Gli esperti sono d’accordo: quella che ci sta offrendo il Covid è anche un’opportunità di aggiornamento. E di cambiamento.

A volte le rivoluzioni partono da una crisi. È una regola storica e forse la stiamo vivendo e non ce ne accorgiamo. Guardiamo il mondo intorno a noi, cambiato e rivoluzionato da un virus che nel giro di pochi mesi ha stravolto tutto. Relazioni, ritmi, rapporti ma soprattutto compiti, lavori, professioni, competenze. E sempre di più accanto alla parola “Covid 19” troviamo anche quelle di “rivoluzione digitale”.

Sì, perché per rispondere alle sfide del presente e farsi trovare preparati a quelle del futuro serve tecnologia, digitalizzazione, soft skills. Era stato chiaro il Word Economic Forum, quando nel gennaio del 2020 stimava che un lavoratore su tre, nel giro di qualche anno, avrebbe dovuto cambiare mansioni e competenze. La stagione del Covid infatti ha accelerato i processi digitali e dato una forte spinta alla “reskilling revolution” ovvero il rinnovo delle competenze.

“L’accento ora è sulle competenze digitali, intese in generale nel comprendere, saper usare e sfruttare al meglio i supporti che la tecnologia ci offre nei diversi settori” ha affermato recentemente Marco Gay, Presidente di Confindustria Piemonte. Parole a cui fanno eco quelle di Enrico Pisino, Ceo del Competence Center CIM 4.0: “Il pensiero critico e la risoluzione dei problemi sono in cima alla lista delle competenze. Tra le novità, le abilità di autogestione come l’apprendimento attivo, la resilienza, la tolleranza allo stress e la flessibilità”.

E la rivoluzione digitale è già iniziata in alcuni settori. E come spesso accade a fare da apripista c’è stato il mondo del gambling. Il settore che include i migliori casinò online internazionali, infatti, è spesso considerato dagli esperti come un fiore all’occhiello per quanto riguarda i processi digitali e l’avanzamento tecnologico. Basti pensare alle grafiche, alle room virtuali, ai casinò online, alle tipologie di streaming ma soprattutto all’apertura di quello che per molti è il petrolio del futuro: i Big Data. Stiamo parlando di enormi archivi digitali, che contengono informazioni su abitudini e caratteristiche degli utenti. Sono questi “cofanetti” ad essere l’obiettivo delle grandi aziende di marketing e non solo. Ecco, il gambling ha iniziato a usarli già da qualche anno, in un contesto in cui nessuno ne parlava. A quale scopo? Quello di migliorare i propri prodotti a livello di gamification oppure indirizzare le proprie strategie di marketing in base ai diversi target di giocatori.

“È necessario intervenire per sviluppare i dati come fattore di produzione” ha detto in una intervista Andrea Bianchi, responsabile pianificazione strategica e politiche industriali di Invitalia. Il gambling ha già iniziato.

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