In campo aziendale ci sono alcuni processi che divengono di fatto indispensabili. Tra questi c’è la nichelatura chimica, meglio conosciuta come elctroless nickel plating, ossia il processo di deposizione di nichel senza l’uso di corrente elettriche.

Questo trattamento chimico si è sviluppato molto negli ultimi anni visto che il nichel chimico può essere depositato su una vasta gamma di materiali molto utilizzati in industria come le leghe di alluminio, rame e sue leghe (compreso rame-tungsteno), leghe ferrose (acciaio inox, kovar, invar, mumetal) e titanio (lega Ti6Al4V), con spessori che vanno da 2-3µ fino a 50µ (e oltre), secondo le esigenze.

Perché viene fatto

Sono diversi i motivi per cui a questi materiali viene applicato lo stato di nichel. Innanzitutto il processo è molto utile per combattere la corrosione e per aumentare la resistenza all’usura. La nichelatura chimica, inoltre, offre un miglioramento generale delle superfici trattate, oppure come strato intermedio (barriera) prima di successivi trattamenti come oro, argento, stagno, ecc.

Con la nichelatura chimica aumenta la resistenza alla corrosione in quanto il rivestimento depositato presenta una porosità molto bassa, il che significa che gli agenti esterni potenzialmente nocivi non potranno arrivare a danneggiare il materiale sottostante.

Inoltre tale processo aumenta la durezza della superficie. La lega nichel-fosforo ha già di per sé una durezza molto elevata, che per intenderci può essere paragonata a quella degli acciai induriti; inoltre questo parametro può essere ulteriormente migliorato sottoponendo il pezzo a un trattamento termico ad alte temperature (300-400°C) che rende il risultato finale ancor più resistente all’usura.

Oltre a ciò c’è da considerare una elevata aderenza ed una uniformità del riporto. Il rivestimento ex novo che va a formarsi sul manufatto è caratterizzato da una notevole omogeneità in termini di spessore, anche quando il trattamento di nichelatura sull’alluminio viene eseguito su un pezzo di forme e geometrie complesse: ciò significa che non saranno necessarie delle rettifiche in seguito alla deposizione.

Il trattamento termico

Oltre al fattore della nichelatura chimica c’è da considerare il trattamento termico ai quali vengono sottoposti gli oggetti in questione. Il calore intenso è uno “strumento” indispensabile per i metalli quando si parla della loro fusione e creazione di leghe, ma si tratta anche di una risorsa particolarmente utile per fare in modo che i manufatti possano migliorare in termini di durata e resistenza meccanica. Ciò riguarda i trattamenti di tipo termico, lavorazioni di importanza cruciale per una vasta gamma di settori applicativi, che permettono di conferire al materiale una durezza superficiale elevata che è sinonimo anche di capacità di resistere all’usura e alle condizioni ambientali difficili.

Il trattamento termico avviene dopo la nichelatura chimica. Come? Investendo l’oggetto on un calore molto intenso – temperature in genere comprese tra 300 e 400 gradi celsius – che innesca nel rivestimento superficiale delle particolari reazioni chimiche che lo fanno solidificare e aderire perfettamente al metallo che si trova al di sotto, diventando un tutt’uno con esso.

Questo strato nichelato, un vero e proprio “scudo” superficiale, mediante le temperature elevate può passare da una durezza iniziale di circa 500 HV100 fino a una durezza finale di ben 1000 HV100, accertabile mediante specifici test di laboratorio.

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