Recentemente abbiamo avuto, con le elezioni amministrative, la prova della enorme frattura che si é creata fra la politica e i cittadini. L’avanzata del movimento di Beppe Grillo e il forte astensionismo sono solo due esempi di come la gente non abbia più molta fiducia nella cosiddetta “politica tradizionale”.

La “bastonata” delle elezioni avrebbe fatto sperare ad un esame di coscienza di chi (trasversalmente fra tutti gli schieramenti), negli ultimi anni, non ha saputo comunicare con i cittadini e interpretarne i bisogni.
Usiamo la parola comunicare perché é proprio questo il motivo principale di tale disaffezione. Molti politici non solo non fanno bene il loro dovere ma comunicano molto male e la gente ha la percezione che questi non comprendano nulla di ciò che é bene per il Paese.
La comunicazione é fondamentale per mantenere alto il livello del dialogo, della cooperazione, della solidarietà, e così via.
Questa forma sbagliata di “comunicazione” non é cambiata dopo le elezioni. Anzi, é peggiorata.
In questi giorni ne abbiamo avuto purtroppo una prova tangibile. Un violento terremoto ha devastato l’Emilia. Tanta gente dorme in macchina, non ha più una casa, un lavoro.
Il dolore di quelle popolazioni viene accompagnato sì da tante dichiarazioni di vicinanza e anche da gesti concreti di aiuto e raccolta fondi ma purtroppo da parte della politica é mancata ancora una volta la capacità di comunicare.
E non solo. Per difendersi dalle critiche, il capo dello Stato, Napolitano, riesce ad affermare che é stato strumentalizzato il terremoto.
Invece qui nessuno voleva strumentalizzare nulla. Stare tra la gente, cancellando per una volta appuntamenti simbolici, parate, esibizioni, sperpero di denaro, sarebbe stato il più bel modo di comunicare alla gente bisognosa la vicinanza dello Stato, della propria Nazione. Sarebbe stato un modo (per una volta “informale”) per far capire che la politica non é un mondo a parte e che il buon senso prevale anche lì. E’ vero che il Governo ha immediatamente fatto la sua parte nell’emergenza terremoto ma é anche vero che in questo delicato momento storico, gli Italiani hanno bisogno di sentirsi capiti anche con gesti e parole umane di rispetto, amicizia, solidarietà da chi li governa. Forse Napolitano ha ragione quando dice che annullare la parata non sarebbe servito a nulla; in termini economici questo potrebbe essere vero ma in termini di comunicazione, l’annullamento della parata accompagnata da una presenza di Napolitano il 2 giugno nei paesi del terremoto in mezzo alla gente, sarebbe stato un vero gesto di “coesione nazionale”. Non ci sarebbe stato modo migliore per celebrare la nascita della Repubblica Italiana interpretandone il senso autentico e anche per tentare di colmare quella distanza sempre più ampia che si é creata fra cittadini e Istituzioni.
L’Italia non ha bisogno di messaggi solenni ed eventi in pompa magna; ha bisogno di ripartire dalla sua gente che va capita, valorizzata e aiutata.
In questi giorni stiamo assistendo anche al grande evento, costato 13 milioni di euro, del Family 2012 con Benedetto XVI a Milano. Per chi sente il bisogno di una presenza e di un messaggio spirituale, anche qui, c’é un problema di comunicazione. Il Papa ammonisce i politici ma lui stesso é un politico. Partecipa ad un evento sfarzoso e va al Teatro alla Scala, circondato dal lusso. Poi elargisce bei messaggi dal palco, sì, ma era necessario farlo in un contesto così poco sobrio? Quale miglior Family Day ci sarebbe potuto essere se non quello di andare nelle case del terremoto, delle famiglie che hanno perso il lavoro e dire messa in mezzo alla gente? Almeno un giorno. Questo avrebbe fatto Gesù, senza dubbio o paura.
Viviamo una crisi difficile e, come in tutte le difficoltà, la chiave di svolta sta nel saper dialogare e comunicare fra tutti, nei modi e nei tempi giusti e, soprattuttto, evitando di urtare la sensibilità della gente.

Stefano Bassi

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