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Sorrentino apre l’82^ mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e fa la sua apertura alla sua maniera con un film che tocca diverse tematiche ad alto volume.

La storia è quella di un presidente della repubblica alla fine del suo mandato (Servillo), vedovo, originario di Napoli (vi erano diverse presidenti che corrispondono a questo profilo ha dichiarato lo stesso attore in conferenza stampa) , presidente che si trova alla fine del suo mandato con nodi scoperti e alcune faccende politiche da risolvere ma prima di tutto una questione di cuore che si porta dentro da oltre quarant’anni e che nella sua interiorità lo blocca in un qualche modo.

Una delle ultime cose alle quali deve fare fronte è una legge sull’eutanasia, caldeggiata molto dalla figlia (interpretata da Anna Ferzetti) anche lei esperta e amante della legge come il padre.

Oltre a ciò due richieste di Grazia, che solo il presidente può concedere (Sorrentino é partito da un fatto di cronaca reale per creare la vicenda).

Da qui un intersecarsi di dilemmi, di questioni etiche perché come il presidente stesso dice nella pellicola al riguardo della legge sull’eutanasia “se non la firmo sono un torturatore, se la firmo sono un assassino”.

Un cast brillante sostiene la storia dove c’è il manierismo di Sorrentino, un manierismo carico di rallenting e musica “a manetta” che ci aveva già colpiti nei suoi precedenti lavori e qui non manca di ridarci quell’effetto che lui sa regalare già da una prima inquadratura.

Camei insoliti? Si … Se in Borotalco il personaggio nascosto era Lucio Dalla in questo caso abbiamo la musica e la figura di Gué Pequeno che diventa un contrasto interessante e per niente scontato… il presidente passa dal cantare una canzone a cappella con un coro di alpini al rappare un brano di Gué (in questo caso Servillo ha detto di sentirsi più a suo agio quando ha cantato con gli alpini).

Un film che ci impone più di qualche riflessione, anche grazie ad un interrogativo che disarma e viene riproposto in più riprese all’interno della storia

“Di chi è il nostro tempo?”.

Messua Mazzetto

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