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Anche quest’anno il 15 marzo si celebra la Giornata Nazionale per la Lotta ai Disturbi dell’Alimentazione, noti anche con la sigla DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare).

Stando agli ultimi report statistici, la loro incidenza risulta ogni anno in costante e preoccupante aumento. Secondo le ricerche ABA a soffrirne è il 5% della popolazione italiana nella forma di anoressia-bulimia e il 7% in quella dell’obesità.

Dati allarmanti, specialmente se si tiene conto del fatto che sono ancora pochi tra quanti ne soffrono coloro che chiedono un aiuto psicologico o si rivolgono a un centro specializzato. C’è quindi un’alta percentuale sommersa, e che dunque non viene alla luce, a fronte di un disagio soggettivo visto spesso con forte negatività, come mancanza di volontà o scarso appetito.

Appare invece essenziale intervenire il prima possibile, ovvero già nelle fasi embrionali in cui tali problematiche si manifestano, così da evitare che possano diventare croniche e lasciare cicatrici che restano a lungo, sul corpo come nell’anima della persona.

Nell’articolo di oggi ci concentriamo in particolare sulla correlazione tra DCA, impulsività e alessitimia. Si tratta di una condizione che comporta un ridotto accesso alle emozioni, che si trovano così spesso gestite in maniera impulsiva e, perdonate il gioco di parole, emotiva. Vediamo perché intervenire a tale livello è essenziale nel caso dei DCA.

Alessitimia: di cosa parliamo

La parola alessitimia deriva dal greco “lexis” (parola) e “thymos” (emozione), uniti dal prefisso “a” (alfa privativo). Può essere tradotta come “carenza di parole per dare voce alle emozioni”. La paternità è stata attribuita, a livello concettuale, a Peter Sifneos, psichiatra specializzato nella psicosomatica.

I soggetti alessitimici presentano difficoltà a identificare e offrire una descrizione delle proprie emozioni. Attenzione, non significa che non le sentano, piuttosto che fanno fatica a verbalizzarle in quanto ne hanno una scarsa consapevolezza.

Inoltre, denotano un’incapacità nel distinguere gli stati emotivi dalle sensazioni corporee a essi correlate. Lo stile cognitivo adottato vede una certa concretezza, a fronte di una riduzione per quanto riguarda la sfera dell’immaginazione.

Tale stato influisce nell’interpretazione e nelle valutazioni a livello affettivo, nello sviluppo delle capacità oniriche e legate alla fantasia (fortemente ridotte), persino per quanto riguarda l’introspezione.

L’alessitimia si traduce non di rado in impulsività, con la manifestazione improvvisa di emozioni intense, non legate a un episodio specifico e spesso con somatizzazioni. All’origine ci sono non di rado tristezza, rabbia e ansia, più difficili da governare.

La persona ha una percezione fisica, ad esempio nella tensione muscolare, nel nodo in gola o simili, ma non riesce a esserne consapevole né a dare voce a ciò che sente.

Cause, diagnosi e conseguenze

Le cause dell’alessitimia evidenziate dalle ricerche sono diverse. Ecco quelle principali:

  • mancanza o scarsa relazione affettiva con le figure di attaccamento, in primis quelle genitoriali;
  • grave trauma (abusi di varia natura, compresa quella sessuale, maltrattamenti fisici e/o psicologici, situazioni estreme come quelle di guerra, ecc. ecc.);
  • malattie gravi che hanno portato un pericolo di vita (patologie oncologiche, auto-immuni, cardiache, ecc. ecc.) per sé o per le figure di attaccamento.

Attualmente per la diagnosi viene utilizzato dalla maggior parte dei professionisti un test specifico: TAS-20 (Toronto Alexithymia Scale), strutturato in 20 domande che permettono l’individuazione dei tre sintomi unanimemente riconosciuti dagli specialisti, ovvero:

  • difficoltà a dare un nome ai propri sentimenti;
  • difficoltà a dare una descrizione per i sentimenti degli altri;
  • tendenza a orientare il pensiero all’esterno e non verso i propri processi psichici.

Le conseguenze principali dell’alessitimia risiedono nella tendenza ad adottare comportamenti somatici rispetto all’attivazione emotiva e a manifestare preoccupazioni di tipo ipocondriaco.

Allo stesso tempo i soggetti che ne sono affetti tendono ad aumentare la reattività del sistema nervoso autonomo, favorendo comportamenti nel segno dell’impulsività.

L’alessitimia nei Disturbi del Comportamento Alimentare

Recenti ricerche dimostrano la correlazione tra i DCA e l’impulsività, un tratto tipico dell’alessitimia.

Alla base c’è la difficoltà, in quanti sono affetti da problematiche legate all’alimentazione, di rilevare le proprie emozioni, comprenderle e manifestarle in maniera naturale. Vengono invece messe in atto delle strategie per evitare di percepire gli stati emozionali, così da neutralizzarne l’esperienza.

Un discorso che vale in particolare per paura, rabbia, e stati negativi, più intensi e perciò più difficili da ascoltare.

Entrando più nel dettaglio, gli studiosi evidenziano che i pazienti che manifestano anoressia appaiono emotivamente meno consapevoli, mentre in quanti soffrono di bulimia l’aspetto più complesso da gestire è la regolazione delle emozioni.

Non di rado le due patologie sono collegate, soprattutto quando non trattate per tempo come purtroppo avviene nella maggior parte dei casi, dove sovente si alternano tra loro.

L’impulsività risulta una delle problematiche più difficili da risolvere per il paziente bulimico, mentre quello anoressico tende a ridurre tutto sotto controllo rifiutando il cibo, ma rimanendo sempre passibile di possibili perdite di controllo a livello emotivo: proprio come avviene nell’alessitimia.

Le correlazioni tra alessitimia e disturbi dell’alimentazione sono soprattutto a tali livelli:

  • comportamenti di somatizzazione;
  • confusione a livello degli stati dell’enterocezione, ovvero nel sistema sensoriale, il quale porta a correlare gli stati corporei con quelli emotivi;
  • percezione non congrua rispetto alla realtà della propria immagine corporea (dispercezione corporea);
  • senso costante di incapacità;
  • abbassamento dell’autostima;
  • percezione alterata degli stimoli interni, a cominciare da quelli inerenti fame/sazietà, a livello emotivo e delle sensazioni.

Attualmente sono sempre di più i professionisti specializzati nella cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare che agiscono anche sull’alessitimia, lavorando sulle emozioni e sull’autostima, a livello cognitivo e relazionale. Una modalità di trattamento capace di dare risultati concreti, soprattutto se si interviene quando la condizione patologica è a un livello embrionale.

Per la persona si tratta anche di un’occasione per conoscersi meglio e imparare a manifestare le proprie emozioni, così da evitare di andare in un territorio quale quello dell’impulsività dove la libertà emotiva viene fortemente limitata.

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