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di Giovanni Reho – “Via Boeri” a Milano non è una via del centro, della moda e dei palazzi sontuosi eppure è quella, tra poche altre, che fa riflettere e amare di più.

Nella lontana periferia a sud della città, Via Boeri custodisce un piccolo gioiello dell’architettura che nasce dal cuore.

Se si seguono i rivoli di gente che a piedi e a passo sbilenco si infila nel portone del civico “3”, si viene d’istinto catturati dagli occhi di quella gente e si scorgono i segni del dolore e della sconfitta.

Da cento anni Via Boeri è la casa degli “ultimi”, di quanti hanno perso la familiarità con la vita. Quel portone è il varco di un dono che li accoglie come una madre affettuosa e li rincuora dalla sorte avversa della vita.

Sullo sfondo di questa Milano, poco conosciuta ma esemplare nella sua esperienza di solidarietà e accoglienza, Enrico Tommasi ha narrato la storia vera di un gruppo di ragazzi che, tra il 1980 e il 1981, si incontrano per la prima volta in Via Boeri (Enrico Tommasi, I Ragazzi della via Boeri, Primiceri Editore).

Ognuno di loro, appena diciottenne, dopo molte ore o un’intera notte di viaggio in nave o in treno, da un paesino sperduto o da una piccola cittadina di provincia dei tanti ‘sud’ italiani, era giunto a Milano con il sogno di studiare, crescere e diventare migliore. Quella partenza era stata un addio alla vita con la propria famiglia, in balia della paura e della speranza come solo il viaggio della vita riserva.

A Milano, quasi per uno scherzo del destino o il pegno di un primo ‘fallimento’, uno dopo l’altro si erano ritrovati in “Via Boeri” in un corridoio di stanze da caserma militare con camere multiple, bagni e docce comuni.

Nessuno di loro aveva immaginato che la propria vita universitaria non avrebbe avuto l’agognato sipario della ricca metropoli milanese, ma quello della presenza ravvicinata e costante di coloro che qualcuno, sdegnosamente, chiama ancora oggi “barboni”.

Come in ogni storia di autentica integrazione, in cui la semplicità dell’animo non si cura delle umane differenze, la storia di questi ragazzi si dipana all’interno di un luogo insolito e paradossale, nel quale si incrociano i destini di chi si lancia nel sogno della vita e di chi si lascia al bisogno di sopravvivere. Giorno dopo giorno, “Via Boeri” era diventato il luogo di un incontro, diverso da quello immaginato, ma fatalmente più vero e autentico.

Con una narrazione avvolgente e intrigante ed uno stile sobrio e divertente, Enrico Tommasi descrive il lato dolcemente ironico della inusitata avventura dei “Ragazzi della Via Boeri”. Con raffinata introspezione, l’autore apre alla fisionomia intima e profonda di sé e con altrettanta sapiente intuizione coglie quella di ogni singolo personaggio, evidenziando anche gli aspetti curiosi, buffi, umorali e soprattutto preziosamente umani.

Ogni “ragazzo” viene raccontato con attenta precisione, nella sua dimensione vera all’interno di una storia realmente vissuta, diventando un personaggio emblematico nel suo genere e, al contempo, grazie al geniale affresco dello scrittore, universalmente vivo e presente nella esperienza di ogni lettore.

Oggi quei ragazzi sono ormai adulti ed hanno realizzato i loro sogni (medici, avvocati, manager, notai, magistrati, docenti universitari ed imprenditori). Grazie a “Via Boeri” sono ancora più uniti e amici di un tempo e, per quello che più dei sogni conta, hanno preservato la propria semplicità alla ricerca del senso della vita.

Anche di recente, molte personalità famose hanno fatto ingresso nel portone di via Boeri per un saluto agli “Ultimi”, ma nessuna ha vissuto con la loro presenza l’avventura dei “Ragazzi della Via Boeri”.

Il libro di Enrico Tommasi parla a coloro che possono comprendere che non sempre nelle condizioni migliori si conquistano i successi della vita; a tutti coloro che il destino non ha sottratto alle difficoltà dell’esistenza anche nella loro età migliore e, soprattutto, a quanti sono consapevoli che il ‘successo’ del cuore, quando include e condivide, viene sempre al primo posto.

Il libro parla infine ai genitori dei “Ragazzi della Via Boeri” convinti che i loro figli fossero al ‘sicuro’ in un luogo “normale” ed invece oggi, grazie a Enrico Tommasi, potranno scoprire (molti di loro dal Cielo da cui vegliano), che sono cresciuti in un luogo di Milano dove la vicinanza e l’affetto sono sempre vivi.

Giovanni Reho

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