Di: Lesath

Fate un favore a voi stessi. Non proseguite a leggere questo articolo, davvero non serve. Invece alzatevi dalla sedia, andate in libreria e comprate al volo La principessa sposa di William Goldman. Tornate a casa, prendetevi un giorno di ferie per l’indomani e iniziate a viverlo (leggerlo non rende l’idea). Ringrazierete voi stessi, il libraio, la Marcos y Marcos e, ancora di più, ringrazierete lo stesso William Goldman.

Non siete convinti? E va bene…

Partiamo dal principio. Se qualcuno dovesse nominare La principessa sposa molti alzerebbero le spalle indifferenti, convinti che si tratti di qualche romanzo perso nei meandri di polverosi retrobottega di vecchie librerie in attesa che qualche curioso lettore in cerca di titoli introvabili lo recuperi, magari per puro caso. Se invece nominassimo La storia fantastica, di quegli indifferenti molti assumerebbero un’espressione più interessata, ricordando l’avvincente film che riscosse molto successo dopo la sua uscita. Beh: La principessa sposa è La storia fantastica.

Fin qui sembra di parlare del classico romanzo che ha ispirato la trasposizione cinematografica: ce ne sono infiniti casi da citare. Ma non è così. William Goldman è un genio. Ed è un genio già a partire dall’introduzione, quando spaccia il suo scritto per la riduzione di un presunto omonimo romanzo firmato dal famoso S. Morgenstern, così da adattarlo anche per i lettori più giovani. E’ chiaramente un artificio letterario, al pari di chi millantava di raccontare quanto vissuto sulla propria pelle, di riportare quanto letto in vecchi documenti o in antichi diari. Il problema è che Goldman è così convincente anche nelle sue introduzioni che quasi quasi una ricerca su questa fantomatica opera di Morgenstern la si potrebbe anche fare (e ricordiamo che non esiste). Perché non solo crea problemi di diritti legali ma addirittura si spinge a mettere in campo mostri sacri della letteratura internazionale.

Dicevamo. William Goldman è un genio. Lo è anche per come inserisce i propri commenti all’interno della storia. Perché di questo fantomatico romanzo originale taglia moltissimi momenti morti, a volte addirittura capitoli interi. E lo fa sempre con grande intelligenza: a chi interessa leggere decine di pagine di preparazione di valige, traversata via mare e arrivo alla meta dove le stesse valigie vanno disfatte? A nessuno. O meglio: come dice lo stesso Goldman agli esperti letterari che in quelle sfilze di parole troppo descrittive vedono la rappresentazione degli usi e dei costumi di una intera società! Ma non il lettore che, specie se giovane, vuole lanciarsi sull’avventura.

Lo stesso ritmo della storia è calzante, mai noioso, rapido ma non dispersivo o frettoloso, coinvolgente. Questo fantomatico Morgenstern ci sapeva fare con la penna! E i suoi incisi sono divertenti e ilari, capaci di staccare per un attimo l’attenzione senza farla perdere. “Vado in America. A cercare fortuna (Ciò accade appena dopo l’America, ma un bel po’ dopo la fortuna)” si legge.

Ma di dialoghi frizzanti o di citazioni entrati nella storia del cinema (e tratte quasi sempre pari pari dal romanzo) ce ne sono molte. A partire da quel “Ai tuoi ordini” che dice il garzone all’amata padrona che sottintende un più profondo ti amo. O la fatidica frase ripetuta dallo spadaccino spagnolo: “Hola. Il mio nome è Inigo Montoya. Tu hai ucciso mio padre, preparati a morire”. O ancora lo scambio di battute “Mi spiace doverti uccidere” – “Mi spiacerebbe morire”. E infine la sagace “Hai due possibilità: sposarmi e diventare la donna più ricca e più potente nel raggio di mille miglia (…) o morire tra strazi e tormenti (…). A te la scelta” – “Non ti amerò mai” – “Non saprei che farmene, del tuo amore” – “Va bene, allora sposiamoci”.

La principessa sposa è una storia che parla di “Scherma. Lotta. Tortura. Veleno. Vero amore. Odio. Vendetta. Giganti. Cacciatori. Uomini malvagi. Uomini buoni. Belle dame (…)”.

E tutti questi elementi buttati nel calderone sono miscelati in maniera perfetta, praticamente unica. Danno vita a un’avventura di altri tempi, a una fiaba, a una storia di pirati, a una storia d’amore, a una storia di vendetta, a una storia di onore, a una storia… fantastica per l’appunto. E’ un libro frizzante, unico, stupendo.

Merito anche dello stile di William Goldman, dell’ottima traduzione e dell’altrettanto valido adattamento. L’edizione speciale appena uscita si compone poi di centocinquanta pagine inedite: oltre alla storia c’è la geniale prefazione dell’autore redatta per il trentennale, e quella altrettanto sagace del venticinquesimo anniversario. Ci sono poi le prefazioni di Cristiano Cavina e di Dimitri Galli Rohl che sono coinvolgenti e interessanti (cosa alquanto rara) tanto da sembrare parti integrante della storia. E poi c’è l’inizio di Buttercup’s baby, interrotto a seguito di problemi avuti con gli eredi di quel Morgenstern che, ancora una volta, ricordiamo non esistere…

William Goldman è genio assoluto.

E se siete ancora seduti sulla sedia a leggere questo articolo, non indugiate oltre: alzatevi, andate in libreria e immergetevi in una strepitosa lettura. Vi ringrazierete.

Titolo: La principessa sposa

Autore: William Goldman

Editore: Marcos y Marcos

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