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Concerti, ristoranti aperti alla sera, passeggiate senza mascherina: pian piano l’Italia sta tornando alla normalità, pur con tutta una serie di precauzioni e timori che, inevitabilmente, dopo due anni di restrizioni, la popolazione si porta cucita addosso. Le abitudini degli italiani sono inevitabilmente mutate, e anche le relazioni sociali si son fatte più complesse: ne è stato un chiaro segnale il boom di divorzi a cui abbiamo assistito negli ultimi due anni, l’aumento di richieste di aiuto psicologico, l’incremento di dipendenze da alcool e droghe, ma anche -per fortuna- l’abbattimento di alcuni tabù sessuali.

Avevamo sorriso, nel 2020, quando, in occasione del primo lockdown, Pornhub aveva deciso di regalare agli italiani -ai tempi i più colpiti dal Covid in Europa- l’account premium: l’impossibilità di uscire di casa, di vedere e incontrare partner e amici, di conoscere persone nuove, aveva, d’altronde, inciso fortemente sulla vita sessuale di una gran fetta di italiani, e non soltanto single incalliti. E il sexting, così come la masturbazione, da sempre considerati tabù di cui non parlare – o di cui parlare sottovoce, ma quasi esclusivamente riferiti soltanto al sesso maschile- hanno ricevuto il loro riscatto.

Si è iniziato a parlare di più, e più serenamente, di masturbazione, finalmente come qualcosa di naturale, e anche le donne hanno cominciato ad ammetterlo con più leggerezza, sperimentando senza troppo timore dello stigma sociale, e contemporaneamente avvicinandosi al mondo del “fai da te” e alla dimensione a esso collegato: non è certo un caso che negli ultimi due anni, le vendite di sex toys siano aumentate del 265%, soltanto in Italia, e la discrezione e rapidità offerta dall’e-commerce, in questo hanno giocato un ruolo essenziale.

In quest’ottica, val la pena citare la campagna lanciata recentemente dal marchio di sextoy Biird, dedicata spiccatamente al piacere e al benessere sessuale femminile: in concomitanza con il lancio sul mercato di Obii -uno stimolatore clitorideo in grado di trasformarsi in discreta lampada da comodino, vincitore anche del prestigioso premio red dot design-, l’azienda ha voluto lanciare una petizione contro “la censura della femminilità, della donna, del suo corpo e della sua stessa intimità”.

“Perché censurare i contenuti informativi ed educativi che potrebbero aiutare tutte le ragazze e donne a comprendere il loro corpo? Perché, al contrario, autorizzare e sdoganare corpi da manichini imberbi, ritoccati, anziché far valere la naturalezza? Perché mai il piacere e il benessere femminile restano dei tabù, mentre, nel frattempo le pubblicità, ovunque, mostrano la donna come un oggetto puramente sessuale? Perché mai la realtà deve essere perennemente biasimata e nascosta?” si domandano dal marchio.

Ed è una domanda che, in fondo, dovremmo porci un po’ tutti: soprattutto in un paese in cui, a fronte di una spettacolarizzazione continua del corpo femminile “mediterraneo e sexy”, l’educazione sessuale è quasi totalmente inesistente, dove il 30% delle femmine ammette di non aver mai provato un orgasmo, dove anche, più semplicemente -e gravemente- vige una persistente ignoranza su contraccettivi e ciclo mestruale.

Dove ricordiamo ancora licenziamenti, accuse e addirittura suicidi legati al sexting.
Eppure la ricetta sarebbe facile: parlare più spesso e con più naturalezza del piacere femminile.

E, soprattutto, goderselo.

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