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La_disinformazione_sui_Social_3(di Sara Passante) Uno studio ha messo in evidenza come, in assenza di qualsiasi tipo di intermediazione, teorie del complotto e false informazioni scientifiche tendono a propagarsi rapidamente, facilitate dalla tendenza degli utenti a prestare attenzione solo a informazioni che confermano il proprio pensiero.

Lo studio è stato realizzato da un team di ricercatori dell”IMT Altri studi’ di Lucca, diretto da Walter Quattrocchi, dall”Università Sapienza’ di Roma, dallo ‘IUSS istituto per studi avanzati’ di Pavia e dell”Università di Boston’. La ricerca è stata poi pubblicata sulla rivista ‘ Proceedings of the National Academy of Sciences’.

Il team di scienziati hanno sviluppato un’analisi approfondita delle pagine di Facebook, uno dei social più utilizzati dai ragazzi nei nostri tempi, e hanno analizzato come gli utenti si comportano di fronte a notizie che non presentano fondamento scientifico, come le scie chimiche o il legame tra vaccino e autismo, e notizie riguardanti teorie complottistiche.

I ricercatori, dall’analisi effettuata, hanno potuto notare come gli utenti tendano a condividere i contenuti relativi a uno specifico genere di notizia seguendo quello che gli esperti chiamano ‘confimation bias’, ovvero la ricerca esclusiva di notizie che semplicemente confermano quella che l’idea o la teoria di cui si è fermamente già convinti.

In questo modo si creano delle discussioni, su determinati temi, tra estremisti delle diverse versioni andando a rafforzare nuovamente la polarizzazione che già si è formata.

Un’ulteriore scoperta è stata quella di come si diffondo le notizie, infatti si è notato che le teorie complottistiche si diffondono molto più lentamente delle notizie ‘pseudo’ scientifiche. A differenza di queste ultime però tanto è maggiore la vita delle teorie del complotto tanto è più ampia la loro diffusione e l’interesse che ne deriva.

Walter Quattrocchi e colleghi sostengono che così facendo la nostra epoca possa caratterizzarsi come l’era della disinformazione, poiché il basso livello di intermediazione nell’accedere a informazioni può facilitare lo sviluppo di fenomeni virali in cui trovano spazio voci non confermate.

I ricercatori, nel loro studio, forniscono una modellazione puramente algoritmica della diffusione delle informazioni tenendo conto solamente del grado di omifilia e della struttura della rete. Un tale approccio potrebbe però essere poco accurato, anche se in questo caso la raccolta dei dati è stata fatta in maniera attenta, e potrebbe limitare la libera circolazione dei contenuti in generale.

Ogni utente è produttore di contenuti ed è molto difficile verificare le fonti o quella che è l’attendibilità di una notizie. Ovviamente trovandoci su un social network la diffusione della disinformazione viene favorita dalla creazione di una comunità che condivide interessi, valori e credenze condivise anche dalla paranoia.

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