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vettore-675(di Sara Passante) In Agosto il centro Italia è stato colpito da uno sciame sismico e gli esperti sostengono che l’origine dei recenti terremoti va ricercato nella micro placca tettonica, chiamata ‘adriatica’,che coincide ad Ovest con la dorsale appenninica, si spinge a Nord sulle Alpi orientali e poi scende nuovamente verso sud sui Balcani e la Grecia occidentale.

Questo ‘promontorio’, che fa parte della placca africana, spinge contro la placca europea e l’attrito che si crea genera terremoti come quello che in Agosto ha colpito le zone del Reatino, e come quello che, nel 2009, generò il sisma dell’Aquila. A sostenerlo è l”Istituto di geofisica e vulcanologia’, e in particolare Daniela Pantosti, direttrice della struttura terremoti dell’Istituto, e dai sismologi Massimo Cocco e Alessandro Amato.

Una prima analisi dei dati raccolti dall’Istituto, in riferimento al terremoto avvenuto il 30 Ottobre, porterebbe a pensare che non si tratta del ‘risveglio’ di una nuova faglia ma del distacco di un pezzo di quella che si era già attivata a fine Agosto. Come sostengono i sismologi sarebbe colpa dell’allontanamento della costa tirrenica da quella adriatica, un fenomeno costante ma lento che ha messo in ginocchio il centro Italia.

Alessandro Amato ha affermato: « In sostanza la parte adriatica e la parte tirrenica si allontanano lentamente, a causa di rotazione di blocchi geologici, con una velocità di 3, 4, 5 millimetri per anno, che sembra una cosa piccola ma in realtà, se ragioniamo in tempi geologici, dopo cento o duecento anni i millimetri son diventati metri. Questo significa che c’è abbastanza energia, lungo le faglie che abbiamo in Appennino, per farle muovere. Le faglie resistono fino a che possono e poi devono sbloccarsi, scattano e provocano un terremoto. In questo caso è avvenuto un terremoto di magnitudo 6 in una faglia lunga circa 20, 25 Km, con uno spostamento che sarà di qualche decimetro da una parte rispetto all’altra».

Gli esperti ora aspettando i dati provenienti dal satellite che potrebbero essere decisivi poiché permetteranno di vedere quelli sono con esattezza i movimenti orizzontali e verticali. In questo modo potranno capire dove inizia e dove finisce la rottura della faglia che si è verificata il 30 Ottobre.

I sismologi sostengono comunque che, anche se l’ultimo sisma verificatosi riprende in parte quella del 24 agosto, e che quindi non si tratta della rottura di una nuova faglia, non possono sapere se il movimento sia concluso, poiché non si può calcolare quanta energia è stata caricata durante il processo geologico che riguarda le questi sismi. Inoltre non si conoscono tutte le faglie che ci sono e quanta resistenza hanno agli sforzi, né tanto meno come interagiscono tra loro.

Non è del tutto negativo che il terremoto del 30 Ottobre abbia ricalcato parte delle due faglie già attive, mentre se si fosse svegliata un’altra faglia sarebbe stato molto più preoccupante. Ciò non toglie che questi ultimi sisma abbiano potuto portare all’attivazione di un altro pezzo della medesima faglia o di un’altra attigua.

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