione viene bloccato, e così questo impiega più tempo a concludersi. Questo li rende vulnerabili alle infezioni”. “Ci auguriamo che questo lavoro possa portare a medicazioni intelligenti delle ferite, che potrebbero impedire le infezioni. I medici potrebbero applicare un nanomesh sulla ferita e poi semplicemente levarla via per sbarazzarsi dei germi”.

Arrivare a progettare quello che potrebbe rivelarsi un prodotto “salvavita” è sempre un grande passo avanti che ci fa sperare nel progresso della medicina. Ora bisognerà provarlo sull’uomo ma il clima di ottimismo è davvero incoraggiante per tutti e forse presto troveremo il modo di combattere i batteri resistenti, prima che possano entrare nel nostro organismo.

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