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Non ci siamo ancora ripresi dal fenomeno di Barbie e stiamo attendendo Oppenheimer per quanto riguarda il grande schermo che si sta affacciando con prepotenza crescente nei social come TikTok e Instagram (per citarne un paio) una serie televisiva importante … si tratta di Good Omens 2.  Dire che sta diventando il nuovo fenomeno seriale è dire poco.                         Good Omens era molto attesa dai fan della prima stagione che erano curiosissimi di vedere il seguito delle avventure dell’angelo Aziraphale e del demone Crowley, così diversi tra loro ma allo stesso modo complementari l’uno per l’altro.

Una stagione esplosiva che nonostante la sua brevità (6 episodi) riesce a catturare e a trascinare. Aziraphale (Michael Sheen) è sempre a comando della sua amata libreria e nelle sue avventure si appoggia al fidato Crowley (David Tennant) che ritroviamo chiaramente disilluso, pronto a mettere tutto in discussione angeli e demoni compresi se non la sua affezione per Aziraphale che resta un punto cardine per lui.                    Vedremo Crowley in più riprese mostrarsi scontroso e burbero ma pronto a tutto pur di riuscire a proteggere l’amico angelo.

Sheen e Tennant sono a dir poco brillanti in coppia e riescono a far sorridere per i loro siparietti arguti e british, allo stesso tempo fanno commuovere per la loro condotta umana; guidati più dalla loro stessa coscienza che dagli ordini che gli vengono impartiti rispettivamente da Inferno e Paradiso. Ma non basta, i due ci portano anche alla riflessione su molte tematiche inclusa una tematica regina nella vita di ognuno di noi e che non ci stuferemo mai di rivedere anche se mixata in mille modi diversi ovvero quella dell’amore e delle sue variazioni e sfaccettature a volte romatiche altre più crudeli ma comunque sempre meravigliose e sorprendenti.

Non era da considerare come un fatto scontato che il buon Neil Gaiman proseguisse la storia, visto che con la prima stagione il romanzo originale era stato ampiamente esaurito. La storia è stata sviluppata a partire quindi dal romanzo per presentarci altri spunti e vicende inedite.  Location delle vicende è per la maggior parte il quartiere di Soho a Londra, la serie stessa è impregnata di riferimenti british, l’abitudine del the giusto per citare un clichè…

La musica che ci accompagna episodio dopo episodio è ben calibrata con le atmosfere e la musica diventa molto importante anche nella trama stessa della serie grazie a un determinato 45 giri, ma non vi dico di più per non rovinarvi sorprese, dovrete vedere la serie per capire …

La stagione però si chiude, lo dico senza spoiler, in un punto di domanda aperto che ci lascia con un po’ di amaro in bocca …                                 Vi sarà una terza stagione? Io me lo auguro vivamente.

VOTO: 9

Messua Mazzetto

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