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di Giovanni Reho – È capitato a tutti di imbattersi in colleghi o collaboratori con difficoltà a stabilire positive relazioni di team oppure incapaci di contribuire ad un ambiente relazionale costruttivo.

Si tratta di soggetti che possono vivere disagi personali senza a volte essere del tutto consapevoli e che proiettano il loro malcontento nell’ambiente di lavoro avvelenando la serenità e a volte la stessa salute di altre persone.

La strategia di tali irrequieti disturbatori è quella di creare segreti intrighi, alleanze estemporanee e serpeggiante dissenso in contrasto con chi desidera impegnare e costruire il proprio tempo in modo limpido e trasparente.

L’abilità di costoro è la seduttività, arma affilatissima con quale cercano di stabilire relazioni apparentemente rassicuranti, contrassegnate da gesti di disarmante disponibilità e generosità con la maschera della manipolazione, del controllo, del sospetto e della gelosia possessiva creando forti sensi di colpa in quanti avvertono il disagio dei loro ambigui comportamenti.

Questa attitudine impedisce loro di sviluppare la consapevolezza che le relazioni e le esperienze nel lavoro sono fonte di una straordinaria ricchezza che rappresenterà per sempre il proprio bagaglio di vita.

Accade infatti che al termine di una fase di formazione, spesso interrotta perché gli altri sono sbagliati e responsabili di errori inescusabili, invece di valorizzare il percorso formativo nel modo più edificante nel loro interesse, continuino a serbare irrisolti rancori e legami anche simbolicamente negativi con il passato.

In questo modo, il passato diventa per loro un deserto nel quale hanno spazzato via tutto, quello che hanno potuto dare e quanto hanno accettato di ricevere.

Queste riflessioni nascono dalla casuale lettura di un biglietto che un giovane studente universitario ha lasciato ai propri colleghi dopo un periodo di internship all’estero.

“E’ il mio ultimo giorno di Internship e desidero fermarmi un attimo per esprimere la mia sincera gratitudine per tutto quello che ho vissuto grazie alla nostra collaborazione.

Riflettendo su questo periodo, sono immensamente grato per ogni singolo momento trascorso insieme. Questi tre mesi sono stati fondamentali per la mia crescita e formazione, e molto di ciò che ho appreso e vissuto è grazie alla vostra preziosa guida, supporto e pazienza.

Desidero esprimervi un profondo ringraziamento per avermi dato questa opportunità. La vostra disponibilità, comprensione e apertura sono stati pilastri fondamentali nel mio percorso sia professionale che personale.

Spero che il futuro possa offrirci altre opportunità di collaborare nuovamente o, almeno, di incrociare in qualunque altra occasione le nostre strade.

Buona fortuna per tutto.”

È difficile non provare emozione e non imparare da un gesto simile. È un nobile atto di ringraziamento verso i propri compagni di viaggio ma è soprattutto la convinzione di quanto quel percorso sarà per sempre una fase importante della propria crescita e formazione.

È un modo per non lasciarsi il deserto alle spalle, ma un immenso campo fiorito di cui godere dei suoi colori ogni volta che ne avremo bisogno lungo il cammino della vita.

Giovanni Reho

#avv.giovannireho

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