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di Avv. Giovanni Reho, Avv. Laura Summo – È ormai chiaro che con l’avvento dell’intelligenza artificiale stiamo assistendo una rivoluzione epocale. Le promesse che quotidianamente ci rivolgono i nuovi sistemi AI riguardano i concetti di massima efficienza, velocità e automazione.

Ormai risuonano nelle nostre menti solo queste parole.

In questo scenario inarrestabile che viaggia più veloce di quanto possiamo immaginare, ci siamo voluti fermare per riflettere.  C’è qualcosa che manca all’AI? La risposta, sembrerà provocatoria, ma è stata SI.

Per una certa deformazione personale abbiamo posto in relazione due professioni apparentemente distanti ma che in realtà condividono comuni e profonde radici: il musicista e l’avvocato.

Entrambi lavorano con storie umane. Entrambi trasformano emozioni in forma. Entrambi si assumono la responsabilità di dare voce a ciò che spesso le persone non riescono ad esprimere.

Un brano musicale non è solo una sequenza di note o, almeno, lo è sino a quando rimane stampato sullo spartito. Ma quando diventa musica percepibile dai sensi si trasforma in un testo vivo, in cui respiro, tempo, intensità e anima cambiano con il musicista che sta eseguendo il brano.

Un bravo musicista si prende tempo e ascolta il silenzio con concentrazione prima di emettere il suono. Le stesse pause in musica sono tempi di attesa funzionali e necessari all’armonia sonora del brano. Il musicista deve sapere modulare la pressione delle dita, la profondità del fiato, il peso del corpo. Ogni esecuzione è il risultato di ciò che è l’esecutore in quell’esatto momento.

Allo stesso modo, l’avvocato non si limita ad applicare norme e scrivere atti. Dietro ogni fascicolo c’è una storia e dietro ogni storia ci sono sempre persone, spesso afflitte dal conflitto e dalla paura, dal desiderio di giustizia e tutela dei propri diritti.

Il compito dell’avvocato è ascoltare. Non solo per raccogliere informazioni utili alla strategia difensiva, ma per comprendere la profondità del vissuto personale di ogni individuo. Senza questa comprensione, il diritto rischia di diventare freddo, distante e astratto.

L’avvocato, come il musicista, deve ritagliarsi tempo e spazi di riflessione per comprendere il contesto, cogliere le sfumature, dare rilievo a ciò che non è immediatamente visibile, entrare nel profondo delle storie umane e mettere strategicamente in risalto solo quanto è utile e necessario alla tutela dell’assistito.

È un atto estremamente umano.

L’intelligenza artificiale ci aiuta ad elaborare in poco tempo una grande quantità di informazioni ma non vive i tempi della riflessione e del pensiero creativo, critico e responsabile.

Il tempo e l’empatia restituiscono invece rispetto e dignità alla storia umana. Ascolto e sensibilità consentono di entrare in relazione con chi si affida al professionista, cogliendo ogni sfumatura che può fare la differenza.

Lo fa un musicista e lo fa l’avvocato.  In ogni caso l’incontro umano rimane il centro di ogni esperienza e sempre di più, con senso critico e responsabilità, bisogna circondarsi di persone capaci di ascoltare in modo attivo, comprendere anche ciò che non viene detto e dare vita ad una storia che merita sempre la migliore e unica narrazione che possa esistere.

Avv. Giovanni Reho, Avv. Laura Summo, rehoandpartners

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