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“Ragazzi, tendete a ideali alti, siate santi”. E’ la consegna che Benedetto ha lasciato alle ragazze e ragazzi della Cresima dell’arcidiocesi ambrosiana, incontrati nella tarda mattinata di oggi allo Stadio “Meazza” di Milano. Una folla di 80 mila persone lo ha acclamato con grande entusiasmo, come altrettanto calorosa era stata, in precedenza, l’accoglienza riservata al Papa dai circa 5 mila tra sacerdoti, religiose e seminaristi incontrati verso le 10 nel Duomo per la celebrazione dell’Ora media. La cronaca dei due avvenimenti nel servizio dell’inviato, Alessandro De Carolis:

La Milano del sabato è un deserto umano, tranne che nel luogo abitualmente deputato a contenere, attorno a un rettangolo verde, una delle più brucianti passioni italiane del fine settimana. Solo che è una diversa “partita” quella che oggi si disputa nello stadio di San Siro, la “Scala del calcio”. I giocatori sono l’impressionante parata di ragazzini prossimi alla Cresima o appena confermati – casacche gialle, blu, rosse a colorare tutto l’emiciclo. Spettatori sono le migliaia di catechisti, genitori, padrini che li affiancano. Anche il boato che esplode verso le 11.45 ha una carica di decibel da far impallidire i tifosi della domenica.

Nel catino del “Meazza” va in scena “Lo spettacolo dello Spirito” e il “campione” oggi è il Papa. Benedetto XVI arriva in un tripudio di grida, fa il giro di campo sulla piccola papamobile elettrica, prende posto sul palco che somiglia a una barca, dominato dalla scritta cubitale “Prendi il largo con Pietro”. Lo spettacolo preparato dai ragazzi è pieno di musica e coloratissimo. A un certo punto, una coreografia costruisce davanti al Papa i contorni di una famiglia e l’invenzione pare quasi una risposta a chi la famiglia la vede sempre più smembrata. Poi, la barca stende una vela e una rete si srotola sul campo, sull’erba che per qualche minuto diventa il mare di una pesca giovane, giovanissima. “Siete ormai cresciuti”, dice ai ragazzi Benedetto XVI, con la Cresima avete detto il vostro “sì libero e consapevole” a Dio:

“Cari ragazzi e ragazze, tutta la vita cristiana è un cammino, è come percorrere un sentiero che sale su un monte – quindi non è sempre facile, ma salire su un monte è una cosa bellissima – in compagnia di Gesù; con questi doni preziosi la vostra amicizia con Lui diventerà ancora più vera e più stretta”.

Il Papa catechista spiega i sette doni dello Spirito Santo ai ragazzi, li definisce “fortunati” per la radicata tradizione ambrosiana a curare gli oratori, li invita a non credere a chi dice loro che la vocazione da piccoli non può essere perché, afferma, “un futuro grande pittore dipinge già da bambino”. Al contrario, li sprona:

“Non siate pigri, ma ragazzi e giovani impegnati, in particolare nello studio, in vista della vita futura: è il vostro dovere quotidiano e una grande opportunità che avete per crescere e per preparare il futuro. Siate disponibili e generosi verso gli altri, vincendo la tentazione di mettere al centro voi stessi, perché l’egoismo è nemico della vera gioia…. Cari ragazzi, care ragazze, vi dico con forza: tendete ad alti ideali: tutti possono arrivare ad una alta misura, non solo alcuni! Siate santi! Ma è possibile essere santi alla vostra età? Vi rispondo: certamente! Lo dice anche sant’Ambrogio, grande Santo della vostra Città, in una sua opera, dove scrive: ‘Ogni età è matura per Cristo’.

Prima di incontrare i giovani, Benedetto XVI era entrato in Duomo per parlare del “poema” del sacerdozio e della bellezza di un “cuore indiviso” che sceglie di darsi tutto a Dio in una consacrazione religiosa. Ai presbiteri, alle religiose e ai religiosi che gli hanno tributato applausi e affetto e con i quali ha celebrato l’Ora Media, secondo il rito ambrosiano, il Pontefice ha ribadito anzitutto l’unicità del “dono” del sacerdozio:

“Senza dubbio, l’amore per Gesù vale per tutti i cristiani, ma acquista un significato singolare per il sacerdote celibe e per chi ha risposto alla vocazione alla vita consacrata: solo e sempre in Cristo si trova la sorgente e il modello per ripetere quotidianamente il ‘sì’ alla volontà di Dio”.

“Vi incoraggio”, “guardate al futuro con fiducia” e contate “sulla fedeltà di Dio”, ha proseguito Benedetto XVI, che ha rammentato i nomi dei tanti sacerdoti Beati diventati esempi, anche recenti, di eccellenza cristiana, tra i quali Carlo Gnocchi, o Luigi Monza:

“Chiediamo fiduciosi al Datore di ogni dono di rendere sempre fecondo il ministero dei sacerdoti, di rafforzare la testimonianza delle persone consacrate, per mostrare al mondo la bellezza della donazione a Cristo e alla Chiesa, e di rinnovare le famiglie cristiane secondo il disegno di Dio, perché siano luoghi di grazia e di santità, terreno fertile per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata”.

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