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coppia-gay-allariston(di Giulio Perrotta) La Quarta Sezione della Corte di Strasburgo è stata adita per decidere su un ricorso sollevato da Enrico Oliari, Presidente di “Gaylib”, associazione nazionale dei gay liberali e di centro-destra; in particolare, nel 2009, due coppie trentine furono seguite dall’Avv. Alexander Schuster per contrastare il rifiuto opposto dal Sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, di procedere alle pubblicazioni di matrimonio.

Il Tribunale rigettò il ricorso, ma la Corte d’Appello ritenne che la legge italiana poteva essere considerata in violazione della Costituzione, sollevando così una questione di legittimità costituzionale, in ordine agli artt. 2, 3 e 29 Cost. sui diritti inviolabili dell’uomo, sul principio di uguaglianza formale e sostanziale e sul concetto di famiglia.

La Corte Costituzionale statuì che riservare il matrimonio alle coppie eterosessuali non era incostituzionale, ma che vi era un diritto fondamentale delle coppie omosessuali ad ottenere il riconoscimento delle loro unioni (Sent. C. Cost. n. 138/2010, n. 170/2014).

La Corte d’Appello, preso atto di tale esito dell’incidente di costituzionalità, rigettò il reclamo. In Cassazione, immaginando un esito altrettanto negativo, il 21 marzo 2011 venne depositato personalmente a Strasburgo il ricorso di Oliari e al. c. Italia (n. 18766/11).

Si trattava del primo ricorso italiano su questioni legate al mondo omosessuale (LGBT), in ordine alla violazione da parte dell’Italia dell’art. 8 della CEDU sul “diritto al rispetto della propria vita privata e familiare”.

La Quarta Sezione della Corte di Strasburgo, sulla scorta di quanto contenuto nel ricorso, ha dato pienamente ragione al ricorrente, riconoscendo l’assenza normativa nell’ordinamento giuridico italiano in tema di riconoscimento delle coppie omosessuali e relative posizioni giuridiche soggettive. In particolare, ha affermato che: <<La protezione legale disponibile attualmente a coppie dello stesso sesso non solo non garantisce i bisogni fondamentali per una coppia che sia in una relazione stabile, ma non dà neanche sufficienti certezze>>; inoltre, pur riconoscendo che la non estensione del diritto al matrimonio resta una scelta legittima dei diversi stati, ha continuato ad affermare che il vuoto normativo nell’ordinamento italiano non è più ammissibile: <<La tutela legale attualmente disponibile in Italia per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di una coppia impegnata in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile>>. La decisione è stata adottata all’unanimità.

In Italia, la normativa sul tema è sempre stata molto lacunosa, e oggi interviene la Sentenza di Strasburgo a sanzionare l’inerzia giuridica di un paese mentalmente arretrato e troppo legate a logiche cattoliche e maschiliste, come se l’omosessualità fosse ancora una patologia da curare o un disturbo da controllare.

In Italia dev’essere introdotta una normativa organica in materia di riconoscimento delle coppie omosessuali e relative posizioni giuridiche soggettive. Lo ha deciso a chiare lettere la Corte di Strasburgo nel primo dei quattro ricorsi pendenti e l’Italia viene dunque condannata a 120 milioni di euro per non aver ottemperato alla realizzazione della normativa giuridica ad hoc e a 5mila euro cadauno coppia a titolo di risarcimento del danno morale.

Secondo i rilevamenti dell’Associa-zione “ILGA Europe” il Regno Unito è il paese in cui la popolazione omosessuale maggiormente rispettata, col 77% di atteggiamenti non discriminanti, mentre l’Italia è tra le ultime classificate, con un 19% che la vede allo stesso livello sociale e giuridico della Bulgaria, Bosnia, Turchia, Lituania e Lettonia.

Questo dovrebbe bastare per cominciare a normare sul tema, magari introducendo tutta una serie di istituti volti alla tutela delle posizioni giuridiche soggettive delle coppie omosessuali: immaginiamo il matrimonio civile, i patti di convivenza e la famiglia di fatto in assenza di legame coniugale formale. Riconoscere diritti, doveri, obblighi e poteri non è soltanto necessario ma è fondamentale, in un paese che vede nella sua Carta Costituzionale tutta una serie di diritti inviolabili dell’uomo e il principio di uguaglianza formale e sostanziale.

 

 

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