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cover_coffeecups_istante(di Andrea Dasso) Qualche mese fa ci eravamo occupati del ritorno dei Coffee Cups, la band indie che dalla cover di Bob Dylan si è lanciata in un’avventura fatta di brani propri. Ora abbiamo avuto l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere con due cups, Max e Simona, ecco cosa ci siamo detti:

  1. Iniziamo dal vostro nome, Coffee Cups, ci spiegate come lo avete scelto e cosa significa? Intanto un saluto a tutti quelli che che leggeranno l’intervista! Chi vi parla è Max Aloi, co-fondatore e attualmente bassista della band. Dato che la stessa è nata come cover band di Bob Dylan circa dieci anni fa, il nome deriva da una sua canzone,One More Cup Of Coffee, un brano di un LP che si intitola Desire, al quale mi sento molto legato. Questo album mi ha condizionato a partire dall’infanzia e, grazie ad esso, ho iniziato a suonare, cantare e scrivere canzoni. E se poi vogliamo dirla tutta, il caffè è una bevanda di cui faccio largo uso!
  2. Ci raccontate un po’ come vi siete conosciuti e come avete iniziato a suonare assieme? Beh, Davide (chitarra solista) l’ho conosciuto in sala parto dato che è mio figlio!All’età di 9 anni gli ho messo in mano una chitarra e dopo circa 3 anni ha partecipato al suo primo concerto con i Coffee Cups e nel 2011 ha iniziato a far parte della formazione in pianta stabile; Andrea (batteria) era compagno di scuola di Davide e,dopo aver suonato con lui in diversi gruppi, è approdato nella nostra band; invece la nostra “front-woman” Simona Confortino (chitarra e voce solista) ha risposto ad uno dei tanti annunci che avevamo messo su Villaggio Musicale (una sorta di motore di ricerca per musicisti) quando ancora con la vecchia formazione si era deciso di trovare una cantante solista e con lei è nato immediatamente un sodalizio che si è rivelato molto collaborativo e prolifico dal punto di vista artistico, in quanto la maggior parte dei brani inediti porta la sua firma
  3. I Coffee Cups erano già stati un progetto, terminato nel 2006, quali sono le principiali differenze della band di oggi rispetto a quella di ieri?Come accennavo prima, il progetto è nato nel 2006 come cover band di Bob Dylan ed è sempre stata attiva con un turn over pazzesco di personaggi all’interno delle varie line up e con il passare del tempo, sentendoci sempre più stretti all’interno di una cover band, abbiamo iniziato a spaziare in brani di nostra produzione prima in inglese e poi in italiano, fino ad arrivare ad un cambio totale di genere. La differenza è sostanziale, tanto da voler dare un taglio netto al passato, non per rinnegare la nostra storia, ma più che altro perché l’alchimia che si è creata con questa nuova formazione non ha precedenti, un approccio verso la musica totalmente diverso, sicuramente meno curatonei dettagli tecnici, ma molto più d’impatto a livello di fruibilità da parte del pubblico e anche coreografico. Abbiamo conservato il nome prima di tutto perché ci è stato chiesto da alcuni componenti della formazione precedente e in secondo luogo per continuare a sfruttare la popolarità acquisita negli anni.
  4. Quali sono gli artisti che vi hanno influenzato maggiormente nella vostra carriera?Partendo dal presupposto che ci sono 3 generazioni diverse all’interno della band, due ventenni (Davide e Andrea), una trentenne (Simona) e uno prossimo alla cinquantina (Max), ognuno di noi ha un background musicale molto diverso. Per quanto riguarda me (Max) per fortuna o purtroppo sono stato influenzato da quasi tutto il panorama rock americano e inglese anni ’70 e ’80 (dico anche purtroppo perché, pur facendo tutto il possibile, non riesco a liberarmi di questi retaggi nostalgici, probabilmente per questo la scelta di collaborare con musicisti molto più giovani di me). Posso rispondere anche a nome di Davide e Andrea, conoscendoli molto bene: pur avendo anche loro una formazione musicale che parte dal rock anni ’70 e ’80, ovviamente hanno avuto poi un’influenzada partedi generi più attuali seguendo musicisti come i Green Day, Ed Sheeran, Bruno Mars, Libertines ecc., e da qui lascio rispondere a Simona che ha sicuramente vissuto esperienze musicali diverse dalle nostre. Ciao a tutti, beh effettivamente avendo una mamma appassionata di Giorgia, Celine Dion e Mariah Carey, non potevo sicuramente non diventarne una seguace anch’io. Quindi all’età di 9 anni ho cominciato a cantare le loro canzoni. Successivamente il mio carnet musicale si è allargato sfiorando quasi tutti i generi, dal rap al pop leggero, dall’ascolto di grandi chitarristi come Mark Knopfler e Tommy Emmanuel alla discomusic. Un bel minestrone per internderci!
  5. Avete appena realizzato il vostro nuovo singolo “Istante”, descrivetecelo in 3 parole… Spontaneo, fresco, immediato.
  6. Il video di Istante è stato autoprodotto e realizzato da voi, è stata un’avventura difficile? Com’è stato trasformare il testo del brano in un video?In realtà, la descrizione in tre parole del video rispecchia esattamente anche ciò che concerne la produzione: è stato molto spontaneo girare le scene, senza avere un copione scritto o qualcosa di simile, giusto un paio di idee e “ciack si gira”! I protagonisti del video sono nostri amici, un vantaggio che ha permesso di realizzare il tutto in un solo pomeriggio. I due avendo ascoltato la canzone, hanno cercato (anche seguendo qualche nostro consiglio) di interpretare il testo, ma il tutto secondo il loro gusto e avendo molta libertà d’azione. Il montaggio delle scene è ciò che ha richiesto più tempo, più che altro perchè non è esattamente il nostro lavoro…ma è stato davvero divertente realizzarlo con le nostre mani!
  7. Avete in programma un album dopo l’uscita di questo primo singolo, potete anticiparci qualcosina? Assolutamente NO!! Dovrà essere una sorpresa! Come qualcuno ha detto in passato: l’attesa aumenta il piacere!
  8. Ho letto che alcuni brani del nuovo lavoro saranno cantati in inglese, come sono stati scelti i brani da incidere in inglese o in italiano? Con quale lingua vi sentite più a vostro agio dietro al microfono? Premesso che, a mio parere (Simona), la lingua inglese è molto più musicale dell’italiano, sicuramente essendo di madrelingua italiana, sono convinta che quest’ultimo permetta di esprimermi molto più correttamente e profondamente. Tutto questo per dire che i brani che faranno parte dell’album sono stati scelti in base all’orecchiabilità e al testo. Vogliamo che la gente ascolti qualcosa di “noi”, della nostra personale interpretazione e che arrivi chiaro il messaggio contenuto nei nostri inediti.
  9. Quando vi potremo vedere dal vivo a proporre i vostri brani?Possiamo saltare direttamente alla prossima domanda? Scherzo, è solo che in realtà al momento non abbiamo date fissate a lungo termine. Nel frattempo stiamo preparando nuovi brani da proporre e stiamo lavorando sui prossimi progetti.
  10. Proiettiamoci nel futuro: chi vi piacerebbe avere ospite nel vostro prossimo album?Non vorremmo peccare di presunzione, però ci piacerebbe che tutto ciò che verrà realizzato in questo disco fosse tutta farina del nostro sacco, dalle composizioni all’esecuzione vera e propria dei brani; troppo facile avvalersi di collaborazioni esterne sicuramente molto più professionali di noi per avere un prodotto sicuramente più appetibile, ma la soddisfazione che si ha quando si fa tutto da soli non ha prezzo….poi quando avremo voglia di tirare fuori la mastercard vedremo chi chiamare a supporto……

 

  1. Iniziamo dal vostro nome, Coffee Cups, ci spiegate come lo avete scelto e cosa significa? Intanto un saluto a tutti quelli che che leggeranno l’intervista! Chi vi parla è Max Aloi, co-fondatore e attualmente bassista della band. Dato che la stessa è nata come cover band di Bob Dylan circa dieci anni fa, il nome deriva da una sua canzone,One More Cup Of Coffee, un brano di un LP che si intitola Desire, al quale mi sento molto legato. Questo album mi ha condizionato a partire dall’infanzia e, grazie ad esso, ho iniziato a suonare, cantare e scrivere canzoni. E se poi vogliamo dirla tutta, il caffè è una bevanda di cui faccio largo uso!

  2. Ci raccontate un po’ come vi siete conosciuti e come avete iniziato a suonare assieme? Beh, Davide (chitarra solista) l’ho conosciuto in sala parto dato che è mio figlio!All’età di 9 anni gli ho messo in mano una chitarra e dopo circa 3 anni ha partecipato al suo primo concerto con i Coffee Cups e nel 2011 ha iniziato a far parte della formazione in pianta stabile; Andrea (batteria) era compagno di scuola di Davide e,dopo aver suonato con lui in diversi gruppi, è approdato nella nostra band; invece la nostra “front-woman” Simona Confortino (chitarra e voce solista) ha risposto ad uno dei tanti annunci che avevamo messo su Villaggio Musicale (una sorta di motore di ricerca per musicisti) quando ancora con la vecchia formazione si era deciso di trovare una cantante solista e con lei è nato immediatamente un sodalizio che si è rivelato molto collaborativo e prolifico dal punto di vista artistico, in quanto la maggior parte dei brani inediti porta la sua firma

  3. I Coffee Cups erano già stati un progetto, terminato nel 2006, quali sono le principiali differenze della band di oggi rispetto a quella di ieri?Come accennavo prima, il progetto è nato nel 2006 come cover band di Bob Dylan ed è sempre stata attiva con un turn over pazzesco di personaggi all’interno delle varie line up e con il passare del tempo, sentendoci sempre più stretti all’interno di una cover band, abbiamo iniziato a spaziare in brani di nostra produzione prima in inglese e poi in italiano, fino ad arrivare ad un cambio totale di genere. La differenza è sostanziale, tanto da voler dare un taglio netto al passato, non per rinnegare la nostra storia, ma più che altro perché l’alchimia che si è creata con questa nuova formazione non ha precedenti, un approccio verso la musica totalmente diverso, sicuramente meno curatonei dettagli tecnici, ma molto più d’impatto a livello di fruibilità da parte del pubblico e anche coreografico. Abbiamo conservato il nome prima di tutto perché ci è stato chiesto da alcuni componenti della formazione precedente e in secondo luogo per continuare a sfruttare la popolarità acquisita negli anni.

  4. Quali sono gli artisti che vi hanno influenzato maggiormente nella vostra carriera?Partendo dal presupposto che ci sono 3 generazioni diverse all’interno della band, due ventenni (Davide e Andrea), una trentenne (Simona) e uno prossimo alla cinquantina (Max), ognuno di noi ha un background musicale molto diverso. Per quanto riguarda me (Max) per fortuna o purtroppo sono stato influenzato da quasi tutto il panorama rock americano e inglese anni ’70 e ’80 (dico anche purtroppo perché, pur facendo tutto il possibile, non riesco a liberarmi di questi retaggi nostalgici, probabilmente per questo la scelta di collaborare con musicisti molto più giovani di me). Posso rispondere anche a nome di Davide e Andrea, conoscendoli molto bene: pur avendo anche loro una formazione musicale che parte dal rock anni ’70 e ’80, ovviamente hanno avuto poi un’influenzada partedi generi più attuali seguendo musicisti come i Green Day, Ed Sheeran, Bruno Mars, Libertines ecc., e da qui lascio rispondere a Simona che ha sicuramente vissuto esperienze musicali diverse dalle nostre. Ciao a tutti, beh effettivamente avendo una mamma appassionata di Giorgia, Celine Dion e Mariah Carey, non potevo sicuramente non diventarne una seguace anch’io. Quindi all’età di 9 anni ho cominciato a cantare le loro canzoni. Successivamente il mio carnet musicale si è allargato sfiorando quasi tutti i generi, dal rap al pop leggero, dall’ascolto di grandi chitarristi come Mark Knopfler e Tommy Emmanuel alla discomusic. Un bel minestrone per internderci!

  5. Avete appena realizzato il vostro nuovo singolo “Istante”, descrivetecelo in 3 parole… Spontaneo, fresco, immediato.

  6. Il video di Istante è stato autoprodotto e realizzato da voi, è stata un’avventura difficile? Com’è stato trasformare il testo del brano in un video?In realtà, la descrizione in tre parole del video rispecchia esattamente anche ciò che concerne la produzione: è stato molto spontaneo girare le scene, senza avere un copione scritto o qualcosa di simile, giusto un paio di idee e “ciack si gira”! I protagonisti del video sono nostri amici, un vantaggio che ha permesso di realizzare il tutto in un solo pomeriggio. I due avendo ascoltato la canzone, hanno cercato (anche seguendo qualche nostro consiglio) di interpretare il testo, ma il tutto secondo il loro gusto e avendo molta libertà d’azione. Il montaggio delle scene è ciò che ha richiesto più tempo, più che altro perchè non è esattamente il nostro lavoro…ma è stato davvero divertente realizzarlo con le nostre mani!

  7. Avete in programma un album dopo l’uscita di questo primo singolo, potete anticiparci qualcosina? Assolutamente NO!! Dovrà essere una sorpresa! Come qualcuno ha detto in passato: l’attesa aumenta il piacere!

  8. Ho letto che alcuni brani del nuovo lavoro saranno cantati in inglese, come sono stati scelti i brani da incidere in inglese o in italiano? Con quale lingua vi sentite più a vostro agio dietro al microfono? Premesso che, a mio parere (Simona), la lingua inglese è molto più musicale dell’italiano, sicuramente essendo di madrelingua italiana, sono convinta che quest’ultimo permetta di esprimermi molto più correttamente e profondamente. Tutto questo per dire che i brani che faranno parte dell’album sono stati scelti in base all’orecchiabilità e al testo. Vogliamo che la gente ascolti qualcosa di “noi”, della nostra personale interpretazione e che arrivi chiaro il messaggio contenuto nei nostri inediti.

  9. Quando vi potremo vedere dal vivo a proporre i vostri brani?Possiamo saltare direttamente alla prossima domanda? Scherzo, è solo che in realtà al momento non abbiamo date fissate a lungo termine. Suoneremo in versione elettrica il 13 novembre a Vercelli e poi parteciperemo ad un’intervista live in versione acustica in una radio lombarda alla fine dello stesso mese. Nel frattempo stiamo preparando nuovi brani da proporre e stiamo lavorando sui prossimi progetti; sì, perchè vi anticipo che l’anno nuovo vedrà altre sorprese!

  10. Proiettiamoci nel futuro: chi vi piacerebbe avere ospite nel vostro prossimo album?Non vorremmo peccare di presunzione, però ci piacerebbe che tutto ciò che verrà realizzato in questo disco fosse tutta farina del nostro sacco, dalle composizioni all’esecuzione vera e propria dei brani; troppo facile avvalersi di collaborazioni esterne sicuramente molto più professionali di noi per avere un prodotto sicuramente più appetibile, ma la soddisfazione che si ha quando si fa tutto da soli non ha prezzo….poi quando avremo voglia di tirare fuori la mastercard vedremo chi chiamare a supporto……

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