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image(di Giulio Perrotta) Una questione di famiglia. Non c’è dubbio. Siamo lo specchio della nostra famiglia e la Famiglia Renzi è senza ombra di dubbio un prezioso scrigno dei segreti.

Andiamo con ordine, partendo da fatti che risalgono al 2004, passando per il 2009, 2013 e il 2014.

Dieci anni di avventure e peripezie.

Matteo Renzi. Attuale Premier, a capo del Consiglio dei Ministri dell’Italia, dopo aver “scavalcato” Enrico Letta (bollato “poco capace ed efficace” in un’intercettazione telefonica con Adinolfi) è stato assunto in qualità di dirigente dalla società di famiglia, la “Chil Srl”, 11 giorni prima che l’Ulivo (partito politico convogliato nel Partito Democratico) lo candidasse a Presidente della Provincia di Firenze, nel lontano 2004. Da quel momento, in aspettativa, per ragioni politiche.

Fin qui poco di strano se non fosse che questo giochetto “gius-laborista”, abbia fruttato a Renzi il versamento di 9 anni di contributi pensionisti da parte della collettività e non della società di famiglia. Un’ottima scappatoia per far versare ai cittadini la sua pensione, senza gravare nelle casse della società di famiglia.

Questo scherzetto è costato a Renzi una maremoto in Consiglio, tanto che i consiglieri Francesco Torselli (di Fratelli d’Italia) e Marco Semplici (di Lista Galli), si sono sentiti rispondere dal Vice-Sindaco Stefania Saccardi che: “Alla società presso cui risulta dipendente in aspettativa il Dott. Matteo Renzi sono erogati i contributi previsti all’art. 86 comma 3 del Testo unico sugli enti locali”, senza tuttavia presentare cifre. Non soddisfatti della risposta del Vice-Sindaco di Firenze Stefania Saccardi, i due consiglieri hanno dichiarato che avrebbero presentato una nuova interrogazione per sapere esattamente l’ammontare della cifra pagata dalla collettività, prima dalla Provincia e poi dal Comune, per la pensione di Renzi, visto che dopo l’incarico in Provincia ha esercitato la carica di Sindaco di Firenze.

In sostanza, quando l’assunzione è molto vicina alla candidatura, il sospetto sorge che sia motivata più dall’ottenimento del rimborso dei contributi che dalla reale necessità dell’azienda di disporre di un dirigente, immediatamente distratto dagli incarichi istituzionali e pubblici.

Ma non è tutto. Se si leggono le carte, si nota come il 17 ottobre 2003, il “libero professionista” Matteo Renzi e la sorella Benedetta cedono le quote della “Chil Srl” ai genitori, dieci giorni dopo avere ceduto il suo 40%, Renzi diventa dirigente della stessa Chil Srl, amministrata dalla madre e solo 11 giorni dopo l’assunzione, l’Ulivo comunica ufficialmente la candidatura del dirigente alla Provincia; il 13 giugno 2004 Renzi viene eletto Presidente e la “Chil Srl” gli concede l’aspettativa. Da allora Provincia e Comune versano alla società di famiglia una somma pari al rimborso dei suoi contributi.

Ma chi è la “Chil S.r.l.”?  Era una società fondata da papà Tiziano che si occupava di distribuzione di giornali e di campagne pubblicitarie: dal 1999 al 2004 è stata intestata a Matteo e ad una delle sorelle, poi, subentrano i genitori. Nel 2006, Tiziano Renzi vende il suo 50% alle figlie Matilde e Benedetta e la società arriva a fatturare 7 milioni di euro nel 2007. Qui, cambia il nome in “Chil Post Srl” e nell’Ottobre 2010 cede il suo ramo d’azienda ad un’altra società creata dalla famiglia: la “Eventi 6 Srl”. La vecchia società, ormai svuotata delle sue ricchezze, finisce nelle mani di  un imprenditore genovese e fallisce, mentre la “Eventi 6” decolla da 2,7 milioni di fatturato del 2009 a 4 milioni di euro del 2011.

 Ma questa circostanza non è la sola a creare macchie nel curriculum vitae di Matteo Renzi. Si scopre che le donne della famiglia Renzi (madre e sorelle) hanno partecipato alla richiesta di garanzia che ha portato il Ministero delle Finanze a pagare un mutuo insoluto della società “Chil Post”, nel frattempo fallita e valutando la documentazione della Regione (relativa alla garanzia) e gli atti della Procura di Genova (che nel frattempo ha indagato Tiziano Renzi, il padre di Matteo, per bancarotta fraudolenta, nonostante la richiesta di archiviazione del PM e il rigetto del GIP) si scopre che la madre e le sorelle dell’attuale Presidente del Consiglio lasciano la “Chil Post” per entrare nella nascente “Eventi 6”, conservando di fatto la parte sana e robusta della società originaria.

Questo giochetto ha fruttato un altro tesoretto. Quale? E’ presto detto: lo Stato nell’Ottobre 2014 versa 236.803 euro dal “Fondo Centrale di Garanzia” a “Fidi Toscana”, la finanziaria controllata dalla Regione creata nel Febbraio 2009 per aiutare le aziende. La società di casa Renzi aveva presentato domanda a Fidi come “pmi femminile” ottenendo la copertura dell’80% del mutuo stipulato con il Credito cooperativo di Pontassieve, secondo il Regolamento societario. Nel Marzo 2009, guarda caso, la Chil Post ha tre soci: Laura Bovoli, Matilde e Benedetta Renzi, tutte al femminile. Fidi Toscana accoglie quindi la richiesta, coprendo l’80% del finanziamento. Nel Luglio 2009, l’istituto di credito delibera il mutuo e, dopo pochi giorni, le tre donne rivendono tutte le loro quote a Tiziano Renzi che ritorna a essere proprietario della società. Una variazione dell’assetto societario che il padre del Premier doveva comunicare a Fidi Toscana, come impone l’articolo 19 del regolamento sottoscritto dalla Chil, parte integrante dal decreto 266 del 2009 della Regione.

Il sospetto sorge quindi legittimo che la procedura sia stata fatta volontariamente per ottenere l’80% di finanziamento, per il solo fatto che la pmi era al femminile! La società di fatto gode di ottima salute, fino al Novembre 2011 quando si registra la prima rata insoluta.

Cosa c’è di strano oltre il fatto che la società è diventata al femminile per ottenere la quota di copertura del finanziamento? La società “sana” viene ceduta nell’Ottobre 2010 alla “Chil Promozioni Srl” (che dal Settembre 2011 diventerà “Eventi 6”) di proprietà della madre e delle sorelle di Matteo Renzi, per un valore di 3.878,67 euro, quando il corrispettivo era di 2 milioni circa.

Chi comprerebbe un bene di 2 milioni per una somma che si aggira a quasi il doppio? Non è strano?

Ma non è tutto! Abbiamo detto che nell’Ottobre 2010 Tiziano Renzi cede la società sana; tuttavia, trasferisce la sede legale della società da Firenze a Genova, cambiando lo statuto sociale e cedendo il ruolo di amministratore, vendendo di fatto la “Chil Post”, gravata da oltre 2 milioni di debiti, a Gianfranco Massone. Tutte variazioni che non vengono comunicati alla “Fidi Toscana”, nonostante l’obbligo imposto dall’art. 19 del Regolamento che impone ai soggetti finanziatori, per ogni operazione ammessa, di comunicare le informazioni in loro possesso relative all’assetto proprietario delle pmi, alle garanzie prestate a favore del soggetto finanziatore e alla titolarità del credito a seguito di cessioni.

Lo stesso capogruppo di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, in Consiglio Regionale ha presentato un’interrogazione alla quale il Governatore Enrico Rossi e la sua giunta dovranno dare risposta.

Dov’è il mistero?

Pare, dai documenti in possesso del Consigliere, che l’azienda della famiglia Renzi non ha rispettato le regole previste per la garanzia dell’80% sul debito, concessa da Fidi in quanto l’azienda all’atto dell’erogazione era femminile e di origine toscana; invece, alla fine dei conti, il debito non è stato onorato e la garanzia è stata erogata e garantita dal Governo Renzi (guarda caso) per un’azienda maschile e ligure.

In tutta questa vicenda, la trasparenza non sembra essere l’elemento preponderante e per chiarire tutti i passaggi, occorrerebbe rivedere le responsabilità penali, civili ed erariali di ogni componente della vicenda.

Quel che resta alla fine è che  la “Famiglia Renzi” è davvero uno scrigno di segreti (e forse anche di ORO)!

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