belgio_ansa_22nov_650_jpg_1064807657(di Giuseppe La Rosa) Dopo l’attacco alle Torri gemelle, nel 2001, l’economia globale subì un grave rallentamento, causato dalla paura e dal rischio attentati che si diffuse in tutti i Paesi avanzati. Infatti, coloro che per lavoro avevano necessità di viaggiare, si ritrovarono in aeroplani semivuoti, soprattutto per le tratte intercontinentali.  

Negli Usa andarono persi circa un milione di posti di lavoro, e il traffico aereo calò del 15%. Ma, a seguito della breve recessione, tutti i Paesi sviluppati recuperarono velocemente le perdite, per merito degli interventi decisi dei governi.  Inoltre, l’economia ripartì anche grazie all’influenza positiva delle nuove tecnologie, che in quel periodo cominciarono a diffondersi a macchia d’olio.

La stessa cosa è accaduta lo scorso anno, a seguito degli attentati del 13 novembre a Parigi. In un primo momento l’impatto negativo degli attacchi ha inciso fortemente sull’economia francese ma, nelle successive due settimane, i risultati  non sono apparsi poi così negativi: il traffico negli aeroporti era diminuito appena del 6% e la Banca di Francia aveva comunicato un calo della crescita solo di un decimo percentuale.

Anche per quanto riguarda gli attacchi a Bruxelles, si prevedono dei contraccolpi nel breve periodo. Secondo le stime i settori più colpiti saranno i trasporti aerei, alberghi, ristorazione e il lusso. Ma ci saranno conseguenze anche per la domanda interna, a causa dei maggiori risparmi da parte dei consumatori, e della profonda incertezza. Malgrado ciò, per il Belgio non sembra prospettarsi un brusco rallentamento dell’economia nel lungo periodo.

Il rischio potrebbe riguardare più l’eventuale sospensione di Schengen, con il conseguente rafforzamento dei controlli alle frontiere. Tale scelta, avrebbe per i Paesi membri e per il mercato unico dei costi imprevedibili.

Secondo France Stratégie, un istituto di ricerca francese, la chiusura delle frontiere avrebbe costi complessivi per più di 100 miliardi entro il 2025. L’Istituto comunica che lo stop al libero scambio nell’Ue avrebbe un impatto per lo 0,8% del Pil totale.

Nel breve periodo i danni deriverebbero dall’impatto sul turismo, e dunque sulla spesa turistica, e ovviamente dal commercio tra i paesi. Inoltre, sarebbe più negativo il blocco permanente della libera circolazione, che nel medio-lungo periodo potrebbe determinare un’ampia flessione degli scambi, compresa tra il 10% e il 20%. Ci sarebbero poi altre ripercussioni, soprattutto sui flussi finanziari e sugli investimenti, con danni potenziali difficili da stimare.

Diversi Paesi membri hanno già reintrodotto i controlli alle frontiere per fronteggiare i rischi legati al terrorismo e per gestire il flusso record di  migranti provenienti dal Medio Oriente. Di fronte a questo quadro, il prolungamento dei controlli fino a due anni, previsto dal trattato di Schengen in casi eccezionali, non appare più così remoto.

 

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