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SABBA_cover_800 Ci siamo spesso occupati ultimamente su www.spl80.com di Sabba E Gli Incensurabili, la band napoletana che ha fatto della musica impegnata il proprio marchio di fabbrica.

Così, mentre il tour promozionale dell’ultimo album Sogno E Sono Fesso è terminato ieri a Pompei, l’AltraPagina ha avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con la band, ecco quello che ci siamo detti:

Sabba e gli Incensurabili… ci raccontate per iniziare come vi siete conosciuti e come avete scelto il nome per la vostra band?

Sabba ha incontrato il resto della band nel 2010. Il nome nacque dall’idea di affrontare la musica come momento di totale libertà espressiva, come la possibilità di affrontare qualsiasi tematica in maniera diversa, non convenzionale, non schematica, appunto libera e non censurabile. Ecco perché Gli Incensurabili.

È da poco uscito il vostro secondo album “Sogno E Son Fesso”, quali sono i temi principali trattati in questo disco?

Le tematiche sono subito intuibili a partire dal titolo del disco, fino ai titoli di ognuno dei brani che lo compongono. Trovare un filrouge tra i brani del disco è possibile, basti pensare all’idea di rivalsa che non solo pervade le nostre canzoni, ma è forse il senso precipuo del progetto Sabba e Gli Incensurabili. Diciamo che ci si approccia in prima persona illudendo l’uditore di un racconto semplice, spesso basato su una presunta esperienza personale o una relazione con una donna, per raffigurare – neanche troppo velatamente – le relazioni, le frustrazioni, la condizione dei giovani della nostra generazione vittima della crisi e senza futuro. I brani “Per Resistere”, “Chiamatemi Nerone”, “Bang!”, “Non mi fotti più” ne sono forse gli esempi principali.

Uno dei brani più interessanti dell’album è “Per Resistere”, secondo voi quali sono i motivi per andare avanti?

Ognuno ha il suo, bisogna cercarlo e non mollarlo mai. Noi abbiamo la Musica, la nostra idea di Musica, il nostro modo di scriverla e di suonarla. Il nostro modo di usare un certo stile comunicativo per dire delle cose a quante più persone possibili, creando pian piano una comunità di persone “sveglie” che non si accontenta della solita roba.

SABBA07 copia 2Rispetto al precedente lavoro e disco d’esordio (Nessuno Si Senta Offeso) quali sono le principali differenze con “Sogno E Son Fesso”?

Sicuramente il duro lavoro dedicato a questo secondo disco, le pre-produzioni, il lavoro sugli arrangiamenti, l’attenzione sui suoni, il mastering a New York per avere un determinato sound, insomma nulla o quasi lasciato al caso, compresi i testi, basati stavolta sull’idea di offrire più livelli di lettura, sacrificando l’immediatezza per cercare qualcosa di più, lasciando a chi ascolta sempre e comunque la libertà di leggere ciò che si confà al proprio animo e alla propria esperienza, ma dando sempre fortemente un messaggio preciso.

La cover del nuovo album mostra una coppia in mongolfiera, cosa significa? È collegata ai temi del disco?

È collegata al titolo del disco, così come al primo videoclip, quello di “Per Resistere”. È opera di Giacomo Triglia, firma ormai nota ai più, il quale ci ha dato subito l’idea di un viaggio romantico, di un’avventura nella quale non necessariamente devi sapere dove stai andando, dove ti porterà la vita. Ciò che conta è intraprendere per davvero un viaggio, farlo con coraggio e soprattutto con un pizzico di romanticismo in più. È un messaggio rivolto alla nostra generazione, è un messaggio rivolto a chi segue Gli Incensurabili e ascolta la nostra Musica.

SABBA03 copiaCome è stata la reazione del pubblico ai vostri concerti? Siete soddisfatti da come sono state accolte le vostre canzoni? Contate di proseguire il tour anche in estate?

Il disco è uscito a Gennaio, le canzoni sono ancora nuovissime, fresche di stampa e fresche anche di live. Le due date di presentazione in Campania sono state più che incoraggianti, il primo minitour tra Milano, Perugia, Trento e Roma lo sono state forse ancora di più. Abbiamo incontrato tantissime persone nuove, venduto molti dischi e avuto la sensazione che quella gente stesse concretamente dando un senso a tutto questo “casino” che significa portare avanti un progetto simile. Torneremo a Roma, scenderemo in Sicilia, molto probabilmente saliremo ancora al Nord. Non vogliamo fare altro che suonare, ed è quello che stiamo facendo. Ci aspettano due date a Sorrento, Galleria 19 a Napoli, saremo ospiti dei DiscoDays al Teatro Palapartenope, insomma finché ci proporranno di suonare, noi ci saremo sempre!

Nei vostri brani trattate spesso temi sociali e di denuncia, come spesso accade ad altri artisti e band meridionali (Caparezza, Sud Sound System, 99 Posse, solo per fare qualche esempio), secondo voi per quali motivi negli ultimi tempi la canzone di denuncia si è sviluppata più al Sud rispetto al resto d’Italia?

Forse non solo la cultura di cui siamo permeati e le tradizioni che respiriamo ogni giorno ci portano a volerci liberare, magari sarà anche che viviamo fortemente il disagio di avere un gap qui al Sud per il quale siamo ormai succubi di cose che non funzionano da anni, e per fortuna ancora oggi, noi “nuove leve” così come facevano i vari Carosone, Pino Daniele e tanti di quelli che hai citato, con ironia e sarcasmo o con toni più cattivi, abbiamo sempre voglia di tirare fuori il nostro disagio, non solo per sentirci vivi, ma per farci sentire vivi anche dall’esterno, per tirare fuori i problemi che viviamo quotidianamente e dire alla gente che chiudere gli occhi e arrendersi proprio non va. La gente abbassa la testa troppo facilmente.

Nell’estate 2011 avete registrato un Ep dal titolo “Sì, Ma Quanta Gente Porti?”, come vedete al momento lo stato di salute della musica indie italiana? In questi ultimi anni è iniziato a cambiare qualcosa o si è sempre giudicati in base a quanta gente si porta in un locale?

La critica è rivolta a direttori artistici improvvisati e club senza scorza e senza stile. Per fortuna nel nostro caso non abbiamo mai vissuto esperienze simili in prima persona, ma siamo certi che ci sono sempre stati episodi da “Si, ma quanta gente porti?” e sempre ci saranno. Questo è a dir poco ridicolo. Come si fa a far crescere la qualità della proposta artistica, se la logica è “basta che funzioni”?

Quali sono gli artisti che vi hanno maggiormente influenzato nella vostra crescita artistica?

Edoardo Bennato, Rino Gaetano, Fred Buscaglione, Pino Daniele, Enzo Jannacci, Luigi Tenco, Giorgio Gaber, tra i più recenti invece Daniele Silvestri e Caparezza sopra tutti. Il teatro canzone blues. Lo Swing ‘n’ Roll, il Cabaret Rock. Ci hanno definiti in mille modi, e la cosa ci piace. Finché non si riuscirà a darci un’etichetta sola, noi sorrideremo soddisfatti. Ci piace cercare, mischiare, costruire e rimescolare. Musicalmente si avvertono soprattutto il blues, il rythm’n’blues, il rock’n’roll, swing e soul music, riferimenti sempre di un certo spessore e molto indietro nel tempo. Qualcuno ha scritto che facciamo “Vintage Swing” ma come lo spieghi che “Per Resistere” nasce dall’ascolto di “Basta che mi vuoi” dei The Showmen (che sono tutt’altro che swing ‘n’roll)? C’è un filo conduttore tra i brani anche se i riferimenti sono molto eterogenei.

In passato avete aperto i concerti di alcuni artisti di punta del panorama indie italiano (Modena City Ramblers, Manu Chao, Gogol Bordello, Pan Del Diavolo…) con che artista vi piacerebbe collaborare in futuro in un vostro brano?

Edoardo Bennato, gli Avion Travel, Daniele Silvestri sopra tutti.

(Andrea Dasso)

 

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