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“Le misure di austerity iniziano a farsi sentire sul già debole” sistema italiano e c’é il “rischio che il malcontento possa continuare a salire, influenzando la capacità e la volontà del prossimo governo di perseguire ampie riforme”. Lo afferma un report di Morgan Stanley. “Progressi sono stati compiuti, ma resta ancora da fare per i problemi strutturali”. L’economia italiana – secondo Morgan Stanley – si contrarrà quest’anno di un ulteriore 1,2%, dopo una stimata contrazione del 2,1% nel 2012. Prevista una debole ripresa dopo la prossima estate, che dovrebbe rafforzarsi nel 2014.

“Le misure di austerity iniziano a farsi sentire sul già debole” sistema italiano e c’é il “rischio che il malcontento possa continuare a salire, influenzando la capacità e la volontà del prossimo governo di perseguire ampie riforme”. Lo afferma un report di Morgan Stanley. “La domanda per il prossimo governo è come rafforzare il tessuto economico e raggiungere una ‘nuova normalità’ con una crescita sostenuta – si legge nel report -. Progressi sono stati fatti ma resta ancora da fare per i problemi strutturali”.

L’economia italiana si contrarrà quest’anno – secondo Morgan Stanley – di un ulteriore 1,2%, dopo una stimata contrazione del 2,1% nel 2012: una debole ripresa potrebbe iniziare dopo la prossima estate e rafforzarsi nel 2014, “quando stimiamo che l’attività economica si espanda dello 0,5%. Uno dei rischi è che i tassi di interesse, che di recente sono stati più bassi del previsto, inizino ad aumentare ancora, a causa dell’intensificarsi della crisi dell’area euro senza risposte politiche e risposte politiche non efficienti”.

Morgan Stanley ritiene che ci sia una possibilità del 20% che la contrazione del pil sia superiore al 2% nel 2013: “questo scenario di recessione più profonda e più alte spese di interesse avrebbe effetti negativi sulla traiettoria del debito italiano e forse sul rating sovrano”. “La domanda più pressante per il prossimo governo è come rafforzare il tessuto economico. E questo perché le ferite lasciate dalla recessione hanno probabilmente danneggiato il lato dell’offerta, riducendo ulteriormente il già debole potenziale di crescita. Anche se nella giusta direzione, le riforme strutturali attuate dal governo tecnico non sono stata abbastanza di ampia portata da materialmente alzare la futura crescita”.

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