banca_dati_DNA_cittadini_Italia_nuovo_ordine_mondiale(di Giulio Perrotta)  Dopo un’attesa di sei anni, finalmente il Consiglio dei Ministri ha approvato il Regolamento attuativo dell’art. 5 della legge n. 85/2009 che prevedeva l’istituzione della Banca Dati del D.N.A.: in particolare, il nuovo provvedimento disciplina le modalità di funzionamento e di organizzazione della banca dati, istituita presso il ministero dell’Interno, per raccogliere i profili genetici di tutti i condannati italiani e stranieri, e conservati con l’uso di un software strutturato su due livelli: il primo utilizzato per fini investigativi e criminologici; il secondo per finalità collaborativi con le altre forze di polizia transfrontaliere.

L’archivio, ancora in fase di organizzazione, raccoglierà e confronterà i profili genetici di cinque categorie di soggetti:

a) chi è stato colpito da misura di custodia cautelare in carcere o domiciliare;

b) chi viene arrestato in flagranza di reato o sottoposto a fermo di indiziato di delitto;

c) chi è detenuto o internato con sentenza irrevocabile, per un delitto non colposo;

d) chi è stato colpito da una misura alternativa al carcere, sempre per sentenza irrevocabile e per un delitto non colposo;

e) chi sconta una misura di sicurezza detentiva, in via provvisoria o definitiva.

L’Obiettivo è chiaro: raccogliere e utilizzare profili genetici per intervenire e prevenire il crimine, nelle ipotesi di recidiva, così come avviene in qualunque altra parte del mondo.

In particolare, i condannati, identificati attraverso il sistema automatizzato per l’identificazione attraverso le impronte digitali, chiamato “AFIS”, saranno sottoposti al prelievo di due campioni di mucosa orale che sarà effettuato da agenti penitenziari appositamente addestrati o dalle forze di polizia (in caso di arresti domiciliari o in flagranza). Il regolamento, nel dettaglio, prevede anche che si ottenga il profilo genetico da persone scomparse, rinvenimento di cadaveri e resti non identificati (in tali ipotesi, la tipizzazione del reperto biologico verrà effettuata dalle forze di polizia, su disposizione dell’autorità giudiziaria), rispettando le normative in tema di privacy, regolata dal D.lgs. n. 196/2003.

Il compito di accettare, catalogare e conservare i campioni biologici, poi, sarà assegnato a un Laboratorio collocato al Ministero della Giustizia presso la Direzione Generale dei Detenuti (DAP).

Nella relazione tecnica che accompagna il regolamento sono infine dettagliati i costi. La legge n. 85/2009 stanziava 11,2 milioni di euro per il 2008, 6,2 milioni di euro per il 2009, 4,9 milioni di euro per il 2010 e 4,11 milioni di euro a decorrere dal 2011, a cui si sono aggiunti 5,5 milioni di euro derivanti dalla ripartizione del Fondo Unico di Giustizia: risorse utilizzate per allestire la Banca Dati (3,8 milioni) e il Laboratorio (10,9 milioni).

Il Regolamento, invece, stima i costi prevedibili: 560 mila euro per la manutenzione e la garanzia per il funzionamento dell’infrastruttura informatica della banca dati e 329 mila euro per la manutenzione del laboratorio, oltre tutte le altre voci di spesa, dai kit per i prelievi allo scambio dati internazionale, fino ad arrivare a una cifra complessiva di 1,8 milioni di euro a carico del Ministero dell’Interno e 901 mila euro a carico della Giustizia.

Auspichiamo, quindi, che le misure disposte rafforzino le risorse per la lotta al crimine, nazionale e internazionale, per facilitare le indagini investigative e tracciare profili criminali sempre più dettagliati e arricchiti da connotati accademici di diritto criminale.

 

 

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