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di Salvatore Primiceri – Tanti sono i filosofi che, nel corso della storia, si sono occupati di felicità, di cosa sia e di come vada perseguita. Tra questi spicca, senza dubbio, Lucio Anneo Seneca, filosofo latino nato a Cordoba, in Spagna, al servizio dell’imperatore Nerone.

Seneca ha scritto numerosi saggi morali su come debba essere condotta una vita saggia e tra questi, uno in particolare, ci propone preziosi consigli su come raggiungere la felicità. Il testo è “La vita felice” (De vita beata) nelle cui meravigliose pagine troviamo un Seneca a tratti fragile e combattuto, ma al tempo stesso determinato a impegnarsi costantemente per raggiungere la saggezza, la chiave per aprirci le porte alla libertà e alla felicità.

Seneca appartiene alla corrente filosofica dello stoicismo, nella cui visione non è incompatibile che l’uomo virtuoso possa anche occuparsi di faccende pubbliche e assumere ruoli politici. Egli è, infatti, anche un uomo pubblico e questo lo espone ai giudizi, spesso feroci e privi di fondamento, dell’opinione pubblica. Perciò Seneca si è spesso dovuto difendere da chi lo attaccava per una presunta contraddizione o divergenza tra la filosofia che predicava e le azioni che compiva.

Ecco spiegato perché in questo saggio, Seneca rispondendo alle critiche dei suoi detrattori, afferma che il cammino verso la felicità non è esente da errori. Si può sbagliare e non dobbiamo avere paura di farlo. L’importante è riconoscerlo e dedicarsi sempre col massimo impegno alla ricerca della virtù, del comportamento virtuoso che ci porterà alla saggezza e, quindi, alla felicità.

Arriverà poi un momento in cui sarà opportuno ritirarsi dalla vita pubblica per dedicarsi ad una vita dedicata allo studio e alla riflessione. E’ il momento della saggezza, attraverso la quale, l’uomo potrà continuare a fare del bene al prossimo e alla comunità da una posizione meno esposta all’opinione pubblica, ma estremamente efficace per influire sulla società attraverso consigli e insegnamenti che sono il frutto del percorso virtuoso a cui il saggio ha dedicato tutta la vita.

La virtù è, pertanto, il pilastro fondamentale per la vita felice. Seneca sostiene che la vera felicità non può essere raggiunta attraverso ricchezze materiali o piaceri effimeri, ma solo attraverso la coltivazione di una virtù radicata nella saggezza, nella giustizia, nel coraggio e nella moderazione. Queste virtù, per Seneca, sono il fondamento su cui costruire una vita significativa.

Seneca esorta anche alla semplicità e all’indipendenza materiale come mezzi per raggiungere la vita felice. Critica lo sfarzo e l’attaccamento e sottolinea l’importanza di vivere in modo frugale e in armonia con la natura, accettando il disegno della Provvidenza. Affidarsi alla Provvidenza significa comprendere e accettare la natura del mondo. Seneca insegna che la felicità deriva dalla capacità di adattarsi alle circostanze, abbracciando gli alti e bassi della vita con equanimità. Invita a superare la paura della morte, a riconoscere l’impermanenza delle cose e a vivere nel presente, liberandosi dalle preoccupazioni eccessive per il futuro.

Un altro tema centrale è la conoscenza di sé. Seneca sottolinea l’importanza della riflessione interiore per comprendere i propri desideri, motivazioni e paure. Solo attraverso la consapevolezza di sé stessi è possibile perseguire una vita in accordo con la virtù e, di conseguenza, raggiungere la felicità.

Saltano all’occhio alcune analogie e, al tempo stesso, importanti differenze con la celebre “Lettera sulla Felicità” di Epicuro. Le filosofie dello stoicismo e dell’epicureismo si sono infatti spesso incontrate e scontrate nel corso della storia.

Se anche Epicuro sosteneva che la vita virtuosa deve basarsi sull’essenzialità e che non bisogna avere paura della morte, tuttavia egli riportava la felicità ad una dimensione privata. La persona felice, quindi, deve astenersi da attività politiche e dal ricoprire cariche pubbliche. Abbiamo, invece, visto che per Seneca l’impegno civico non è incompatibile con il perseguimento della virtù e la ricerca della felicità, purché l’uomo sappia affrontare con coraggio le possibili conseguenze (soprattutto in termini di giudizio altrui) del suo agire e che non si sconforti dinanzi agli errori che può commettere.

Inoltre, Seneca dà molto valore alla Provvidenza, quale creatrice della natura di cui facciamo parte e con la quale dobbiamo armoniosamente convivere. Accettare il corso delle cose è un atto di fede verso la Provvidenza ed è grazie a questa fede che possiamo trarre ulteriore forza per superare le difficoltà della vita. Tale elemento “religioso” non è invece presente in Epicuro, il quale, pur credendo negli Dèi, è convinto che essi siano un’entità nettamente distinta dagli esseri umani e che essi non siano come l’uomo se li immagina. Le divinità, secondo Epicuro, non partecipano e non incidono sulla vita degli uomini.

Comunque la si pensi, il trattato di Seneca è un ulteriore e fondamentale contributo a rendere migliore la nostra vita, un richiamo atemporale a vivere una vita significativa e centrata sui valori fondamentali. Mentre le sfide e le circostanze possono variare nel corso del tempo, i principi universali esposti da Seneca rimangono guida per coloro che cercano la felicità e la realizzazione personale.

Salvatore Primiceri

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