1(di Giuseppe La Rosa)  L’associazione per lo sviluppo dell’industria nel mezzogiorno (SVIMEZ) ha reso pubblici i primi dati riguardo l’economia del Sud Italia.

Il nostro paese è quello che è cresciuto di meno dall’entrata in vigore dell’euro nel 2000, con un valore  (+20,6%) rispetto allo (+37,3%) della media europea.

Il Meridione è cresciuto solo del (+13%), circa la metà della Grecia (+24%), tanto che se si fosse trattato di uno Stato autonomo ora si discuterebbe di un “Sud-exit”.

Negli ultimi sette anni, l’andamento del PIL del Mezzogiorno è sempre stato negativo e secondo SVIMEZ si è registrata una perdita del 13%, contro una del 7,4% nel Centro-Nord, il maggior distacco degli ultimi 15 anni, che rischia di rendere permanente il sotto-sviluppo del Sud.

La Calabria risulta essere la regione più povera, insieme a Sicilia e Campania.

Esperti economisti fanno sapere che il dato più preoccupante è che nei prossimi cinquant’anni poco cambierà, proprio perché si tratta di  territori a forte desertificazione industriale, complice soprattutto la crisi, e ciò si desume dal fatto che la produzione industriale è diminuita al Sud del 59,3%, tre volte di più rispetto al resto del paese.

Dai dati SVIMEZ emerge anche la grave situazione sul fronte occupazionale: “Il numero degli occupati nel Mezzogiorno, ancora in calo, arriva a 5,8 milioni, il livello più basso almeno dal 1977“, il 62% dei lavoratori del Sud ha un reddito inferiore ai 12mila euro, a fronte del 28,5% del Centro-Nord. Tra l’altro, al Sud lavora solo il 20% delle donne in età lavorativa, a fronte del 68% della media europea.

Riguardo i consumi, si registra ancora un trend negativo (-0,4%), contro un aumento del (+0,6%) nelle regioni del Centro-Nord.

Preoccupa altresì la situazione demografica, secondo SVIMEZ: “Nel 2014 al Sud si sono registrate solo 174 mila nascite, livello al minimo storico registrato oltre 150 anni fa, durante l’Unità d’Italia. Il Sud sarà interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico senza precedenti”, tenendo conto anche del forte tasso di immigrazione dall’Africa e dal Medio Oriente.

Attualmente si discutono vari interventi di politica economica per rilanciare il Mezzogiorno, si parla di circa 100 miliardi, tra risorse europee, finanziamenti e interventi statali (come la nascita del Ministero per il Mezzogiorno). Cifre spaventose che rendono arduo pensare ad un utilizzo consono, alla luce delle gravi carenze strutturali e patologiche che attanagliano il Sud Italia.

Sicuramente sarebbe meglio puntare sulla qualità degli investimenti più che sulla quantità di inesistenti risorse.

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